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sabato 14 marzo 2015

Caso Ruby: il reato c’è ma non è più punibile. Berlusconi assolto dalla Cassazione

     Lo scorso luglio su questo blog si è parlato in un apposito articolo dell’assoluzione in Appello di Silvio Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile nell’ambito del processo Ruby. Da poche ore è arrivata la notizia della definitiva pronuncia dei giudici ermellini: la Cassazione assolve Silvio Berlusconi da tutte le accuse.

     Ora, un buon cittadino deve accettare le sentenze, anche perché a non farlo si ricadrebbe nello stesso errore che Berlusconi ha più volte fatto disprezzando la legge solo quando non gli dava ragione. E noi, da buoni cittadini, rispettiamo la sentenza. Certo, non possiamo però fare a meno di notare alcune stranezze e perplessità e, nell’attesa che i giudici rendano note le loro motivazioni, vogliamo dare un’occhiata a queste perplessità: vedremo che questo Berlusconi è un assolto un po’ sospetto. Esaminiamole punto per punto…

La prostituzione è avvenuta davvero
Ruby.
     L’iniziale strategia dei legali di Berlusconi (Ghedini e Longo) si basava sulla (ridicola) favoletta delle “cene eleganti”: ad Arcore non ci sarebbe stato alcun episodio di prostituzione, ma solo cene tra persone per bene, vestite a modo. Questo è quello che Berlusconi è andato sbandierando con una finta indignazione per mesi e mesi (e lo grida ancora oggi quando non è in aula). La verità emersa dai processi, però, è ben diversa: le ragazze venivano invitate alla villa appositamente per prestazioni sessuali e ricevevano per questo delle utilità sotto diverse forme. Prova ne sono i numerosi bonifici, messi in evidenza dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm Sangermano, a favore delle Olgettine.
     Quando il processo è passato in mano all’avvocato Coppi, però, c’è una svolta di realismo: Coppi sa bene che la storia delle cene non regge e allora ammette la verità: è vero, ci sono stati episodi di prostituzione ad Arcore. E anche per questo le prove abbondano, prime fra tutte le intercettazioni telefoniche tra Berlusconi e le Olgettine e anche delle Olgettine tra loro! Quelle di Ruby, poi, sono memorabili: potete riascoltarle in questo post e resterete a bocca aperta. Ma confessando in tribunale che la prostituzione c’è stata resta il problema della minore età di Ruby.

I capolavori di Coppi
L'avvocato Franco Coppi.
     L’avvocato Coppi è riuscito davvero a “rigirare la frittata” violando la logica e stuprando il buon senso, prendendo punto per punto i principali anelli deboli della difesa di Berlusconi e reinterpretandoli a modo suo. Ecco come…

1. Ruby era minorenne: questo elemento giustifica l’accusa di prostituzione minorile, ma grazie a Coppi l’accusa cade perché non è provato che Berlusconi, pur avendo avuto rapporti sessuali a pagamento con la ragazza, sapesse che all’epoca dei fatti fosse minorenne. Perplessità: lo sapevano tutti nel suo entourage, lo sapevano perfino le ragazze, ma Berlusconi era l’unico a non saperlo. Mh…

2. Ruby doveva essere liberata dalla Questura di Milano perché era la nipote di Mubarak: come sappiamo si tratta della scusa creata ad hoc durante la telefonata di Berlusconi al funzionario della Questura Pietro Ostuni per convincerlo a rilasciare la ragazza. Inventando una bugia, l’allora premier avrebbe commesso un reato per coprirne un altro (impedire che la ragazza lo sputtanasse ai questori). Questo giustificava l’accusa di concussione. Ma grazie a Coppi viene fuori che la storia della parentela con l’ex presidente egiziano fu una balla inventata dalla ragazza. Perplessità: come avrebbe fatto allora Berlusconi a convincere Ostuni a rilasciare la ragazza, quando la legge prevedeva che una minorenne beccata per un reato minore venisse affidata a una comunità? Mh…

3. Nella telefonata in Questura si parla di affidare Ruby al consigliere regionale-Olgettina Nicole Minetti perché la portasse in affido in una comunità. Ma questa procedura è prevista solo per i soggetti minorenni: questo vuol dire che Berlusconi sapeva che Ruby fosse minorenne! Ma grazie a Coppi l’idea dell’affido non viene da Berlusconi, bensì sarebbe nato dalla stessa Minetti parlando con Giorgia Iafrate, di turno quella notte in questura. Perplessità: Berlusconi dice a un funzionario “Oh, viene un consigliere regionale a prendersi la ragazza, non te ne frega niente per quale motivo: dagliela e basta” e tutto finisce? Non si può, bisogna dare almeno una piccola motivazione. In questa telefonata stanno scomparendo tutte le frasi, sembra quasi un numero di mimo fatto per telefono. Mh...

4. Berlusconi ha commesso concussione per far rilasciare Ruby: Ostuni sarebbe stato concusso secondo l’accusa proprio perché ha subito delle pressioni da parte di Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, affinché facesse una cosa che normalmente non poteva essere fatta. Ora, il reato di concussione fino alla legge Severino permetteva di applicare il caso alla fattispecie, perché esisteva un solo tipo di concussione e quella di Berlusconi lo era per certo. La concussione poteva avvenire con qualunque modalità, ma nel 2012 (quindi quando il processo era ancora in corso!), Berlusconi fa varare la legge Severino, la quale prende il reato di concussione e lo disgrega in due fattispecie: da una parte abbiamo la concussione per costrizione (nuovo art. 317 c.p.), dall’altra una induzione indebita (art. 319-quater c.p.), reato meno grave, in cui una persona non è costretta con la forza e quindi può in teoria rifiutarsi.
     Ora, furono in molti all’epoca a identificare la fattispecie più corretta con la concussione per induzione, ovvero senza azione violenta o coercitiva ma per pressione psicologica o morale. Il Tribunale di Milano però ha scelto di applicare la concussione per costrizione e il capo d’accusa non ha retto, perché Coppi è riuscito a dimostrare che non esiste alcuna prova che Berlusconi abbia costretto Ostuni a commettere il reato. Infatti Berlusconi non ha costretto con la forza Ostuni, ma ha fatto leva sul suo ruolo di Presidente del Consiglio inducendo in Ostuni la paura di provocare un incidente internazionale (Ruby doveva essere la nipote di Mubarak!): era quindi meglio applicabile la fattispecie dell’induzione. Ma così non è stato.

     Ecco quindi che i giudici già in Appello non hanno potuto confermare la condanna del primo grado. Ma attenzione: i fatti restano provati. Restano provate le notti di prostituzione, resta provato che Ruby era minorenne, restano provate le telefonate con cui le ragazze confessano tutto, i pagamenti alle ragazze perché tacessero (e per questo c’è il processo Ruby-ter, dove Berlusconi è accusato di inquinamento delle prove per aver corrotto le ragazze affinché mentissero), insomma c’è tutto… E Berlusconi ha sempre dichiarato alla stampa e ai suoi elettori che niente di tutto questo fosse vero.
     Purtroppo nei Tribunali la verità è un concetto diverso da quello che usiamo nella vita di tutti i giorni: perciò, come dicevo, la sentenza si accetta perché in Tribunale non si è riusciti a dimostrare che Berlusconi abbia commesso quei reati con consapevolezza (ma li ha commessi comunque!), ma ai cittadini elettori non può non sfuggire che dietro questa verità giuridica ne esiste un’altra fin troppo evidente e imbarazzante, che non possiamo (giustamente) usare per condannare qualcuno, ma che ci serve per farci un’idea di chi sia la persona protagonista di quella verità e se meriti il nostro voto.



     Ecco quindi svelato l’arcano, che poi arcano non è: la legge cambiata con il processo ancora in corso, affinché un reato non risultasse più tale e quindi non più punibile, i soldi dati alle ragazze perché non testimoniassero, inquinamento probatorio, un avvocato che confessa spudoratamente il reato quando ormai non si può più punire e chissà che altro. Ecco la ricetta perfetta per essere assolti anche se colpevoli. State tranquilli perciò: Berlusconi rimane il solito birbante.


domenica 20 luglio 2014

Processo Ruby: ecco perché Berlusconi è stato assolto

     Ci sono fior fior di indizi: ci sono le intercettazioni telefoniche dove si sentivano le Olgettine e la Minetti che organizzavano le serate a suon di spogliarelli; ci sono le intercettazioni della stessa Ruby che praticamente confessa di frequentare il sistema di Arcore;  ci sono le testimonianze di alcune delle stesse ragazze che avevano assistito al bunga bunga; ci sono le nuove ipotesi di reato del processo Ruby ter, in cui dovrà emergere come Berlusconi abbia pagato (anche dopo l’inizio del processo) ingenti somme alle escort sottoforma di denaro e beni mobili e immobili affinché mentissero sulle serate di Arcore; ci sono le imbarazzantissime deposizioni in aula della stessa Ruby e dei poliziotti della Questura di Milano che rispondono alle domande dei giudici a ritmo di «Non ricordo»… Gli ingredienti c’erano tutti per dire all’opinione pubblica che Silvio Berlusconi avesse commesso i reati contestatigli al processo Ruby, ossia concussione e prostituzione minorile.
     Ma due giorni fa esce sui giornali la notizia che la Corte d’Appello di Milano, seconda sezione penale, giudici Enrico Tranfa (presidente), Ketty LoCurto e Alberto Piccirelli, ha ribaltato la sentenza di condanna in primo grado (sette anni di carcere) e ha assolto Berlusconi da tutti i capi di accusa.

L’oggetto del processo Ruby
     Andiamo con ordine: ricordate l’oggetto del processo? Berlusconi avrebbe organizzato ad Arcore delle serate con escort, alcune minorenni, con cui intratteneva gli ospiti (tra cui Lele Mora ed Emilio Fede, attivi frequentatori della villa, anch’essi poi indagati); la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 Ruby, una delle escort, allora minorenne, viene fermata dalla Questura di Milano per un reato di furto: Berlusconi, allora premier, viene a sapere della sua cattura mentre è a Parigi e, temendo che la ragazza possa rivelare il giro di prostituzione alla Questura durante un interrogatorio, telefona al capo di gabinetto Pietro Ostuni per indurlo a rilasciare Ruby immediatamente. La scusa usata era che Ruby fosse la nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak e che la sua cattura avrebbe potuto scatenare un incidente internazionale. Ostuni la rilascia, affidandola a Nicole Minetti, che secondo le accuse procurava le ragazze a Berlusconi assieme a Lele Mora e che, appena uscita dalla Questura, la appioppa a Michelle Conceicao, una prostituta. Si dirà poi che Berlusconi ha voluto “tutelare” Ruby sottraendola alla Questura per evitare l’incidente diplomatico, ma non è mai stato spiegato come questo possa essere fatto usando una prostituta. Le accuse sono quindi di concussione (per aver indotto un funzionario pubblico, Ostuni, a fare una cosa che non poteva fare), e di prostituzione minorile.

La prostituzione ad Arcore è davvero avvenuta
     Ora, partiamo col dire la cosa più importante di tutte e lo diciamo per i meno informati (quelli che seguono il tg5, per esempio): nonostante sia arrivata una sentenza di assoluzione, il giro di prostituzione ad Arcore è realmente avvenuto. È un fatto provato e dimostrato da tempo che questo giro è esistito e sono state provate anche le sue modalità. Berlusconi ha sempre affermato alla stampa e ai suoi elettori che nella sua villa non si sono mai svolti spogliarelli, spettacoli sexy o serate all'insegna di sesso a pagamento, bensì solo “cene eleganti”. Viene invece fuori che il giro di prostituzione ad Arcore esisteva eccome: esso è un fatto provato, anche per quanto riguarda la prostituzione di minorenni. Esistono prove inconfutabili che le Olgettine, Ruby compresa, avevano rapporti sessuali in cambio di denaro. Vogliamo spiegare come mai nonostante indizi tanto espliciti si sia giunti a una sentenza di assoluzione, dopo che in primo grado era arrivata la condanna.

Perché è caduta la prostituzione minorile?
     Per quanto riguarda il reato di prostituzione minorile, esso secondo la Corte d’Appello «non costituisce reato» (non dice che non sussiste). Questo perché la difesa legale di Berlusconi è riuscita a provare, attenzione, non che Berlusconi non abbia avuto rapporti di prostituzione con Ruby (il che come detto è provato), ma che Berlusconi non sapesse che Ruby fosse minorenne. Ecco spiegato perché cade l’accusa di prostituzione minorile.

Perché è caduta la concussione?
     Per il reato di concussione, fermo restando che i giudici renderanno note entro 90 giorni le motivazioni della sentenza, ecco cosa può essere successo.

     Fino al 2012 è esistito il solo reato di concussione (vecchio articolo 317 del codice penale), che consiste nel portare un funzionario pubblico a fare qualcosa sotto pressioni in maniera indebita. La concussione poteva avvenire per costrizione o per induzione: la differenza era poca e in tutti i casi la persona concussa era considerata vittima del concussore. Ma Berlusconi, aiutato nel 2012 da Monti, fa varare la legge cosiddetta “anti-corruzione”, ovvero la legge Severino, la quale prende il reato di Berlusconi (la concussione) e lo disgrega in due fattispecie: da una parte abbiamo la concussione per costrizione (nuovo art. 317 c.p.), dall’altra una induzione indebita (art. 319-quater c.p.), reato meno grave.

     Ora, la Procura di Milano avrebbe preferito procedere contestando il reato di induzione, ma il Tribunale di Milano si è ritrovato a scegliere: se Berlusconi avesse costretto Ostuni a far rilasciare Ruby, allora il reato sarebbe stato concussione (per costrizione) e la Questura di Milano (quindi anche Ostuni) sarebbe stata vittima; se Berlusconi avesse invece indotto Ostuni senza costringerlo, allora il suo reato sarebbe stato diverso (induzione indebita) e soprattutto meno grave, e in tal caso anche la Questura avrebbe avuto una sua responsabilità perché Ostuni poteva rifiutarsi di obbedire.

     Il Tribunale ha scelto la prima strada, ma questa tesi non ha retto in appello, perché, anche se la telefonata c’è stata e Ruby è stata liberata per paura di far arrabbiare Mubarak, non è stata provata alcuna costrizione da parte di Berlusconi. Significa che i legali di Berlusconi sono riusciti a far passare l’idea che Berlusconi era veramente convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che quindi abbia agito in buona fede con quella telefonata. Verrebbe da chiedere: e a Berlusconi chi l’ha detta questa cosa? E soprattutto: come poteva andare a letto con la nipote di Mubarak (fatto provato), se davvero lo era? Inoltre, come viene in mente a Berlusconi di affidare nientemeno che la parente di un presidente a una prostituta, subito dopo essere stata liberata? E ancora, come mai ci sono stati tanti flussi di denaro alle ragazze (Ruby compresa)?
     
Pietro Ostuni
Lasciamo aperti questi interrogativi e notiamo che la legge (Severino) dice che, affinché ci sia concussione, la persona concussa (Ostuni) deve aver ricevuto un vantaggio, un tornaconto, di cui però non si è provata l'esistenza (anche se appare molto chiaro agli occhi del buon senso che Ostuni, nell’accondiscendere alle pressioni di Berlusconi, avrebbe evitato di compromettere la sua carriera e questo sarebbe eccome un vantaggio). Quindi, prima del 2012 Ostuni sarebbe stato concusso e sarebbe stato vittima di un reato, ma siccome è cambiata la legge, il fatto che Ostuni non abbia ricevuto alcun vantaggio ha ora rilevanza, quindi il reato non è di concussione, quindi il fatto contestato dal Tribunale (la concussione, appunto) «non sussiste». O, come fa notare Marco Travaglio, non sussiste più.

     Come si vede, modificando la legge durante il processo, è stato cambiato l’insieme dei parametri con cui valutare il caso e questo ha molto probabilmente condizionato la sentenza.
Piccola nota: non è un caso che la modifica del reato di concussione attraverso la legge Severino sia avvenuta con le forze congiunte di Pdl e Pd. Essa è infatti servita anche a Filippo Penati, braccio destro di Bersani.

     Lo sbaglio è stato insistere con la tesi della concussione per costrizione, che mal di adattava alla natura dei fatti. Perfino un giornale come Il fatto quotidiano, che berlusconiano non è, aveva sostenuto l’inadeguatezza della tesi della costrizione, dichiarando “paradossalmente” che Berlusconi avrebbe dovuto scontare una pena minore da quella proposta dall'accusa (7 anni), proprio perché alla sua condotta si adattava meglio la fattispecie dell’induzione indebita che, come dicevamo poc’anzi, è meno grave e quindi punita meno gravemente.

Dopo la sentenza
     La colpevolezza di Berlusconi era da tempo talmente evidente che, quando è arrivata la notizia della sentenza di assoluzione, i primi a mostrarsi sorpresi sono stati proprio Berlusconi e i suoi legali Filippo Dinacci e Franco Coppi (indagato nel processo Ruby ter) che si lascia uscire di bocca «la sentenza va oltre le più rosee aspettative» (i due legali hanno sostituito i “trombati” Longo e Ghedini, anch’essi indagati nel Ruby ter).
     E subito si festeggia e si sbandiera l’innocenza plenaria di Berlusconi, come se essere stato assolto da questo unico processo lo avesse reso innocente rispetto a tutti gli altri numerosissimi capi d’accusa collezionati nella sua carriera. Ma per il suo elettorato schizofrenico possono avvenire anche simili assurde magie. Per quel tipo di elettori potrebbe essere falsa anche la sentenza di condanna che Berlusconi ha collezionato per evasione fiscale (condanna definitiva!) o altre.
     E, a proposito di schizofrenia e totale alienazione dalla realtà, ecco che dopo la sentenza Berlusconi afferma che la magistratura «ha dato conferma di quello che ho sempre asserito: ovvero che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli». Proprio lui che ha sempre detto di disprezzare la “razza” dei giudici perché in Italia sono individui eversivi che minano la democrazia.
     Per completare il quadro delle stranezze e delle assurdità, ecco spuntare (se mai lo si possa dire di lui) Brunetta che torna a chiedere la grazia. Un Leitmotiv che credevamo estinto…

     Ora l’ultima parola spetta alla Cassazione: essa deciderà se confermare la sentenza di appello o se ordinare un processo di appello nuovo per motivi di illegittimità. Nel frattempo esiste il Ruby ter, che vede Berlusconi indagato in corruzione di atti giudiziari: se si provasse che Berlusconi ha davvero pagato le ragazze perché mentissero, tutto il processo principale potrebbe essere rivisto.

     
La conseguenza di tutto il fattaccio è che il famoso accordo del Nazareno, sottoscritto lo scorso gennaio da Berlusconi e Matteo Renzi nientemeno che nella sede del Pd, rimane in piedi e anzi è ora più forte che mai. Ma niente paura, cari elettori del Pd: se temevate che il vostro Renzi potesse avere un minimo di pudore per il fatto di scendere a patti con un criminale delinquente condannato, puttaniere, evasore provato e amico di mafiosi, sappiate che per Renzi il patto sarebbe andato avanti anche in caso di condanna: «Avrei mantenuto la parola anche se Berlusconi fosse stato condannato». Quando uno ha spessore istituzionale.



venerdì 22 novembre 2013

Processo Ruby: la sentenza con le prove che Berlusconi inquinò. Si va verso un Ruby-ter

     Sette anni di condanna, di cui 6 anni e 4 mesi per il reato di concussione, 8 mesi per la prostituzione minorile. Questa fu la pena attribuita a Silvio Berlusconi quando il 24 giugno scorso il collegio giudicante apriva una frattura profonda nel record di processi bloccati che Berlusconi aveva vantato fino a quel momento. Da allora la paura è cresciuta sempre più e sempre più si sono succedute complicazioni giudiziarie per uno dei maggiori pregiudicati della storia del nostro paese.
     I giudici di primo grado hanno reso note da poche ore le motivazioni della sentenza elencando le prove che fanno di Berlusconi un uomo che ha violato la legge.


Sproporzioni di condotta
     Innanzitutto sono da tenere a mente alcune sproporzioni comportamentali che non si riescono in alcun modo a giustificare se non con l’esistenza dei reati ascritti e che Berlusconi ha tenuto nel corso della vicenda. I giudici, in particolare, sottolineano l’eccessivo stato di allerta che quella famosa notte portò Berlusconi a fare la telefonata in Questura a Milano (reato di concussione) perché facesse rilasciare Ruby, una reazione che non si addice assolutamente a un Presidente del Consiglio dei Ministri (per lo più nell’esercizio delle sue funzioni) per una semplice ragazzina di 17 anni beccata a rubare; in secondo luogo, ancora più evidenti sono le troppo ingenti somme di denaro e regalie che Berlusconi versava e ha continuato a versare alla ragazze che partecipavano alle sue feste private ad Arcore: questi “doni” consistevano in denaro contante, gioielli, automobili, pagamento di canoni di locazione, appartamenti in via Olgettina dove le ragazze vivevano e perfino contratti di lavoro in Mediaset (per quelli che credessero a Berlusconi quando, a proposito della condanna per frode fiscale, dichiarò che non si occupava più di Mediaset da anni). Alla stessa Ruby furono corrisposti ben 57000 euro, per l’apertura di un centro estetico (mai aperto ovviamente).

Berlusconi ha effettuato un vero e proprio inquinamento probatorio
     Con queste considerazioni i magistrati hanno rilevato le prove di un consistente inquinamento delle prove che doveva servire a sviare le indagini e ad ostacolare l’emergere della verità. In quest’ottica si aprirebbe un nuovo capo di imputazione, quindi, che porta a una nuova inchiesta, la quale a sua volta potrebbe sfociare in un nuovo processo, il Ruby-ter. Rischiosa anche la posizione dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, «la radice di tutti i mali di Berlusconi», come l’ha definito l’ex senatore De Gregorio, e Pietro Longo, perché potrebbero aver consigliato a Berlusconi di pagare le ragazze perché mentissero ai processi.

Le prove: Berlusconi ha davvero fatto sesso con Ruby
     Ma veniamo alle motivazioni della sentenza. Dove i giudici hanno individuato prove che giustifichino la colpevolezza dei reati ascritti? Su questo blog sono state già elencate una piccolissima ma molto significativa parte delle telefonate che Ruby e altre ragazze, protagoniste del bunga-bunga gate, hanno tenuto e che testimoniano molto esplicitamente la natura di quegli incontri ad Arcore e che si possono riascoltare a questo link. Oltre alle telefonate dai contenuti fin troppo espliciti, molti SMS confermano che le ragazze venivano espressamente assunte per show a contenuto erotico, consistenti in balletti, spogliarelli, toccamenti reciproci tra le ragazze e tra esse e gli invitati, travestimenti; ancora, molte testimonianze (alcune provenienti dalla stessa Ruby nelle prime fasi di interrogatorio, prima che iniziasse a fingere di non ricordare niente) mettono in chiaro che tra le invitate il Presidente Berlusconi ne sceglieva alcune in conclusione di serata per terminare la festa con veri e propri rapporti sessuali e che Ruby avesse partecipato a tali incontri sessuali è accertato almeno per un paio di volte. Dalle stesse fonti si prova anche la correlazione tra le prestazioni stesse e le ricompense patrimoniali.

Berlusconi sapeva che Ruby fosse minorenne
     Questo per quanto riguarda il reato nei suoi caratteri generali. C’è poi la questione dell’età di Ruby. La ragazza era infatti minorenne all’epoca dei fatti (da cui il reato di prostituzione minorile) e Berlusconi ha sempre dichiarato di non essere mai stato a conoscenza di questo particolare. Purtroppo per lui anche qui le prove sono più di una e abbastanza chiare: in primo luogo, quando Berlusconi telefonò in Questura per chiedere il rilascio della ragazza, ne chiese l’affido, e l’affido è riservato esclusivamente ai soggetti minorenni; c’è inoltre la testimonianza della stessa Ruby che aveva fatto sapere a Berlusconi che non aveva la maggiore età per comparire sul contratto di locazione dell’appartamento che egli le mise a disposizione; infine figura il fatto che tutti, comprese le altre ragazze, Emilio Fede e Lele Mora, conoscevano l’età della ragazza e appare molto improbabile che in un clima così coeso e in un sistema di prostituzione così chiuso la notizia non fosse arrivata anche a Berlusconi.

     Nella sentenza i giudici hanno rilevato la grande «capacità a delinquere dell’imputato», una “dote” che anche i giudici del processo Mediaset avevano sottolineato nelle loro sentenza. Una propensione, un vizio, una pulsione che pare proprio irrefrenabile per quest’uomo, che commette reati per coprire altri reati. In questi giorni Berlusconi è davvero fuori di sé. Dopo la condanna definitiva uscita dal processo Mediaset, la votazione palese e l’imminente decadenza da senatore prevista per il 27 novembre, il suo umore è nerissimo. Accusa i magistrati di aver rese note le motivazioni della sentenza a meno di una settimana dal voto sulla decadenza apposta, con lo scopo di screditarne ulteriormente l’immagine. In verità, anche ammesso che i magistrati abbiano fatto questa “lettura politica” delle motivazioni della sentenza (ora nasce anche questa contestazione), i fatti non cambiano assolutamente. Tutti sanno quali sono i fatti accaduti, tutti conoscono i reati di cui Berlusconi si è macchiato e tutti sanno che la sentenza di primo grado l’ha dichiarato colpevole. L’opinione pubblica del Parlamento non ha bisogno che i giudici ribadiscano queste cose già note per decidere se votare per o contro la decadenza di Berlusconi da parlamentare. Il solito sbraitare fine a se stesso che da anni è il leitmotiv dei turpiloqui demagogici di quest’uomo.

     La paura di perdere tutto è forte: con l’imminenza del voto sulla decadenza, Berlusconi rischia di essere arrestato. Quando sarà decaduto perderà i benefici che il suo status di senatore gli garantisce e la cosa lo preoccupa enormemente. La possibilità della grazia (chiesta e richiesta più volte) è esclusa, né è possibile rinviare la seduta della settimana prossima. Il tempo stringe, il mito decade, la parabola antidemocratica compie il suo decorso. Forse una zavorra in meno sta per gravare sulle sorti di questo bellissimo e disgraziato paese.

domenica 17 novembre 2013

Berlusconi e Alfano si separano: il Pdl diventa Forza Italia + Nuovo Centrodestra

     Un epilogo da soap opera: da una parte c’è il leader storico, che si finge agguerrito ancora più di prima, dall’altro il figlio “ingrato”, che avrebbe tradito alle spalle il suo mentore. Si beccano nelle dichiarazioni pubbliche, ma si promettono rispetto, si odiano, ma dicono di voler collaborare. Sono le due entità del centrodestra italiano che ci ritroviamo da poche ore, dopo la decisione di Angelino Alfano di costituire gruppi autonomi per non aderire agli “estremismi” della nuova Forza Italia, nome riciclato dalla pattumiera dell’umido della storia con cui Berlusconi vuole identificarsi ai suoi elettori.

     Angelino Alfano ha dichiarato di essere stato mosso in questa scelta da “amore” per l’Italia. Anche Berlusconi esordì nel ’94 con lo stesso tema («L’Italia è il paese che amo»): i discepoli si riconoscono dai loro maestri. Berlusconi dal canto suo si dice rammaricato per lo strappo voluto da Alfano – «Non me l’aspettavo da lui, per me era come un figlio» – e il figlio-allievo-collaboratore prova a smussare l’impatto del suo gesto sull’opinione pubblica pidiellina dichiarando di voler continuare a sostenere le istanze dell’ex Pdl e che anzi il prossimo 27 novembre Nuovo Centrodestra (così si chiama il suo partito) voterà contro la decadenza di Berlusconi da senatore. Sostegno a oltranza per il “presidente” Berlusconi, quindi, nonostante le divisioni. E Berlusconi? A quel Congresso Nazionale stranamente avverte tutti di non proiettare rabbia sugli scissionisti alfaniani, nemmeno lui insulta o offende, come spesso fa con chiunque non la pensi come lui. Niente attacchi. Verrebbe da chiedere perché si siano separati, se hanno tutto questo amore l’uno per l’altro. La risposta di Berlusconi è stata “divergenze personali”: per quelle non è stato possibile andare avanti insieme. Già, perché è così che deve funzionare la politica, per moventi personali, non tenendo presente i bisogni della collettività.

     Anche i contenuti non sono dissimili: non che i due gruppi concordino nel senso che hanno lo stesso contenuto, ma nel senso che entrambi ne hanno di molto vaghi. Per cosa si caratterizzano FI e Ncd? Che posizione occupano nel panorama europeo? Né Alfano né Berlusconi si sono ancora degnati di spiegarlo. Nessuno ha parlato di proposte che intendono portare avanti, nessuno che abbia in mente una soluzione chiara e trasparente da proporre al Parlamento, per quel poco che ancora vale nel panorama legislativo del nostro paese (oggi vanno di moda i “saggi”, piccole oligarchie che si sostituiscono alle Camere, sempre più fuori moda in tempi in cui si sente aria di presidenzialismo). Se poi per spiegare il contenuto si intende riprendere le proprie citazioni tratte dal primo monologo del 1994 (e si intende proprio leggere parola per parola!) allora si chiede scusa. Perché è questo che ha fatto Berlusconi: si è autocitato! Nulla di nuovo, assolutamente nulla. Anzi…

     C’era puzza di vecchio in quella sala. Vecchio e stantio, cose risentite e ripresentate trasformisticamente agli italiani, come un cibo prima vomitato e poi reingerito con l’illusione di variare la dieta. Non mancava proprio niente a quel congresso: c’era il battesimo di Forza Italia, il divorzio da Alfano, c’erano i soliti figuranti pagati per applaudire e per non lasciare i posti vuoti, c’era il piccolo malore ipoglicemico del leader che a un certo punto ha avuto bisogno del suo medico, i richiami nostalgici del ’94, i giornalisti indipendenti che tessono lodi apologetiche, ci sono gli arrivisti e i leccapiedi che scodinzolano all’attrattiva di un nuovo posto nella neonata FI, senza dimenticare l’Esercito di Silvio che aspettava il proprio idolo dopo il discorso ma che se l’è visto scappare via senza fermarsi.

     Peccato per Berlusconi, perché, guarda caso, proprio nei giorni in cui Alfano si è separato, aveva intenzione – questa volta sul serio, eh – di far cadere il governo. «Ma ora non abbiamo più i numeri», confessa rammaricato Berlusconi. Ha giocato per mesi a fare il bello e il cattivo tempo, ha ricattato decine di volte l’esecutivo e proprio quando stava per mantenersi coerente a se stesso ecco che gli vanno a rompere le uova nel paniere! Che guastafeste!

     Che grigiore emana ormai quest’uomo! Fino a dove si può trascinare certe cose! Assistiamo ai tentativi letteralmente patetici di un pazzo innamorato del suo stesso mito che, tutto infervorato dai finti applausi di sostenitori che perseguono solo i propri interessi personali e gli fingono fedeltà, continua ostinatamente a forzare gli eventi del suo destino ignorando completamente i fatti. Ignorando che il suo tempo è tramontato, che è ora di andarsene.
     Berlusconi continua a comportarsi come un paziente con problemi cognitivi perché pare ignorare tutto ciò che non gli piaccia. Lo elimina dalla memoria, lo cancella dalla propria attenzione e si comporta come se non fosse mai esistito: l’hanno condannato? E lui fonda di nuovo un partito. Vuole proporre una nuova offerta politica? E la chiama col nome vecchio. Gli hanno negato la grazia molte settimane fa? E lui continua a dire che Napolitano gliela deve. Aveva detto che avrebbe sostenuto il governo a tutti i costi? E ora dice di aver sempre voluto la crisi di governo. Ha votato una legge che esclude i condannati dal parlamento? E ora dice che quella legge non va bene.
     La forma più infima di decadenza, una schizofrenia del pensiero politico, un delirio che non si regge in piedi, che non si degna nemmeno più di indossare i panni nuovi restando vecchio, ma che resta vecchio con panni vecchi ma pretende che lo si riconosca come novità! Non ci sono davvero parole per qualificare una condotta così greve. Quando impareranno gli italiani a ignorare queste cose?

giovedì 31 ottobre 2013

Decadenza Berlusconi: il voto sarà palese. Ora o cade il governo o si spacca il Pdl

     Avevano promesso che mai e poi mai le vicende personali di Berlusconi avrebbero intaccato la stabilità di questo governo: quindi si è verificato l’esatto contrario. Ieri si è espressa la Giunta per il regolamento del Senato che, presieduta da Pietro Grasso (che si è astenuto dal voto), ha deliberato con una maggioranza di 7 a 6 che il voto sull’incandidabilità di Berlusconi a seguito della condanna definitiva per frode fiscale e in base alla legge Severino non sarà un voto segreto. Ogni senatore, quindi, renderà conto all’elettorato della decisione che prenderà.


     Il Pdl insorge in un attimo col solito soliloquio che ormai si ripete in loop da mesi: «Affronto alla democrazia!», «Atto eversivo!», «Plotone di esecuzione!», «Persecuzione politica!» eccetera. In particolare la critica dei berlusconiani ruoterebbe attorno alla tesi (infondata, come stiamo per dimostrare) che il MoVimento 5 Stelle avrebbe peccato di parzialità quando ha proposto di votare palesemente sulla decadenza di Berlusconi invece che col voto segreto, com’era “prassi consolidata”. Quella dei grillini, quindi, sarebbe stata una legge contra personam, perché sul voto sulle persone si è sempre votato segretamente.
     Anzitutto, se mai fosse stato così, gli ultimi a potersene lamentare sarebbero proprio i berlusconiani, che hanno imbottito i nostri codici di leggi ad personam per anni e anni; quindi semmai prima si pareggia il conto e poi se ne parla di sollevare lamentele. Ma, anche ammettendo che abbiano ragione, c’è da dire che quella del voto segreto non è affatto una “prassi consolidata” per casi del genere. Quella su cui si dovrà esprimere la Giunta per le Immunità sulla decadenza è infatti un caso nuovo nel nostro paese: se Berlusconi non avesse passato metà della sua vita a commettere reati, infatti, non avrebbe registrato anche questo record personale di costringere una Camera a votare per i requisiti per poter fare il senatore, una cosa mai successa. A precisare ulteriormente ci pensa Linda Lanzillotta (Scelta Civica), da cui è dipeso l’ago della bilancia nella votazione di ieri: «Quello sulla decadenza non è un voto sulla persona, ma sulla composizione del Senato»; e le fa eco Zanda, capogruppo Pd al Senato: «Non si tratta di un voto sulla persona, ma dell’accertamento sulla legittimità della sua permanenza nella carica di senatore». Niente eccezione quindi (sebbene quello di Berlusconi sia effettivamente un caso “eccezionale”, nel senso che ha sollevato continue “eccezioni” alla legge).

     La giunta ha votato in 4 ore: i 7 a favore del voto palese sono stati, a parte la Lanzillotta, Maurizio Buccarella e Vincenzo Santangelo (M5S), Luigi Zanda, Francesco Russo e Anna Finocchiaro (Pd) e Loredana De Petris (Sel); quelli contro sono stati Anna Maria Bernini, Donato Bruno e Francesco Nitto Palma (Pdl), Roberto Calderoli (Lega), Mario Ferrara (Gal) e Karl Zeller. Alla Lanzillotta, per la sua presa di posizione e per aver determinato questo risultato, sono perfino arrivate delle minacce di morte in rete.
Dunque si va alla decadenza col voto palese. La domanda è “quando?”. La risposta è, ancora una volta, “non si sa”. Vediamo perché: i 5Stelle vorrebbero che la cosa si concludesse ai primi di novembre, anche perché la legge Severino dice (art. 3) che «le sentenze definitive di condanna di cui all'articolo 1, emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, sono immediatamente comunicate […] alla Camera di rispettiva appartenenza». E se pensiamo che la sentenza definitiva è arrivata il primo agosto scorso, si capisce come il testo della norma sia stato già abbondantemente violato. Inoltre sarebbe carino che la cosa si concludesse in fretta, anche perché il nostro paese ha ben altre urgenze che quella di decidere sulla vicende personali di un solo uomo, che non dovrebbe stare nemmeno dove sta in base a ben altra legge che la Severino.
     Gli alfaniani, però, che sempre di più si stanno separando dai “lealisti”, vorrebbero aspettare e chiedono a Letta e al Pd di calendarizzare la data della votazione finale a dopo l’approvazione della legge di stabilità, ovvero a fine novembre, per evitare ritorsioni del Pdl proprio nel momento in cui il governo deve affrontare una scelta così delicata. Letta in particolare, ha tuonato contro ogni forma di crisi proprio in questo momento e ha lanciato il suo diktat ad Alfano e soci: «Dopo la scelta del voto palese, lui romperà. E lo farà prima della decadenza. Dovete muovervi. Non riesco davvero a immaginare che ci siano ripercussioni sulla legge di stabilità. Abbiamo gli occhi del mondo addosso. Sarebbe un disastro». L’ordine per loro è quindi separarsi da Berlusconi prima che lui esca dalla maggioranza e impedisca al governo di procedere, con il fine di proteggere la stabilità di governo.
     Dall’altra parte i falchi lealisti spingono il loro leader a rompere subito, senza indugi, e minacciano di farlo da soli, di agire indipendentemente dalle decisioni di Berlusconi, col curioso fenomeno in cui sono i pidiellini a rimettere in riga Berlusconi e non viceversa. Lo incitano a rompere ora, sennò non votano la legge di stabilità.
 
     Un leader sempre meno sovrano, quindi, leader a metà, leader sotto ricatto dei suoi stessi uomini, chi da una parte, chi dall’altra. Un uomo in balia di se stesso e delle conseguenze delle sue malefatte, che ora si ritrova pieno di variabili e in mezzo a un mare di polemiche. Berlusconi non sa che pesci pigliare: vorrebbe la crisi subito, ma vorrebbe anche Alfano al suo fianco, che però non è disposto a cedere e rimane fedele al governo.
 
     Infine vale la pena di notare come ogni volta che sorga una questione su questa vicenda, il Pdl si dia la zappa sui piedi a confessare la sua mala fede: accusano il voto palese di essere contro la democrazia, ma non notano la contraddizione di condannare la trasparenza, che è un valore indubbiamente democratico perché permette agli elettori di sapere cosa fanno i loro rappresentanti; insistono inoltre sul nascondere la volontà dei senatori che dovranno votare facendo intendere che ci sia effettivamente qualcosa da nascondere. Ma sono bravi a non far notare queste conseguenze, perché trascinano il dibattito in turpiloqui fini a se stessi, gridano, sbraitano, fingono di indignarsi e non lasciano spazio al ragionamento e alla lucida riflessione, impedendo alla gente di rendersi conto di quanto sia inappropriato tutto ciò che dicono. Forse la cosa migliore è lasciarli sfogare senza ascoltarli, come si fa con un bimbo troppo capriccioso che vuole sempre averla vinta, anche quando è “palese” che abbia torto.
 

venerdì 25 ottobre 2013

Corruzione di senatori e finanziamento illecito: Berlusconi sarà processato

     Lui la chiamava “Operazione Libertà”: il lurido eufemismo serviva a sminuire agli occhi di quel po’ di pudore che forse gli restava tutto lo schifo che avrebbe suscitato a parlarne liberamente. Siamo nel 2008, il governo Prodi è agli sgoccioli e deve fare i conti con l’imminente perdita di fiducia. Per Berlusconi, re degli eufemismi, è l’occasione di rigiocare la carta del sabotaggio per spodestare il rivale e impossessarsi della Presidenza del Consiglio.
     Nasce così l’idea di corrompere quei pochi parlamentari che servono per assicurarsi i voti necessari a far cadere il governo. E Berlusconi lo fa: paga dei senatori e li corrompe per farli passare dalla sua parte. È questo il capo d’accusa che pende ora, con un nuovo processo che si terrà a Napoli, sull’uomo più delinquente che la politica italiana abbia avuto dalla nascita della Repubblica a oggi.

Valter Lavitola (a sinistra), faccendiere 
di Silvio Berlusconi:
pagò De Gregorio 
per conto di Berlusconi durante la cosid-
detta "Operazione Libertà".
     L’ex senatore Sergio De Gregorio, reo confesso, ha più volte raccontato tutto, l’intero meccanismo: di come Silvio Berlusconi lo avesse individuato nella cerchia degli “indecisi”, ovvero dei corruttibili, di quelli che sarebbero stati disposti a cambiare bandiera; di come si fosse pattuito il “compenso” per cotanto “aiuto” (3 milioni di euro, di cui 2 in nero) per abbandonare Idv e passare al centro-destra; di come Valter Lavitola, faccendiere di Berlusconi per anni, ex direttore del quotidiano l’Avanti!, finito in carcere con più di un’accusa, tra cui quella di tentata estorsione ai danni dello stesso Berlusconi (si direbbe: Dio li fa e poi li accoppia), gli avesse consegnato il pagamento… All'accusa di corruzione si aggiunge quindi anche quella di finanziamento illecito ai partiti, giacché Berlusconi ricompensò De Gregorio attraverso aiuti economici finalizzati a un reato e in modalità illegali (con rate non dichiarate al fisco).


     Il processo per compravendita di senatori è il primo processo in cui Berlusconi deve rendere conto di un illecito commesso direttamente ai danni dello Stato: fino ad ora ogni reato faceva capo a un suo interesse esclusivamente personale. Ora finalmente arriva dalle procure il coraggio di affrontare anche questa questione che costò la vita alla stabilità governativa del nostro paese… sappiamo tutti, infatti, quanto sia costato all’Italia il successivo governo Berlusconi, fino a quel novembre 2011 quando anche a lui mancò la maggioranza per continuare a governare (si direbbe: chi la fa l’aspetti).

Silvio Berlusconi con Sergio De Gregorio, ex senatore 
corrotto per passare nelle file del Pdl.
     Detto processo inizierà l’11 febbraio prossimo alla quarta sezione penale al Tribunale di Napoli: De Gregorio ha già patteggiato per un ritocchino alla pena (1 anno e 8 mesi); per Lavitola, anche lui rinviato a giudizio assieme a Berlusconi, sarebbe l’ennesima condanna che si aggiunge dopo il suo storico ruolo di “mediatore” del Cavaliere, mentre per quest’ultimo la cosa aggrava enormemente la sua posizione politica. Non sono pochi infatti, gli altri processi pendenti a suo carico: c’è già la condanna in primo grado per concussione e prostituzione minorile (processo Ruby), il caso Unipol, le tangenti a Tarantini perché tacesse sulle vicende escort, senza dimenticare l'imminente interdizione dai pubblici uffici...
     Non che nel governo Letta si sia capaci di inorridire e decidere di eliminare un soggetto simile, già condannato in via definitiva a 4 anni di carcere per frode fiscale (1 agosto scorso) e a 2 anni di interdizione. Il governo Letta, soprattutto il paradossale Pd, riesce perfettamente a tollerare una presenza così virale nella politica italiana. Il pudore è un sentimento antico, diceva qualche tempo fa la Littizzetto a Che tempo che fa, non va più di moda. Ma del resto le larghe intese significano questo in Italia: non una collaborazione di intenti normalmente differenti, ma un accordo in mala fede tra presunti avversari che, con la scusa dell’emergenza, possono presentare ai cittadini i piani più ignobili di interventi legislativi. Ed ecco infatti che ci ritroviamo la “riforma” della Costituzione, a partire dall’articolo 138, che è il meccanismo di sicurezza della nostra Carta: dobbiamo riformare la Costituzione? Deroghiamo al 138, è un caso di emergenza! Detto, fatto! Napolitano fa pressioni per la riforma della legge elettorale (altro regalo di Berlusconi)? E loro la trascurano volutamente, così non possiamo andare a votare… Non possono farla subito, ci sono emergenze più urgenti. Detto, fatto!

     Intanto la vicenda pesa in casa Pdl, dove la scissione delle due correnti che vi si sono formate appare ogni giorno sempre più marcata: gli “alfaniani” che vorrebbero creare un gruppo autonomo aspettano la fine del leader storico, anche se Alfano preferisce aspettare. Dall’altro i falchi fedeli preferirebbero far saltare il governo e credono di avere nobilissime motivazioni: prima era il mancato aiuto di Napolitano a Berlusconi (non gli ha dato la grazia, cosa, anche volendo, non possibile nel caso di Berlusconi), poi il Pd che non collabora dicendo di voler votare per la sua decadenza (in base a una legge votata dallo stesso Pdl), poi il mancato accordo sulla legge di stabilità… Anche questo sono le larghe intese: una masnada di delinquenti che si ricattano a vicenda. E, questo, Napolitano lo sapeva bene quando decise di permettere un simile connubio di forze politiche: un mostro di Frankenstein assemblato col peggio del peggio della politica italiana, perfino questo fu capace di fare pur di non ridare voce ai cittadini. E neanche ora, che la legge elettorale viene volutamente ignorata, si limita a fare la voce grossa da Firenze senza comunque sciogliere le Camere e mandare a casa persone che hanno violato palesemente gli impegni presi.
     Il berlusconismo ha davvero avuto successo in questo: rincretinire un popolo per vent'anni e più: fargli perdere ogni forma di memoria storica, anche di eventi recentissimi come la negazione delle libertà del fascismo, mutilargli la capacità di pensare e renderlo capace di sopportare le sfacciataggini più esplicite.

domenica 20 ottobre 2013

Processo Mediaset: Berlusconi fuori, 2 anni di interdizione

     Era il primo giorno di agosto quando la sentenza definitiva della Suprema Corte di Cassazione si pronunciava sul caso Mediaset che ha visto imputato Silvio Berlusconi per un grave reato di frode fiscale ai danni dello Stato. In quell’occasione il collegio, presieduto da Antonio Esposito, aveva confermato la pena carceraria di 4 anni all’imputato, ma aveva rimesso al Tribunale di Milano (Corte d’Appello) il riconteggio degli anni di interdizione dai pubblici uffici, che rappresentano la pena accessoria: con l’interdizione Berlusconi decadrebbe da senatore e perderebbe molti privilegi, primo fra tutti la possibilità di essere capo del suo partito.
I legali di Berlusconi, Roberto Borgogni (a sinistra)
e Niccolò Ghedini, durante la lettura della sentenza di
Arturo Soprano.
     Da allora di tutto hanno cercato di fare per impedire al processo di chiudersi: chiedere la grazia, chiedere l’indulto, chiedere l’appoggio del Pd, modificare la legge Severino (la legge in virtù della quale Berlusconi deve decadere), sono stati aggrediti i giudici, fatte manifestazioni contro le istituzioni e si vaneggiato perfino di andare dinanzi la Corte dei Diritti Umani di Strasburgo. Ma il 19 ottobre, almeno dal punto di vista formale, Berlusconi è un condannato definitivo in tutto e per tutto, con una sentenza completa in ogni sua parte.
     Per il suo reato rischiava di beccarsi da 1 a 3 anni di interdizione, mentre nel processo d’Appello ne erano stati chiesti 5. Il collegio giudicante, presieduto da Antonio Soprano, ha deciso per 2 anni e il criterio è stato di applicare i due terzi della massima pena accessoria, com’è stato fatto per la pena principale. A nulla sono valsi i piagnistei di Ghedini di andarci giù piano con questo vecchietto innocente fino a ieri: per il legale principe del Cavaliere, infatti, la corte avrebbe dovuto essere più clemente perché Berlusconi è anziano ed è incensurato. Ma ormai il dado è tratto. E per Berlusconi è una bomba scoppiatagli sotto la sedia.

     Vediamo ora di orientarci con quello che accadrà:
  • La Corte deve depositare entro 15 giorni le motivazioni della sentenza emanata a Palazzo Madama a Roma. Teniamo quindi d’occhio i primi di novembre.
  • A quel punto le strade per Berlusconi sono diverse: Ghedini ha annunciato, senza consultarsi con nessuno, che si ricorrerà in Cassazione contro l’attribuzione di questa pena accessoria per provare a farla diminuire. Questo significherebbe continuare la battaglia, ma non è detto che la Corte accolga questo ricorso. In effetti le motivazioni sono debolucce… Nel malaugurato caso in cui invece la Corte dovesse accogliere il ricorso, la cosa non si chiuderebbe prima della fine del 2013.
  • Dopo la trasmissione delle motivazioni della sentenza la Giunta per le Immunità del Senato deve votare la “presa visione” del provvedimento: solo dopo questo passo “burocratico” Berlusconi verrebbe messo alla porta del Parlamento. Ma in Giunta ci sono una pluralità di orientamenti e, con il voto segreto, potrebbe succedere di tutto. Ecco perché i 5 Stelle hanno “rallentato” i lavori per chiedere di applicare il voto palese, ma Grasso, presidente del Senato, ha fatto qualche storia. Dario Stefàno, presidente della Giunta, fa notare che, secondo la legge Severino, la camera a cui l’imputato appartiene (il Senato, in questo caso) deve decidere «immediatamente», e pare proprio che la lettera della norma non sia stata rispettata, guardando i tempi.
  • Se la questione sul voto segreto VS voto palese in Giunta sarà risolta per la fine di ottobre (il 29), allora si potrà procedere con la votazione della decadenza ai primi di novembre; in caso contrario si può arrivare anche ai primi di dicembre. In verità è molto più probabile che il voto resti segreto, perché ci sono 20 senatori (il quorum necessario) pronti a chiederlo.
  • Se la Corte dei Diritti dell’Uomo dovesse accogliere il ricorso che i legali di Berlusconi hanno presentato, potrebbero volerci altri mesi per risolvere il contenzioso e questo costringerebbe le sentenze emanate in Italia a perdere valore fin quando la Corte europea non si sarà pronunciata. In tutti questi mesi Berlusconi resterebbe, di fatto, senatore e questo gli consentirebbe di continuare ad agire e fare le sue pressioni per riformare la legge secondo i suoi interessi, come già è stato fatto.


Silvio Berlusconi, interdetto a 2 anni.
     La cosa buffa è che con questa questione le due anime del Pdl – ovvero gli “alfaniani” o progressisti, che vorrebbero riformare il Pdl, e i conservatori, più fedeli al vecchio leader – si sono un po’ ricompattate e hanno cominciato a fare fronte comune. Poco male, non esattamente il primo dei problemi. Ciò che preme è piuttosto alleggerire assolutamente questo governaccio delle larghe intese dalla zavorra Berlusconi che, con i suoi problemi personali, riesce a spostare ogni volta il peso delle azioni politiche, già non felicissime per il nostro paese, a favore di abusi legislativi e perdita di diritti per i cittadini.
     Gente come Brunetta, Gelmini, Carfagna, Santanché gridano allo scandalo e, con le solite motivazioni infondate e irrazionali, pretendono di indignare gli italiani solo perché il loro leader è stato condannato, a loro dire, ingiustamente: dicono che è un precedente imperdonabile perché in questo modo saremmo tutti esposti allo stesso tipo di pericolo. E non citano però quanti criminali sono stati agevolati dalle leggi che Berlusconi si è fatto fare per sfuggire a molti processi e quanti crimini che una volta erano reato ora non lo sono più grazie a lui (esempio: il falso in bilancio).
     Poi ci sono gli schiavi mediatici, come il TG5, che tentano di dirottare l’opinione pubblica a favore del “martire” di Arcore, titolando servizi come «Ritmi da corrida», riferendosi alla Corte d’Appello che ha riconteggiato troppo in fretta l’interdizione. Perché secondo il TG5 dovrebbero occorrere molto più di due ore per decidere un numero da 1 a 3: se ci metti meno tempo, sei superficiale e affrettato.

     Così stanno le cose: le variabili sono tante e, anche se l’equazione sta per essere risolta, il pericolo maggiore è che a Berlusconi venga concesso ancora tempo. Ed è incredibile cosa uno come lui riesca a fare col tempo. In appena vent’anni ha rincretinito un intero paese!

mercoledì 11 settembre 2013

Perché diffidare di Renzi

     Lo scorso luglio Enrico Mentana ospitava su La7 Marco Travaglio e Matteo Renzi, attualmente maggior candidato a diventare premier del Pd. Il nuovo che avanza, il rottamatore, Renzi ha saputo conquistarsi la simpatia di molti elettori per il suo modo schietto di parlare, per il suo andare controcorrente e forse anche per il suo stile un po’ dissimile dai suoi colleghi.
     A me ha sempre fatto credere di essere molto viscido, un approfittatore, uno che aspetta solo il momento buono per insinuarsi senza manco sgomitare. Renzi è quello che disse, tanto per dirne una, che gli inceneritori non provocano tumori, andando contro il parere di un’oncologa e di decine di studi scientifici che invece dicono il contrario. Da qualche tempo invece si distingue per la sua vicinanza alla causa berlusconiana, impersonificata nella tesi secondo cui “Non è giusto eliminare Berlusconi per via giudiziaria perché gli avversari politici si sconfiggono alle urne”.

     Siamo in studio e Travaglio apre con una domanda legittima: anche ammettendo che sia disonorevole e indecoroso “eliminare” Berlusconi usando i suoi processi e che quindi dovrebbe essere messo fuori al momento del voto, quelle regole che puniscono i colpevoli di reati che fine fanno? Le mettiamo da parte solo perché è disonorevole eliminare qualcuno per via giudiziaria?

     L’imbarazzatissimo Renzi tenta con la sua consueta dialettica da paraculo da quattro soldi di rispondere. E nel farlo, tra parentesi elusive e frasi stereotipate, fa venire fuori alcuni punti salienti di ciò che è il suo pensiero politico… guardiamo il video e poi riflettiamo brevemente su quanto detto.


     Secondo Renzi non è giusto rendere Berlusconi ineleggibile oggi perché dal 1994 è sempre stato dichiarato eleggibile sempre per le stesse ragioni, nonostante la legge del 1957 indichi (articolo 10) precisi limiti alla candidabilità di un uomo nella sua posizione. Ora i casi sono due… O la legge del 1957 è stata sempre applicata bene e quindi Berlusconi ha sempre avuto i requisiti per essere eletto, e allora Renzi riconosce che Berlusconi non ha conflitti di interesse, il che è gravissimo (renderebbe inutile lo stesso dibattito che sta affrontando con Travaglio); oppure la legge è stata applicata sempre male e allora non c’è motivo di credere che bisogni continuare ad applicarla male: anzi, proprio perché ci si rende conto che sia stata applicata male bisognerebbe applicarla bene!

     Renzi si dice inoltre discordante non tanto sulla sua idea di berlusconismo, ma su quella dell’antiberlusconismo. Non precisa esattamente cosa pensa dell’antiberlusconismo, ma dice che per lui è sbagliato che esso sia stato forse il solo motivo per cui negli anni precedenti si sono avute alleanze della sinistra. Renzi vorrebbe che la sinistra in questo paese non fosse mai esistita solo per fare fronte comune contro Berlusconi: oh, caro Renzi, se è per questo la sinistra non è mai stata contro Berlusconi. I casi in cui i democratici gli hanno fatto favori non si contano. Anche ora che si deve decidere in Giunta sulla sua decadenza da parlamentare ci sono tuoi colleghi che assecondano le sue strategie per salvarsi!
     Inoltre come si può avere un’idea comune sul berlusconismo e non sull’antiberlusconismo? È come dire “Riconosco come tutti che rubare sia sbagliato, ma non sono d’accordo sulle leggi che proibiscono il furto!”. Dialettica vuota, che solo sterili politici di oggi sanno usare su menti che non ascoltano.

     Infine chiariamo una cosa: basta con questa idea che le elezioni politiche e le campagne elettorali siano competizioni agonistiche, come fossero uno sport: durante le competizioni agonistiche tutti gli atleti sono uguali tra loro e vincono per merito. Vince il più bravo. Qui si parla di competizioni in cui ci sono candidati non uguali tra loro, perché alcuni sono colpevoli di reati e che quindi non dovrebbero gareggiare affatto, soprattutto non dovrebbero gareggiare affianco a chi invece non ha mai compiuto reati. Se uno ha violato la legge e contemporaneamente compete in campagna elettorale, non c’è motivo di pretendere che perda solo se battuto: può benissimo essere espulso dalla gara. E quelli come Renzi impediscono a questo paese di darsi una ripulita.

lunedì 9 settembre 2013

Berlusconi: l’ora è Giunta. Ma la tattica è perdere tempo

     Era stata fissata ad oggi 9 settembre 2013 la riunione della Giunta per le autorizzazioni del Senato per decidere se votare pro o contro la decadenza di Berlusconi da senatore. Il pregiudicato infatti ha subìto una condanna definitiva che lo obbliga a decadere da parlamentare in base a una legge, votata anche dal suo stesso partito e fatta passare appena pochi mesi fa, che dice essenzialmente che un condannato nelle sue condizioni (ovvero con pena superiore ai due anni di reclusione) debba perdere automaticamente la carica che eventualmente riveste al momento della sentenza al fine di avere un Parlamento pulito.

La Giunta per le elezioni e le immunità del Senato della Repubblica.

     Mari e monti sono stati smossi in queste ultime settimane per rallentare questo processo. Mille dubbi di costituzionalità sono stati sollevati sulla stessa legge Severino, sopra accennata, che sarebbe secondo i legali e gli “amici” del Berlusconi una legge che va contro la Carta costituzionale. Lasciamo stare la domanda che verrebbe lecita a questo punto, ovvero: se è così evidente che sia incostituzionale, come avete fatto a votarla? Come avete fatto a farla approvare?
     Lasciamo stare anche il pessimo e imbarazzante tempismo del Pdl, che per accorgersi che questa legge sia incostituzionale ha dovuto attendere che fosse condannato proprio il suo leader, come a dire: se la legge condanna altri, chi se ne frega, ma se condanna Berlusconi, allora aspetta… qui c’è qualcosa che non va! Un atteggiamento tipico solo del bimbo viziato e capriccioso che, nel momento in cui la sua squadra sta perdendo alla partita di calcio, prende il pallone e va via accusando tutti di aver imbrogliato.
     Lasciamo stare tutto questo e concentriamoci piuttosto su quello che avverrà: è assai improbabile che la giornata di oggi si concluda con una risposta definitiva. I senatori della Giunta sono spaccati. Quelli del Pd, se non fanno i voltagabbana all’ultimo minuto come hanno fatto di recente, dovrebbero votare per far decadere Berlusconi. Ma il pregiudicato minaccia di far cadere il governo se non gli danno modo di restare in scena ancora del tempo. E lasciamo stare anche il fatto che si usi la tenuta del governo, che dovrebbe servire a tutta la comunità indipendentemente dalle vicende personali di un solo uomo, come ricatto per averla vinta. Questa e altre forme di vigliaccheria sono ben familiari al pregiudicato Berlusconi.

     Le ipotesi sono varie: c’è chi vede che la questione dovrebbe essere portata davanti la Corte Costituzionale e chi come quelli del Pdl vogliono appellarsi alla Corte di Strasburgo! Quindi la strategia, come si vede, è sempre la stessa: perdere tempo. Far passare settimane e forse anche mesi prima di mettere un punto a questa ormai asfissiante questione. Si pretende che la cosa vada riesaminata, che vadano ascoltati i pareri di “illustri costituzionalisti”, che si ragioni e si ponderi per bene…
     Quanta efficienza e quanta premura hanno questi nostri senatori! E se state pensando che Berlusconi vorrebbe usare quel tempo per poter continuare a spingere sulla riforma della giustizia e soprattutto per introdurre una leggina piccola piccola che gli commuti la pena o almeno gli faccia evitare carcere e decadenza… avete capito tutto!
     Perdere tempo… A tutti i costi. Tanto le “scuse” si trovano, le motivazioni le sanno far apparire legittime e sacrosante. E poi chi li contraddice? Le poche voci che si oppongono non hanno molto spazio nei media: nessuno ascolta i Cinque Stelle o Ingroia, o altri costituzionalisti altrettanto illustri come Stefano Rodotà.

     E se gli eventi dovessero precipitare, se il Pd non dovesse dare a Berlusconi il tempo che gli serve, gli scagnozzi del pregiudicato hanno già pronto un piccolo assedio al Quirinale.
     Non so voi, ma da questa vicenda traspare chiara ed evidentissima tutta una serie di prove del fatto che Berlusconi sia colpevole davvero…
     Per esempio, nessuno ci fa caso, ma tutta la discussione non si incentra più sulla sua innocenza (che non è più sostenibile perché i “fatti” sono stati già provati in secondo grado), bensì si distrae l’attenzione della gente parlando della costituzionalità della legge Severino: Berlusconi cioè ha smesso di sbandierare la sua innocenza e fa confluire le sue “argomentazioni” sulla pena che quella legge gli dà. Una cosa è dire, infatti, “Sono innocente e quindi non merito la pena”, un’altra è dire “Non parliamo della mia innocenza, parliamo del fatto che non dovrei avere quella pena”. Se qualcuno di voi avrà un minimo di buon senso comprenderà che per un parlamentare già solo il fatto di essere stato scoperto colpevole di un reato basterebbe da solo a richiedere le sue dimissioni immediate, sia per un fatto di dignità personale, sia in rispetto alla Costituzione stessa, che all’articolo 54, comma 2, recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Tutto questo indipendentemente dalla costituzionalità della legge Severino. Berlusconi è stato accertato colpevole, con un regolare processo, arrivato fino al suo ultimo grado e sostenuto da prove che tutti possono conoscere: se anche la legge Severino fosse incostituzionale lui avrebbe compiuto il reato ed è questo che conta agli occhi del decoro delle istituzioni, è questo che ai cittadini dovrebbe interessare. Non dovremmo accettare di essere governati da un criminale.

     E poi secondo voi cos’è più probabile? Che un giudice e tutti i suoi colleghi per vent’anni si siano presi il disturbo di prendere di mira un imprenditore “onesto” per fargli i dispetti o che quell’imprenditore, su cui pendono indizi che abbia perfino legami con la mafia, sia davvero colpevole e provi a gettare fango sui giudici che lo devono condannare? Perché se secondo voi è più probabile la prima cosa, allora siete un po’ tonti e non sapete bene come va il mondo.