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venerdì 25 dicembre 2015

Scavi di Pompei, riaprono 6 nuovi edifici appena restaurati

     Sei nuovi edifici tutti da riscoprire che tornano alla luce e agli occhi del pubblico, arricchendo così ancora di più l’offerta culturale del sito archeologico dell’età romana più prezioso del mondo, gli scavi di Pompei. È l’ultima tappa, appena conclusasi, del Grande Progetto Pompei, iniziato nel 2012 e sovvenzionato da sovrintendenza italiana e fondi europei per un totale di 105 milioni di euro e che si propone di rivalorizzare il sito, dopo la triste stagione dei crolli e della prolungata incuria che ha visto la vera e propria “morte” di alcuni pezzi del sito archeologico.

     Dopo la riapertura della Casa degli amorini dorati nel 2013, questo 2015 era cominciato con il restauro della famosissima Villa dei Misteri: a fine anno, poco prima di natale, si chiude in bellezza con la ripresentazione di un gruppo di edifici.

Una delle vasche della fullonica.
     Il primo è una lavanderia-tintoria, la fullonica di Stephanus (presunto proprietario). Una fullonica era la bottega di un fullo, un lavandario-tintore appunto, ovvero un luogo dove i capi venivano lavati e colorati. L’edificio era in origine un’abitazione e successivamente fu trasformato per essere adibito alla lavorazione delle stoffe: al piano inferiore l’impluvium (la vaschetta che raccoglieva l’acqua piovana) fu adibita a vasca per il lavaggio e la tintura (per le quali si usavano soluzioni con acqua, soda e perfino urina, molto usata per il lavaggio nel mondo romano), al piano superiore c’era invece la parte abitativa e vi si asciugava i panni. Nel fondo del giardino erano presenti altre vasche intercomunicanti dove degli operai (quasi tutti schiavi) pestavano coi piedi i tessuti nelle soluzioni colorate dove avveniva la fase di tintura.

Interno del criptoportico.
     Gli altri cinque edifici sono abitazioni private, come la sontuosa domus detta del criptoportico, cioè del portico nascosto al di sotto del giardino, che è appunto il pezzo forte dell’abitazione, molto sontuosa e grande. Il criptoportico corre su tre lati del giardino, è fenestrato e presenta un soggiorno (oecus) e degli ambienti termali. Al suo interno si possono ammirare delle pitture con episodi tratti dall’Iliade realizzati col II stile. La domus è stata più volte ampliata ed era in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione del 79 d.C. e infatti durante il suo ritrovamento furono rinvenuti numerosi intonaci affrescati. Per non parlare del suo impianto termale, vero e proprio lusso all’epoca (nel mondo romano ci si lavava praticamente solo alle terme, perché non esisteva il bagno in casa e delle terme private erano un vero e proprio status symbol). L’opera di restauro è stata divisa in tre fasi e ha compreso la ricostruzione di numerose strutture in legno di ciò che i bombardamenti del 1943 hanno distrutto.

     Seguono la casa del Sacerdos Amandus. Secondo le ricostruzioni e come indica la scritta sulla parete esterna, la casa sarebbe appartenuta a un certo Amandus, che di professione faceva appunto il sacerdos, ovvero il sacerdote. Al momento del primo scavo, risalente al 1924, furono rinvenuti degli scheletri di adulti e bambini vicini alla porta di ingresso: quasi certamente provarono a scappare prima del crollo. La casa si contraddistingue per le numerosissime scene mitologiche che abitano le sue pareti.


Triclinium estivo nel giardino della domus dell'efebo.
     Altra abitazione a essere stata restaurata è la domus detta dell’efebo. L’efebo è nell’antica Grecia il nome dato al ragazzo che si trovava nell’età dell’ephebìa, cioè tra i 18 e i 20 anni, e si può quindi tradurre con giovane adolescente. Nell’arte greca l’efebo è un tipo di statua che rappresenta appunto un giovane. La domus pompeiana prende questo nome da una piccola statuetta in bronzo rappresentante un efebo che aveva la funzione di portalampada per illuminare la mensa del giardino: si tratta di una copia di un originale greco risalente alla metà del V secolo a.C. e si trova attualmente nel museo archeologico nazionale di Napoli.
     La domus dell’efebo è la tipica casa dell’esponente del ceto mercantile che si è arricchito con la sua attività. In realtà si tratta di un complesso abitativo formato da più case comunicanti ed è particolarmente fastosa, infatti presenta ben tre ingressi. Al suo interno sono state rinvenute anche statuette di placentari, cioè venditori di placentae (una sorta di focaccia o pizza), usate come portatori di ciotole per salse usati durante i banchetti e anch’essi attualmente ospitati al museo archeologico nazionale di Napoli.

     I visitatori potranno ammirare anche la domus di Paquius Proculus, un candidato duumviro della città di Pompei poi effettivamente eletto (i duumviri erano a capo dell’amministrazione e possono essere paragonati ai moderni sindaci). La casa conserva questo nome perché sulle mura esterna c’era una scritta elettorale con il nome di Proculo, realizzata durante una campagna elettorale. In realtà la scritta non indica il proprietario, che era invece tale Terentius Neo, un panettiere di probabili origini sannitiche che è riuscito ad arricchirsi e ad acquistare lo status di cives (cittadino) e di cui è stata ritrovata in casa una pittura raffigurante egli e sua moglie (in principio si pensò che i soggetti del dipinto fossero Proculo e la consorte), oggi conservata al museo archeologico di Napoli.

     La casa possiede al suo interno un bellissimo pavimento a mosaico, che accoglie all’ingresso i visitatori con la figura di un cane da guardia legato a un battente di una porta e che prosegue nell’atrio con vari riquadri che fanno da cornice a diversi animali. Nell’esedra della domus furono ritrovati degli scheletri di fanciulli.




     Ultima perla di questo pacchetto è la domus di Fabius Amandius, una piccola casa del ceto medio.
Domus di Fabius Amandius, interno.

     La fine dei lavori e la riapertura sono stati celebrati con un’inaugurazione il 23 dicembre 2015. Molte le autorità presenti: dal premier Renzi, al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, al sindaco di Pompei Ferdinando Uliano, al soprintendente Massimo Osanna, al direttore del Grande Progetto Pompei il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Alla cerimonia inaugurale ha partecipato anche il regista Pappi Corsicato, che ha diretto il cortometraggio voluto dalla regione Campania e dalla Scabec e proiettato nell’Auditorium degli Scavi, intitolato Pompei, eternal emotion.

     La regione Campania ha però pensato anche ad altro: grazie alla Scabec (Società Campania beni culturali), una società di capitali creata nel 2003 al fine di valorizzare il sistema dei beni e delle attività culturali quale fattore dello sviluppo della Regione Campania, e grazie a Campania>Artecard sono stati creati due percorsi guidati che intendono far conoscere nel dettaglio le domus appena restaurate, portando i visitatori in aree normalmente non accessibili. I percorsi sono attivi dal 26 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016 (escluso il 1° gennaio), sono compresi nel prezzo del biglietto di ingresso ma necessitano di prenotazione.
     Il primo percorso si chiama Di domus in domus (visite dalle ore 10:00 alle 15:00 – biglietteria di Piazza Esedra) e porterà i visitatori a scoprire nel dettaglio le domus sopra descritte; il secondo è Memorie e suggestioni – Viaggio dal 79 d.C. ad oggi (visite alle ore 11.00, 13.00, 15.00 – biglietteria di Porta Anfiteatro) e guiderà il pubblico nella palestra grande (usata un tempo per allenarsi in attività ginniche e ricca di affreschi della Villa di Moregine), nell’Anfiteatro e alla Piramide di legno che è stata progettata da Francesco Venezia e costruita nell’arena dell’Anfiteatro, al cui interno sono esposti i calchi delle vittime dell’eruzione.

Per informazioni e prenotazioni 800 600 601 cellulari ed estero +39 06 39967650,
oppure visitate il sito www.campaniartecard.it.

domenica 1 marzo 2015

Scavi di Pompei, dopo il restauro riapre la Villa dei misteri

     Gli scavi di Pompei riaprono le porte a quella che è probabilmente la maggior attrattiva dell’intero sito archeologico: la celeberrima Villa dei misteri, dopo un intenso lavoro di restauro, sarà di nuovo visitabile a partire dal prossimo 22 marzo 2015.

     La villa, edificata nel II secolo a.C., prende il nome da una bellissima pittura muraria, oggetto del restauro, raffigurante i riti dei culti misterici in onore del dio Bacco. Subì nel corso del tempo una serie di ampliamenti e numerosi restauri, l’ultimo dei quali proprio al momento in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la seppellì, e raggiunse il suo massimo splendore nell'età di Augusto. In origine la villa offriva un meraviglioso panorama giacché affacciava sul golfo di Napoli e ciò era una logica conseguenza della funzione iniziale per cui era stata concepita: nacque infatti come villa di otium, il genere di villa “da vacanza” tipica dei patrizi romani che amavano trascorrere periodi di riposo o di attività ricreativa in Campania, lungo le coste del golfo partenopeo. Non si trattava quindi di una struttura dedicata ad attività lavorative.

     Ma nel 62 d.C. un violento terremoto la danneggiò e quando fu riparata la sua funzione mutò, diventando una villa rustica, ovvero una casa di campagna che, pur continuando a ospitare nobili cittadini (in una zona detta pars urbana), fungeva anche da fattoria o piccola azienda agricola: furono quindi aggiunti locali adibiti alle attività di produzione (pars rustica) o adatti a contenere attrezzi da lavoro. Nella villa dei misteri si produceva e si vendeva vino, prodotto gettonatissimo in questa parte del territorio campano. Le terre di questa parte del sud Italia erano infatti famose in tutto l'impero per la loro incommensurabile fertilità. Si trattava in generale di una caratteristica comune a molti luoghi della regione, al punto che i romani parlavano di Campania felix (Campania felice).

    
     Si pensa che al momento dell'eruzione la villa fosse in ristrutturazione: infatti un’intera sua area è stata ritrovata priva di suppellettili. Il primo scavo risale al 1909, ma una seconda operazione fu eseguita nel 1929 e tutt’oggi esiste una parte dell’edificio che non è stata ancora riportata alla luce e che secondo gli esperti aggiungerebbe poco a ciò che già sappiamo.

      Molte sono le pitture, in diversi stili, che sono state rinvenute, tuttavia è la serie di affreschi della sala del triclinio ciò che più caratterizza il sito e lo rende la domus patrizia più famosa di tutta l’area archeologica. Le pareti raffigurano, come si diceva, un rituale che vede probabilmente una iniziata che deve diventare sposa del dio Bacco. Le figure sono state realizzate a grandezza naturale e l’autore le raffigurò con una tecnica chiamata per questo megalografia (raffigurazione di grandi dimensioni). Satiri, dei, vergini, amorini sono i protagonisti di queste bellissime scene, che si ispirano in parte alla pittura greca e sono dotati di una morbidezza che ingentilisce lo sguardo; corrono tutt’attorno alle pareti e lo spettatore ha davvero l’impressione di trovarsi fisicamente in mezzo al rituale, con figure raffigurate senza scala che paiono venire fuori dalle pareti e abitare il pavimento di piastrelle in palombino. Le figure sono aggraziate ma decise, ora aeree ora reali e fisicamente presenti e raccontano di una scena sul cui significato gli studiosi si interrogano ancora oggi: la “lettura” delle pareti si effettuerebbe da sinistra e si notano alcuni momenti tipici dei rituali in onore del dio Bacco: vediamo infatti un satiro che degusta del vino (Bacco era il dio del vino), oppure una baccante che scopre il fallo del dio, simbolo di fertilità, così come anche un’altra baccante che danza vigorosamente in preda all’estasi, un momento molto importante nei rituali dedicati a Bacco. Non mancano figure più composte, come una donna che effettua la toilette o una matrona ferma e assorta, come in pausa.



     I lavori di restauro sono iniziati nel 2003, con fondi della sovrintendenza pari a circa un milione di euro, e sono stati estesi a tutta l’abitazione (con l’eccezione del peristilio, oggetto di restauri a parte a causa del crollo di una trave); ai lavori hanno collaborato numerosi atenei, sia italiani sia stranieri, a testimonianza della grande risonanza di questo sito nel mondo. Il direttore del restauro, Stefano Vanacone, ha dichiarato che sono stati rimossi vari strati di una miscela di cera e benzina che sarebbe servita a conservare meglio le pitture nel corso del ’900 ma che, a causa dell’ossidazione, si era scurita, alterando il tono dei colori.

     Le pitture che si sono succedute nel tempo variano a seconda dell’epoca e del gusto dei proprietari: ci sono pitture che si rifanno a uno stile egiziano, di gusto esotico, e affreschi del secondo stile; non mancano un criptoportico, adibito alle passeggiate al fresco e il tipico impluvium dell’ingresso. Nei 2500 metri quadrati di questa villa i visitatori possono ammirare anche dei calchi di vittime e perfino una copia di un torchio vinario.

     I lavori dovevano terminare il 20 febbraio, ma le avverse condizioni atmosferiche e la necessità di ultimare alcuni dettagli hanno richiesto un altro po’ di tempo. La Sovrintendenza ha quindi deciso di rinviare l’apertura al pubblico il prossimo 22 marzo. Si legge infatti sul sito: «Si informa che la riapertura al pubblico della Villa dei Misteri è stata posticipata al 22 marzo, per consentire l’ultimazione degli interventi di restauro degli apparati decorativi, che hanno subito ritardi a causa di condizioni meteorologiche e climatiche eccezionalmente avverse».

     Una bellissima occasione per rientrare in contatto con l’arte e la cultura, un evento imperdibile a cui è moralmente obbligatorio partecipare.

     Vale la pena ricordare che da pochi mesi è uscito un bellissimo libro, scritto da Alberto Angela, che racconta proprio la scomparsa di Pompei ad opera dell’eruzione del 79 d.C. Lo trovate in libreria col titolo I tre giorni di Pompei, edito Rizzoli.

Nota: Alberto Angela e Rizzoli devolveranno una parte del ricavato derivante dalle vendite del libro al restauro di un altro importante affresco di Pompei, lAdone ferito, nella casa omonima. Una bellissima decisione che aggiunge un ulteriore contributo al mantenimento in vita di questo sito straordinario il cui valore e la cui preziosità non sono eguagliate da nessun altro sito archeologico in tutto il mondo.

Alberto Angela posa assieme all'Adone ferito, l'affresco che verrà
restaurato acquistando il suo libro I tre giorni di Pompei: la foto è
stata scattata lo scorso 8 gennaio, poco prima della presentazione
del libro nell'Auditorium degli Scavi di Pompei.

venerdì 31 ottobre 2014

Salvare Pompei, 105 milioni a rischio: “Riparte il futuro” propone la petizione

     Tutti, anche i sassi, conoscono gli scavi di Pompei: sono il sito archeologico dell’epoca romana più famoso e meglio conservato al mondo. Quest’area, riportata alla luce nel XVIII secolo e mappata interamente a fine ’800, è il punto di riferimento più importante per gli archeologi dell’età antica, nonché una grande fonte di pubblicità per il nostro paese, poiché richiama un numero impressionante di turisti ogni anno (il Ministero dei Beni Culturali fa sapere che nel 2013 il guadagno ha superato i 20 milioni di euro!). Si tratta di un bene talmente importante che l’UNESCO lo dichiara patrimonio dell’umanità.



    
Tuttavia negli ultimi anni il sito è stato lasciato a se stesso: lo stato ha smesso di occuparsene, sono stati registrati numerosi furti e soprattutto si sono verificati troppi, troppi crolli e danneggiamenti di strutture, che andrebbero messe in sicurezza e restaurate per evitare che l’incuria e l’indifferenza delle istituzioni provochi quello che duemila anni non sono riusciti a fare: distruggere il sito.
     Nel 2010 c’è il crollo della Domus dei Gladiatori, a marzo 2014 ben tre crolli vengono registrati in meno di 24 ore e a giugno altri due cedimenti strutturali. La situazione è chiara: Pompei è abbandonata.

     Il Grande Progetto Pompei, presentato da Mario Monti nel 2012, è uno stanziamento di fondi, in parte italiani in parte europei, per un totale di ben 105 milioni di euro, che si propone di restaurare, mettere in sicurezza e valorizzare il sito. Naturalmente, però, in casi simili c’è il rischio che i fondi stanziati vengano dirottati dalla corruzione e dalla malavita organizzata, che inevitabilmente prova ad insinuarsi nelle gare d’appalto. Nelle intenzioni iniziali, doveva esistere un protocollo che sorvegliasse la trasparenza delle operazioni e che controllasse gli episodi di corruzione: per questo, a sorveglianza dell’operazione è stato posto il Generale dei Carabinieri Giovanni Nistri, che in questo periodo ha steso una relazione in cui denuncia i pericoli di infiltrazione malavitosa e di corruzione. Già a febbraio 2013, infatti, la Guardia di Finanza denuncia alcuni soggetti coinvolti nelle operazioni per corruzione, abuso d’ufficio, frode e truffa.

     Riparte il Futuro, da sempre attivo in questi casi, ha lanciato una petizione, che chiediamo di firmare gratuitamente, con cui si chiede alla Camera un’audizione del generale Nistri affinché la sua relazione sia resa nota. Ricordiamo infatti che il generale ha anche proposto una procedura per ampliare la partecipazione dell’opinione pubblica alla questione e rendere noti tutti i passaggi delle procedure, improntando la cosa alla massima trasparenza possibile. Quando la gente partecipa, infatti, è molto più difficile che si verifichino episodi di corruzione.

     Firmiamo dunque, e facciamo firmare, questa necessaria petizione, permettiamo a Pompei di rialzarsi in tutto il suo splendore, perché è perfettamente possibile! Ci sono 105 milioni di euro già pronti!







sabato 22 giugno 2013

Scavi di Pompei: riapre la Casa degli Amorini Dorati

     Una buona notizia per gli amanti dell’arte e dell’archeologia viene dagli scavi di Pompei, il sito archeologico dell’età romana più famoso al mondo. Risale a ieri, 21 giugno 2013, la riapertura della cosiddetta Casa degli Amorini Dorati, un’abitazione risalente al III secolo a.C., così chiamata a causa del ritrovamento al suo interno di un’incisione raffigurante un amorino su una foglia d’oro, facente parte di alcuni dischi di vetro che decoravano la camera da letto matrimoniale di quello che fu il proprietario, tale Cneus Poppaeus Habitus.
Casa degli Amorini Dorati: il peristilio col giardino.

Scena di triade egiziana con Arpocrate, Iside, Serapide e il dio Anubi.
     La casa, un'abitazione patrizia di un quartiere “in” della Pompei antica, è divenuta famosa per il gran numero di affreschi parietali in “terzo stile” raffiguranti scene per lo più tratte dalla mitologia greca e piene di influssi esotici, per i mosaici pavimentali raffinati e il bel peristilio con giardino; essa è in realtà il frutto di una composizione edilizia, una fusione di due piccole case appartenenti al III e II secolo a.C., riunite, appunto, nel I secolo in un’unica, grande domus, ed è situata nella regione VI (lato nord-ovest degli scavi), nell’insula XVI (le insulae erano gli equivalenti dei nostri condomini). Nel 62 d.C. un terremoto danneggiò alcuni affreschi, ma il proprietario li fece prontamente restaurare “in stile”. L’intero lavoro di ripulitura e restituzione all’antico splendore ha richiesto più di un anno di tempo, ma finalmente ora la casa è visibile ed è già un bagno di folla per i turisti che si sono immediatamente precipitati ad ammirare i tesori artistici che questa costruzione conserva.
     I lavori sono stati eseguiti con fondi della Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Napoli e di Pompei e facevano parte di ordinaria manutenzione: questo significa che il restauro di questa bellissima domus non rientra nel progetto Grande Pompei. La riapertura è stata presentata dalla direttrice degli scavi, Greta Stafani, e dalla direttrice tecnica dei lavori, Carmela Mazza, che, in fase di presentazione, ha annunciato altri due lavori di restauro, riguardanti rispettivamente la Casa dell'Ancora e la Casa dell'Efebo, entrambi parimenti condotti con i fondi della Soprintendenza di Napoli e Pompei.
Scena di Achille tra Patroclo e Briseide.
     Finalmente, dopo le polemiche relative ai crolli e allo stato di semiabbandono di alcune strutture (famoso il caso della Domus dei gladiatori), Pompei si riappropria di un pezzo importante del suo sito: i lavori sono consistiti prima di tutto nel recupero delle pitture murarie che rischiavano di staccarsi e nella loro pulitura dagli agenti corrosivi (in particolare l’umidità); sono inoltre state rifatte le coperture e consolidate le cornici in stucco; non di meno, il restauro ha interessato anche il giardino al centro del peristilio più un secondo giardino minore all’interno della domus.
     È questa una grande occasione per questo straordinario sito archeologico di rilanciarsi e farsi un po’ di pubblicità, dopo un lungo periodo di incuria manutentiva. I turisti che affluiscono quotidianamente agli scavi di Pompei vengono dalle più svariate parti della Terra, a testimonianza dell’imparagonabile valore culturale e artistico di questo posto, che tutto il mondo invidia.
     Per chi volesse dare uno sguardo ad alcuni scatti della Casa degli amorini (prima del restauro), segnalo questa pagina web che raccoglie scatti di architettura e archeologia. Coloro che invece volessero approfittare per fare una capatina da vicino al sito (dove c’è molto altro da vedere), ecco il link del sito degli scavi con gli orari di ingresso e le tariffe dei biglietti.



sabato 7 aprile 2012

Monti a Napoli per il rilancio di Pompei


     Quando un paese è in crisi, la crisi è sempre prima di tutto culturale. Ma crisi culturale non significa che il paese è in ginocchio perché la gente non si ricorda la capitale dell’Uzbekistan: significa che la capacità di reagire ai mali sociali è ridotta perché la gente non possiede quell’educazione, quella sensibilità tale da permettergli di riconoscere a monte i meccanismi sbagliati che si insinuano nella vita del paese; significa che la gente non è educata a indignarsi e, quindi, a reagire, anche non violentemente, non per forza con chissà che rivoluzioni; significa che la gente non ha fiducia nella ricostruzione di ciò che viene danneggiato e che quindi, anche nelle generazioni successive, si abbandona a quella sfiducia qualunquista che permette a chi vuole approfittarsene di continuare indisturbato la sua opera di parassitismo sociale… tutte cose che non si presentano in un popolo istruito e che è riuscito a prendere dalla cultura, dall’arte, dalla poesia, i mezzi necessari per imparare a vivere insieme agli altri e a rispettarsi reciprocamente.

Il Premier Mario Monti alla Prefettura di Napoli, illustra il piano
di rilancio degli scavi di Pompei assieme ad alcuni Ministri del
suo Governo.
     Con questa premessa, e vista l’attuale situazione della penisola italiana, appare quindi più che mai appropriato il recente annuncio di rilancio di una delle risorse culturali più preziose che esistano al mondo. Il rilancio del sito archeologico di Pompei, infatti, è stato annunciato il 5 aprile 2012 dal Presidente del Consiglio Mario Monti nel capoluogo napoletano, con un intervento iniziato alle ore 12.

     Assieme al Presidente del Consiglio, si sono presentati a Napoli altri importanti membri locali e del Governo: i sindaci di Napoli e Pompei in primis, Luigi de Magistris e Claudio D’Alessio, poi i Ministri Annamaria Cancellieri (Interno), Francesco Profumo (Istruzione), Fabrizio Barca (Coesione territoriale) e ovviamente Lorenzo Ornaghi (Beni culturali), tutti a presentare quello che è stato battezzato come il Grande Progetto Pompei. Di cosa si tratta precisamente?
     In sostanza è uno stanziamento di un totale di 105 milioni di euro, di cui 63 provenienti dai fondi nazionali e 42 dai fondi europei, che hanno l’esplicito obiettivo di mettere a disposizione mezzi, manodopera e consulenze tecniche per la ristrutturazione, la tutela e la manutenzione del sito archeologico dell’età antica più famoso e meglio conservato al mondo. Dopo la critica della ristrutturazione del Teatro Grande degli scavi e dopo i crolli di alcuni edifici (vedi il post del 6 novembre 2010), questo Progetto giunge quindi ancora più gradito.

     Ma sappiamo tutti come vanno a finire queste cose, potrebbe ribattere qualcuno: stanziano i fondi e poi la malavita organizzata se li mangia tutti. A quanto pare il Progetto avrebbe pensato anche a questo. Accanto ai bandi per l’acquisizione degli appalti sarebbe stato emanato anche un Protocollo di legalità per prevenire le infiltrazioni criminali: ben consci di come stanno le cose al sud, infatti (ma non solo al sud, eh: il recente scandalo Lega lo ha dimostrato, se mai ce ne fosse bisogno), i membri del Governo hanno infatti ritenuto necessario che i lavori siano sorvegliati da numerosi membri della Prefettura e della Guardia di Finanza proprio per evitare che la mafia e la camorra possano mettere le mani su questi milioni e usarli per i loro fini illegali. Il Protocollo di legalità prevede, tra le altre cose, una sorveglianza di agenti e della Prefettura sui cantieri di lavoro, un’estesa tracciabilità dei pagamenti e uno stretto controllo anche dei subappalti minori. Inoltre, il Ministro Cancellieri ha promosso anche una speciale squadra di Vigili del Fuoco che dovrebbe intervenire per le manutenzioni speciali.

Panoramica degli scavi di Pompei.

     In questo modo si spera di scongiurare il rischio che anche questa ennesima possibilità che l’Europa ci ha dato si risolva in un imbarazzante e umiliante buco nell’acqua. «L’Europa ci guarda», ha detto il Ministro Cancellieri, anche se questa operazione deve partire da un orgoglio e da un senso del dovere tutto italiano. L’azione, se riuscisse, avrebbe un forte potere simbolico, si ripercuoterebbe positivamente sull’immagine di Pompei e del Mezzogiorno, con tutte le conseguenze annesse.
     Per il momento sono stati emanati cinque bandi che mirano al restauro di altrettante domus: il Criptoportico, la Domus di Sirico, la Domus del Marinaio, la Domus della Pareti rosse e la Domus dei Dioscuri. Altri bandi sono previsti per luglio 2012 e tutti dovranno rispettare i requisiti di legalità, trasparenza e affidabilità che sono previsti dal succitato Protocollo.

     E, per chi fosse particolarmente interessato a sapere come si intende utilizzare i fondi stanziati, ecco l’elenco delle linee guida dei lavori in preparazione, con la spesa annessa:
     1. rilievi e diagnostica (€ 8.200.000);
     2. consolidamento delle opere (€ 85.000.000);
     3. adeguamento dei servizi per i visitatori (€ 7.000.000);
     4. potenziamento dei sistemi di sicurezza e di telesorveglianza (€ 2.000.000);
    5. rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Soprintendenza (€ 2.800.000).

     Significative, per il discorso fatto in apertura, le parole del Ministro Profumo: «La cultura genera sviluppo […] Il rapporto con la legalità, ciascuno di noi inizia a maturarlo sui banchi di scuola».