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venerdì 26 gennaio 2018

Come riutilizzare un vecchio smartphone o telefonino (e non produrre rifiuti)

     Gli smartphone e, prima di essi, i vecchi telefoni cellulari sono tra gli oggetti più acquistati al mondo. La loro diffusione è così capillare che alcune persone ne cambiano anche uno l’anno e pur di avere sempre l’ultimo modello spendono cifre considerevoli.

     Che siate degli utenti accorti e parsimoniosi o dei fanatici spandaccioni, prima o poi a tutti capita di dover cambiare telefono e quando ciò accade bisogna stare attenti a cosa si fa di quello vecchio.
     Se escludiamo il caso limite in cui questo sia precipitato dall’ottavo piano o sia finito sotto un carroarmato e sia quindi praticamente irrecuparabile, non dobbiamo cedere alla tentazione di buttarlo via.

     Gettare via un telefono è una cosa da evitare ed è invece conveniente destinarlo ad altri usi: in questo modo, infatti, si producono meno rifiuti e si evita di inquinare l’ambiente.


     Spesso infatti un telefono vecchio viene sostituito solo perché gli si è guastata una parte ma può ancora funzionare perfettamente per tutte le altre operazioni; oppure funziona addirittura ancora al 100% e lo si cambia solo per restare alla moda o per una ragione estetica.

     I telefoni cellulari, poi, hanno un vantaggio: sono multifunzionali, possono fare una pluralità di operazioni oltre quella classica della chiamata vocale. Questo è vero per i cellulari di vecchia generazione (quelli coi tasti e il display piccolo, per intenderci), ma anche e soprattutto per gli smartphone (letteralmente: telefoni intelligenti), che consentono di installare un vasto numero di applicazioni, cioè programmi, che svolgono ciascuna un compito. In questo modo un telefono che non usiamo più può svolgere egregiamente una serie di funzioni per le quali avremmo acquistato oggetti nuovi apposta, producendo quindi altri rifiuti, giacché più si compra, più si getta, più rifiuti si producono. Inoltre, usare lo smartphone vecchio per fare certe operazioni permetterà di tenere a riposo la batteria del nostro nuovo telefono. E, si sa: le batterie quasi sempre durano poco.

     Ora, gli utilizzi alternativi di un vecchio telefono sono veramente molti e, per gli smartphone, ogni app potenzialmente potrebbe rappresentarne uno. Tuttavia qui sono raccolti quelli più utili e che non richiedono particolari operazioni da smanettone.
     Vediamo allora come assegnare nuove mansioni a un vecchio smartphone.


Telefono di emergenza
     Poniamo che il nostro smartphone si sia rotto: è caduto per terra, nel tombino, il nipotino gli ha fatto sperimentare la forza di gravità gettandolo dal balcone, vi ci siamo seduti sopra, è finito nell’acqua... o aveva un difetto di fabbrica. In tutti questi casi dobbiamo passare del tempo senza il nostro telefono per mandarlo in assistenza o per farlo riparare da un tecnico di fiducia. Ecco che il telefono vecchio torna subito utile come sostituto temporaneo, sia per noi, sia per ogni eventuale altra persona che in casa potrebbe averne bisogno per gli stessi motivi.
     Attenzione! Quando riponete il telefono vecchio da usare eventualmente in casi di emergenza, state attenti a come conservate la sua batteria: seguite questi preziosi consigli per evitare che si guasti mentre è a riposo.



Lettore ebook
     Gli ebook sono ormai diffusi e affiancano i libri cartacei da alcuni anni: i formati più diffusi sono .pdf o .epub e spesso gli utenti comprano appositi lettori di libri digitali chiamati genericamente ebook reader o e-reader: alcuni esempi sono il Kindle di Amazon o i lettori Kobo... Ebbene uno smartphone può perfettamente sostituire un ebook reader semplicemente usando un’app apposita. Sugli store ce ne sono tantissime, la maggior parte delle quali gratuita: basta cercarle scrivendo come parola chiave “pdf epub reader” oppure “ebook reader” e, una volta caricati i libri sul telefono, avremo la nostra biblioteca digitale a disposizione.



Sveglia
     Perché comprare una sveglia a parte quando questa funzione è già presente in tutti i telefoni? Usare un telefono vecchio come sveglia torna particolarmente utile a coloro che di notte tengono lo smartphone spento e che da solo non si accenderebbe automaticamente per far suonare la sveglia. Così il nostro telefono principale risparmierà anche il consumo di batteria durante la notte, facendo fare il lavoro all’altro telefono.



Calcolatrice (anche scientifica)
     Avete presenti quelle calcolatrici plasticose, magari un po’ “cinesotte” se si vuole risparmiare, con quei tasti enormi e che compriamo per fare i conti della spesa o che vengono usate dai commercianti in negozio o dagli studenti a casa per studiare? Invece di comprare quelle, possiamo usare la calcolatrice dello smartphone, che contiene in più anche funzioni avanzate (come i logaritmi, le funzioni goniometriche ecc nella versione cosiddetta scientifica).
     E se non piace quella preinstallata, possiamo installare sullo smartphone una delle quasi infinite app per calcolatrici, che spesso sono anche personalizzabili, si riadattano anche a schermo ruotato e vengono incontro ad esigenze più ampie, permettendo perfino di disegnare grafici o risolvere equazioni e altri problemi di matematica.
     È una buona soluzione per quegli studenti che si fanno distrarre troppo dallo smartphone mentre studiano e che così potranno usarne un altro senza SIM.



Telefono cordless per chiamate VoIP
     Volendo semplificare all’estremo, le chiamate VoIP sono le telefonate fatte usando internet. Possono essere chiamate di tipo solo vocale o videochiamate.
     Molte sono le app che si possono usare su un vecchio smartphone per telefonare da casa via VoIP, al posto del cordless e che funzionano anche senza una SIM inserita: Telegram, per esempio, oppure Skype... In realtà oggi tutte le app di messaggistica (WhatsApp, Viber, Signal, Messenger...) si stanno progressivamente dotando della funzione di chiamata VoIP, per cui c’è davvero l'imbarazzo della scelta.
     Usare un telefono per chiamare in VoIP significa abbattere i costi (perché per chiamare basta il WiFi di casa non si usa il credito telefonico), avere una qualità audio diversa e, ancora una volta, non si usa la batteria del proprio smartphone.



Radio
     La radio FM è ancora un’app molto presente sui telefoni cellulari, anche in quelli molto vecchi che non sono smartphone. E se non è presente, c’è sempre l’app che si può scaricare dallo store.
     Se avete programmi radiofonici che seguite, ecco un altro buon modo di tenere in vita il vecchio telefono.
     Attenzione! Su alcuni dispositivi la radio si attiva solo se sono inseriti gli auricolari, ma questo non significa che siete obbligati ad ascoltare la radio dal telefono con le cuffie: è sufficiente lasciare inserito il jack degli auricolari per far partire la radio anche in vivavoce. Basta che ci sia un jack inserito (potete anche tagliare il singolo jack da un paio di cuffie rotte e lasciarlo inserito nel telefono) e attivare la funzione dell’altoparlante della radio.



Lettore musicale
     Se siete malati di musica e avete la vostra bella collezione di canzoni che spostate di volta in volta dal computer al lettore mp3 o viceversa, potete usare il telefono come lettore musicale, senza massacrare la batteria dello smartphone che usate normalmente. Se lo smartphone è grande ed è scomodo da portare appresso, potete usarlo come lettore a casa, come si faceva con le radio-stereo di una volta; se il telefono è piccolo, magari perché è un telefono di vecchia generazione, sarà comodo anche da tenere in tasca o in borsa.



Lettore video per guardare film
     Vi piace la sera coccolarvi sul divano con la copertona e guardare film a letto? Che siano video da YouTube, Dailymotion, Veoh, che sia un file che avete caricato sul telefono dal pc o una serie TV in streaming, il vecchio smartphone può diventare un minitelevisore per intrattenerci in quei momenti di relax.



Ricettario online
     Sempre più casalinghe e casalinghi si ispirano al web per trovare ricette interessanti e, poiché usare un computer sarebbe un po’ scomodo, navigano sui siti di cucina dallo smartphone, o leggendo ricette da seguire man mano o guardando video.
     Ma tra farina, uova, sale, olio ecc lo smartphone rischia di sporcarsi, ungersi, soprattutto quando si tocca il display... e la batteria, come sempre, si scarica.
     Uno smartphone vecchio può fungere da ricettario con una semplice connessione WiFi, lasciando a riposo (e pulito!) lo smartphone principale.



Navigatore offline
     La funzione di navigatore è un must sugli smartphone attuali e spesso, dovendo aggiornare le mappe, è richiesta la connessione a internet. Tuttavia, se su un vecchio smartphone senza SIM si scaricano le mappe, esso può essere portato in auto come navigatore offline, ovvero può mostrare le mappe anche senza connessione, perché esse sono state appunto preventivamente scaricate sulla memoria del telefono.
     Se si desidera avere mappe aggiornate, basta portare in casa lo smartphone vecchio, aggiornare le mappe con la connessione WiFi e poi riportarlo in auto dopo l’aggiornamento.
     Utile per chi è sempre in viaggio, per studio, lavoro o per passione.



Telecomando
     Se il telefono ha la porta a infrarossi può fungere da telecomando per tv, per climatizzatore o altri elettrodomestici. Alcuni produttori, come LG, dotano già lo smartphone della funzione per attivare un telecomando (si chiama attualmente QuickRemote). Il telecomando in questi casi va semplicemente e facilmente configurato ed è pronto all’uso.



Archivio di massa
     Gli smartphone hanno al loro interno un hard disk e gli hard disk rappresentano memoria per conservare file. Anche i modelli più economici oggi possono garantire una bella manciata di GB (16 GB tipicamente sono il minimo), per cui, se ci sono documenti, foto, video personali molto importanti di cui si vuole conservare una seconda copia di sicurezza, ecco che uno smartphone vecchio può fungere perfettamente allo scopo.
     Magari, per aumentare la sicurezza e abbassare il rischio di essere hackerati, si ripristina il telefono ai dati di fabbrica e si tiene spenta l’antenna WiFi per non connetterlo a internet.
     Se la memoria dello smartphone non fosse sufficiente basta aggiungere una memoria esterna, come una scheda SD.



Registratore sonoro
     In tutti i casi in cui si abbia la necessità di registrare qualcosa, lo smartphone è perfetto: che si stia facendo un’intervista per il proprio giornale, che si voglia registrare una canzone cantata e suonata, che si voglia avere una prova di una telefonata importante, il registratore di suoni è un’app presente in tutti gli smartphone.
     La soluzione è particolarmente utile per gli studenti universitari che vogliano registrare le lezioni del docente in aula: invece di acquistare a parte l’apposito registratore-lettore, che spesso viene anzi malvisto da alcuni docenti che non vogliono essere registrati, usiamo lo smartphone vecchio, che anzi dà anche anche meno nell’occhio. Passare poi i file audio sul pc è uno scherzo, tramite cavo o anche senza cavo... ma questo qualunque studente di oggi lo sa!



Allenatore per fitness
     Molti di noi sanno che per essere in forma non è necessario passare ore e ore in palestra, perché gli esercizi a corpo libero si possono fare comodamente anche a casa. Chi adotta questa soluzione in genere segue dei video tutorial, magari da canali YouTube appositamente dedicati, oppure usa applicazioni specifiche che permettono anche di monitorare i progressi nel tempo e adattare continuamente le sessioni di allenamento.
     L’uso di video e di tutorial consuma però energia dalle batterie, quindi possiamo usare lo smartphone vecchio: posizionato su uno scaffale, esso può fungere da monitor per seguire le sessioni di allenamento, lasciando a riposo lo smartphone principale.




Nave scuola per bambini e/o anziani
     Fermo restando che gli smartphone dovrebbero essere dati ai ragazzi solo a partire da una certa età, i più piccoli sono tendenzialmente più maldestri nel maneggiare uno smartphone, che comunque è un dispositivo delicato e facilmente suscettibile di rottura.
     È quindi più prudente abituare gradualmente i ragazzi all’uso di uno smartphone con un modello vecchio.
     Discorso simile vale per i nostri nonni o genitori anziani che sono cresciuti in un’epoca in cui gli smartphone non esistevano: con uno smartphone non più usato essi possono prenderci la mano.
     In questi casi si può anche usare la tipica visualizzazione semplificata che hanno quasi tutti gli smartphone, che consente di avere icone più grandi e ben visibili.




Power bank per altri dispositivi
     Tramite un cavo e un adattatore OTG è possibile rubare energia dalla batteria di un vecchio smartphone per darla a un altro dispositivo (un altro smartphone o un tablet): questo è particolarmente consigliato per quegli smartphone cosiddetti battery monster, ovvero dotati di batterie molto capienti (4000 o 5000 milliampère/ora), ma in generale vale per qualunque altro modello. Per chi è sempre in giro potrebbe rappresentare una buona soluzione per rimediare al problema, quasi sempre inalienabile, della scarsa durata delle batterie degli smartphone.




Giochi
     I videogiochi su uno smartphone consumano tendenzialmente molta batteria. Se siamo tra coloro nei momenti di pausa amano rilassarsi facendosi una bella partita, lo smartphone vecchio può diventare una consolle di gioco perfetta, come fosse un Gameboy, un Nintendo, una PSP ecc.




Timer
     Siete in cucina, dovete scandire i tempi perché state preparando un pranzo abbondante per molte persone? Siete studenti che vogliono regolarizzare il proprio studio facendo pause ogni tot minuti? Vi state allenando a corpo libero e dovete correre per un certo tempo? In tutti questi casi, e in altri simili, basta impostare un bel conto alla rovescia sullo smartphone che vi avviserà con un segnale quando il conto è terminato: la funzione si chiama timer e sugli smartphone tendenzialmente si trova nell’app Orologio (ma si può sempre ovviamente installare un’altra app di terze parti).




Cronometro
     Ideale per chi va a correre e indossa il telefono sulla fascetta attorno al braccio, la funzione cronometro del vecchio smartphone è l’ideale per chi non vuole portarsi appresso lo smartphone principale per paura di perderlo, romperlo o anche solo per non essere disturbato mentre corre.




Vendita per pezzi di ricambio
     Come detto in apertura, uno smartphone spesso viene cambiato anche se un solo elemento si guasta, mentre tutti gli altri sono ancora perfettamente funzionanti.
     Ad esempio, magari si è rotta la fotocamera, ma la scheda video, la scheda madre, l’altoparlante, il display ecc funzionano ancora benissimo. In tali casi è possibile recuperare dei soldi vendendo il proprio smartphone per poterne sfruttare i pezzi ancora integri.




Strumento di beneficenza
     La soluzione più bella rimane però il dono. Possiamo donare lo smartphone a una delle tante associazioni che si occupano di ricavare fondi dallo smaltimento degli smartphone usati per donarli in beneficenza ad altre associazioni, come fa, tra le tante, cellulariperbeneficienza.it.




     Questi erano solo alcuni dei possibili riutilizzi a cui destinare un telefono per non mandarlo del tutto in pensione. Come detto in apertura, ce ne sono molti altri e dipendono essenzialmente dai bisogni che abbiamo e dalla nostra fantasia. L’importante è prediligere nel nostro quotidiano pratiche che riducano i rifiuti per tutelare l’ambiente, che mai come in questo momento della nostra storia ha avuto bisogno di essere preservato.
     Inoltre imparare a sfruttare davvero gli oggetti che ci circondano è un bel modo di liberarsi da quella mentalità consumistica che ci viene inculcata fin da bambini dal nostro sistema economico, che vuole che noi compriamo compulsivamente, come un riflesso, anche quando non ce n’è bisogno, per imparare invece a sfruttare quello che già abbiamo.

domenica 26 novembre 2017

Come Google, ma pianta alberi: è ECOSIA, il motore di ricerca ecologico

     Se vi dicessero che potete aiutare il pianeta a guarire dalle sue emergenze ambientali semplicemente navigando su internet, come già fate tutti i giorni, probabilmente non ci credereste.
     E invece è possibile. Da circa nove anni esiste un modo con cui tutti gli utenti di internet del mondo possono gratuitamente aiutare a ripiantare alberi nelle zone deforestate del pianeta semplicemente consultando il web. L’autore di questa magia si chiama Ecosia, un’impresa fondata nel 2009 in Germania da Christian Kroll e portata avanti da un piccolo gruppo di persone che hanno in comune la voglia di migliorare il nostro pianeta.
     Ecco come funziona questo piccolo miracolo...


Ecosia è un motore di ricerca

     Innanzitutto Ecosia è un’impresa che gestisce un motore di ricerca. Esattamente come Google, per intenderci. Avete presente quando andate su Google e cercate delle informazioni? In quel momento state usando un motore di ricerca. Un qualsiasi motore di ricerca restituisce dei risultati mettendo ai primi posti quelli che vengono giudicati più attendibili alla ricerca che l’utente ha fatto.


Ecosia finanzia progetti di riforestazione

Come guadagna un motore di ricerca?
     Come avviene per qualsiasi altro motore di ricerca, Ecosia guadagna grazie alla pubblicità: infatti, mentre dà i risultati della ricerca all’utente, gli suggerisce delle inserzioni pubblicitarie mirate, ovvero inserzioni studiate apposta perché possano piacere all’utente, basandosi sulle sue abitudini di navigazione in internet. Detto in poche parole: l’utente naviga, quando naviga cerca cose che hanno a che fare coi suoi gusti o interessi o bisogni, il motore di ricerca “capisce” queste abitudini dell’utente e gli restituisce suggerimenti pubblicitari che potrebbero piacergli. Ovviamente ci sono aziende che pagano il motore di ricerca affinché esso mostri il loro prodotto quando questo può rientrare negli interessi dell’utente. In questo modo il motore di ricerca guadagna con la pubblicità.
     Inoltre per ogni clic che un utente fa su un’inserzione pubblicitaria o per ogni acquisto effettivamente fatto dall’utente grazie ai suggerimenti, i venditori pagano una certa quota ai motori di ricerca.

Ecosia reinveste i suoi ricavi nella green economy
     Questo meccanismo, basato su criteri statistici, e applicato su una massa enorme di persone, permette di far girare molti soldi perché fornire agli utenti pubblicità mirate incrementa la probabilità che un utente acquisti delle cose che non avrebbe mai acquistato senza il “suggerimento” del motore di ricerca.

     Tuttavia, mentre colossi come Google tengono per sé i guadagni ricavati da queste inserzioni pubblicitarie o li dividono tra gli investitori e si arricchiscono diventando enormi, Ecosia devolve almeno l’80% del surplus dei suoi ricavi a progetti ambientali (tra cui il WWF a cui Ecosia ha donato fino al 2013 quasi 1,3 milioni di euro), con particolare attenzione ai progetti di riforestazione delle aree deforestate del pianeta.
     Ovvero: tolte le spese fisse (stipendi, affitto degli uffici, costi dei server ecc), almeno l’80% di ciò che Ecosia guadagna viene devoluto a questi progetti. Com’è facile intuire, quindi, più utenti usano Ecosia, più Ecosia guadagna, più soldi vengono devoluti per ripopolare il pianeta di alberi.
     In questo modo l’utente finisce per essere protagonista di un’azione di salvaguardia dell’ambiente senza alcuno sforzo. Ecco quindi perché Ecosia è un motore di ricerca “etico” ed ecologico.

Ecosia rende pubblici i propri guadagni
     Per una questione di trasparenza, Ecosia pubblica periodicamente dei rapporti finanziari con cui l’utente può controllare quanto l’azienda abbia guadagnato, quanto denaro abbia devoluto e a quali progetti. A questa pagina del sito l’utente trova mese per mese dei sunti dei bilanci: si tratta di file in formato .pdf facilmente consultabili dove vengono elencate varie voci di spesa, tra cui i fondi destinati alla riforestazione.

Ecosia è classificata come B-corporation
     Ecosia inteso come impresa è stata classificata come B-corporation, dove quella B sta per “benefit”: le B-corporation, in particolare, sono degli status attribuiti ad aziende che si contraddistinguono per degli obiettivi che vanno oltre il guadagno economico dei membri e che comprendano invece dei vantaggi o dei benefici apportati alle persone, alla società o all’ambiente.
     Per ottenere e mantenere lo status di B-corporation, un’azienda deve raggiungere e soddisfare determinati requisiti di obiettivi, contabilità e trasparenza.

     Quello di Ecosia è un progetto meraviglioso che abbraccia la green economy nel rispetto dell’ambiente e che cerca di controbilanciare i danni fatti dal sistema economico capitalistico che è il principale responsabile proprio del danneggiamento dell’equilibrio climatico e ambientale del nostro pianeta: è per colpa del capitalismo inteso come produzione e consumo illimitato di beni che il nostro pianeta è stato sfruttato senza ogni forma di freno etico. È per colpa della produzione eccessiva di beni, e quindi delle eccessive emissioni dalle fabbriche, che sono nati il buco nell’ozono, l’inquinamento delle acque, l’esaurimento dei pozzi di petrolio, le conseguenti guerre, le migrazioni di popoli dai paesi in guerra, le emergenze sociali e sanitarie, il proliferare delle politiche populiste e del terrorismo ecc.


Perché piantare gli alberi?

     Ma perché proprio gli alberi? Con tutti i problemi che ci sono, perché mettersi a fare giardinaggio su scala mondiale? Come spiegato nel post dedicato a Treedom, infatti, piantare alberi nelle zone povere e deforestate del pianeta comporta incredibili vantaggi, tra cui:
  • riassorbire l’anidride carbonica in eccesso che a causa delle emissioni umane sta innalzando sempre più la temperatura media, modificando pericolosamente il clima, producendo disastri ambientali e mettendo a rischio le coltivazioni di certe specie vegetali (e quindi anche animali) con cui viene sfamata l’intera popolazione mondiale;
  • ricreare habitat naturali nuovi laddove ora esiste solo un’area deserta, arricchendo la biodiversità delle specie viventi;
  • rinforzare l’equilibrio idrico del suolo e arginare il problema dell’acqua;
  • far rinascere le economie locali delle aree povere, perché, se vengono piantati alberi, significa che qualcuno dovrà essere pagato per prendersene cura: in particolare ci saranno contadini che troveranno un lavoro prendendosi cura degli alberi piantati e questo aiuterà l’economia di quelle comunità;
  • arricchire la dieta e il mercato delle comunità locali, che coi frutti o col legname di quegli alberi potranno sfamarsi o che potranno vendere i prodotti ai mercati e molto altro.

     Insomma, come si vede, gli alberi possono fare moltissimo e dare vantaggi inimmaginabili all’umanità.
     Ecosia fa sapere che mediamente ogni ricerca che un utente fa genera un guadagno di mezzo centesimo di euro: siccome per piantare un solo albero bastano 0,22 euro (cioè 22 centesimi) allora occorrono solo 45 ricerche per piantare un nuovo albero.
     La “mission” di Ecosia è arrivare a piantare un miliardo di nuovi alberi entro il 2020.


Come si usa Ecosia?

     Ok, Ecosia è un bel progetto, l’idea di un motore di ricerca etico che rispetti l’ambiente vi piace e vorreste usarlo. Come si fa?

     1 Innanzitutto potete usare Ecosia come motore di ricerca predefinito: basta andare sulla pagina del motore di ricerca, che si raggiunge all’indirizzo www.ecosia.org e questa pagina si può impostare come home page del browser o come un preferito. Ogni volta che si deve cercare qualcosa, si va sulla pagina e si inizia la ricerca.
     Nella schermata della home page di Ecosia, oltre al logo e al campo in cui inserire i dati della ricerca, è presente un contatore che si aggiorna costantemente e che indica il numero di alberi già piantati grazie alle ricerche degli utenti.

     2 Meglio ancora, si può usare un’estensione di Ecosia per il proprio browser, ovvero si può impostare un’icona che compare sempre sulla barra dei comandi del browser e che porta direttamente alla home page di Ecosia. È come l’icona a forma di casa che indica la home page di un qualsiasi browser: nel caso di questa estensione l’icona è il logo di Ecosia che porta alla pagina www.ecosia.org. Quando si accede alla pagina di Ecosia si visualizza automaticamente un messaggio che propone linstallazione di questa estensione.
     Questa estensione fa parte di un’altra modalità con cui Ecosia guadagna, che si chiama EcoLinks, che garantisce ad Ecosia una percentuale su quello che gli inserzionisti guadagnano quando un utente clicca su una loro inserzione pubblicitaria o compra un loro prodotto.


     3 Quando navigate su uno smartphone si può scaricare direttamente l’app del browser Ecosia.
     L’app ovviamente è gratuita ed è disponibile per le varie piattaforme di AndroidiOSWindows Phone. Il browser è preimpostato con la home page di Ecosia ed è possibile personalizzarlo nelle impostazioni come accade per tutti gli altri browser. In questo modo non dovete ogni volta raggiungere la pagina di Ecosia, ma ce l’avreste sempre disponibile semplicemente aprendo il browser.




Link utili su Ecosia
     Per chi fosse curioso, in questo video (in inglese) il fondatore di Ecosia Christian Kroll risponde a 10 domande riguardo Ecosia.

     Se portato avanti in modo onesto, questo progetto può fare tanto e merita quindi grande attenzione da parte degli internauti, che oggi sono un numero enorme. Possiamo quindi aiutare il pianeta a guarire senza spendere un euro.
     È come quella canzone di Michael Jackson, Heal the world, “Guarisci il mondo. Com’è che faceva...?

domenica 29 ottobre 2017

Come creare cartelle (e file) con password: due metodi per Windows, Mac e Linux

     Sono molti gli utenti che desiderano creare cartelle protette da una password sul proprio computer per proteggere la privacy dei propri file. A volte questa esigenza può riguardare anche un file solo.
     In questo post vedremo come sia possibile fare ciò a costo zero e in un modo semplicissimo che è alla portata di tutti e che non comporta iscrizioni, registrazioni o altre scocciature simili. Anche se ne esistono tanti, vedremo qui due metodi principali: il primo vale per molti tipi di sistemi operativi (Windows, Mac, Linux) e si fa tramite un famoso e leggerissimo programma per compressione file, 7zip, l’altro invece non richiede alcuna installazione ed è adottabile su sistemi che abbiano già un gestore di archivi preinstallato, come Linux.

Primo metodo
Proteggere una cartella usando 7zip (per più sistemi)

     Il primo metodo richiede, come dicevo, l’uso del famoso programma 7zip, uno di quei piccoli software che servono principalmente a gestire i file compressi, cioè dei file che sono stati ridotti nelle loro dimensioni per occupare meno spazio e che hanno tipicamente formati come .zip o .rar.

     7zip è un programma gratuito e da questa pagina del suo sito è possibile scaricarne varie versioni, anche per sistemi operativi diversi, come Linux o Mac (scorrere in basso per vedere i link per altri sistemi operativi).


     Per comodità mostrerò la procedura su piattaforma Microsoft: alla fine di questa procedura si potrà accedere ai file della cartella solo dopo aver inserito la password scelta dall’utente.

     Si prepara la cartella in questione (o anche un singolo file) e si clicca col tasto destro sulla cartella, si passa il cursore sulla voce 7zip e poi si clicca su Aggiungi allarchivio...: questa voce crea una copia della nostra cartella sotto forma di, appunto, un archivio compresso, cioè una cartella compressa, che normalmente viene creato senza password, ma a cui noi aggiungeremo una password per protezione.


     Cliccando su Aggiungi allarchivio... si apre la schermata in cui è possibile scegliere le impostazioni dell’archivio che stiamo creando. Nella voce in alto a sinistra Formato dellarchivio è possibile ad esempio selezionare il tipo di archivio che si vuole creare (.zip, .rar, .7z...). Qui la scelta è a discrezione dell’utente, che deve tener conto della compatibilità dell’archivio creato sui computer in cui vorrà usarlo. Se poi si ritiene di usare questo archivio solo sul proprio computer il problema non si pone e va bene qualsiasi formato che sia supportato da 7zip.
     I formati degli archivi compressi più usati, comunque, sono .zip, .rar e .7z.


     La parte importante per proteggere la cartella è la sezione Cifratura (in basso a destra), dove ci sono i due campi per impostare la password.
     Una volta inserita e confermata la password si clicca su OK e sarà disponibile una copia della cartella iniziale in formato di archivio compresso cifrato, ovvero una cartella protetta con password.

     Attenzione: la procedura non trasforma la cartella normale in cartella con password, bensì crea una copia di quella cartella (e dei suoi file) in formato di archivio. Quindi alla fine di questa procedura bisogna eliminare la cartella iniziale senza password, se si desidera mantenere la privacy.

     Da questo momento, quando si apre l’archivio la password non viene richiesta subito, anzi è possibile aprire la cartella iniziale e vedere anche il numero e il nome singoli file al suo interno, ma l’accesso a quei file sarà impedito e nel momento in cui si prova ad aprirli la password viene richiesta.

     Perché non si richiede la password già all’apertura della cartella? Perché il gestore di archivi non protegge le cartelle, ma i file al suo interno. Quindi, se si desidera che venga impedita anche l’apertura della cartella per non permettere di vedere nemmeno quanti e quali file ci sono al suo interno bisogna trasformare la cartella in un qualcosa che venga riconosciuto come file e trasformare questo file in un archivio con password. Ecco come fare:
  • si prende la cartella iniziale (chiamiamola A) e la si comprime senza password, creando il corrispondente archivio normale, ottenendo l’archivio A (senza password);
  • si inserisce l’archivio A senza password in una cartella normale, che chiameremo cartella B;
  • si comprime questa seconda cartella B trasformandola in un archivio con password, ottenendo un archivio B con password al cui interno è nidificata la cartella A contenente i nostri file.
     
     In questo modo quando si apre l’archivio con password (B) si vede la cartella B al cui interno c’è l’archivio A, che ora non è più una cartella ma un file, quindi l’intero archivio A è stato protetto e non solo i file al suo interno: perciò, per accedere all’archivio A verrà da subito richiesta la password, senza possibilità di vedere numero e titoli dei file al suo interno.

     Si tratta quindi di una compressione a matrioska, ma è più facile farlo che dirlo. Fate delle prove con file a caso sul vostro pc seguendo questa guida.

     Il programma 7zip, come dicevo, è disponibile anche per altre piattaforme, come si vede dalla pagina del download.
     In particolare se si installa 7zip su un sistema Linux, ad esempio Ubuntu, il programma non avrà la sua icona dedicata, perché le sue funzioni verranno integrate direttamente nel gestore di archivi preinstallato, come si capirà meglio leggendo il prossimo paragrafo.


Secondo metodo
Proteggere una cartella con un gestore di archivi preinstallato (per Linux)

     Il secondo metodo è adatto a chi installa sistemi Linux, come Ubuntu. Su Ubuntu esiste già un gestore di archivi, ovvero un programma già presente capace di creare e cifrare l’archivio stesso con una password. Se ne possono aggiungere altri, ma sarebbe inutile. Ecco come si fa a creare una cartella con password su Ubuntu.

     Si seleziona la cartella (o un singolo file) col tasto destro del mouse e si sceglie la voce Comprimi... dal menu che si apre.


     Appare la schermata del gestore di archivi. Cliccando da subito sulla voce Altre opzioni si espande la finestra e appare il campo in cui impostare la password. Da questa finestra si può: scegliere il nome del file (Nome file), il suo formato di archivio (espandere la voce .zip a destra del campo del nome), decidere dove salvare l’archivio (Posizione), impostare la password.


     Quando la password e tutti gli altri parametri sono stati decisi, confermare con Crea. Verrà creato un archivio che funziona nello stesso modo descritto nel primo paragrafo.