sabato 14 marzo 2015

Caso Ruby: il reato c’è ma non è più punibile. Berlusconi assolto dalla Cassazione

     Lo scorso luglio su questo blog si è parlato in un apposito articolo dell’assoluzione in Appello di Silvio Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile nell’ambito del processo Ruby. Da poche ore è arrivata la notizia della definitiva pronuncia dei giudici ermellini: la Cassazione assolve Silvio Berlusconi da tutte le accuse.

     Ora, un buon cittadino deve accettare le sentenze, anche perché a non farlo si ricadrebbe nello stesso errore che Berlusconi ha più volte fatto disprezzando la legge solo quando non gli dava ragione. E noi, da buoni cittadini, rispettiamo la sentenza. Certo, non possiamo però fare a meno di notare alcune stranezze e perplessità e, nell’attesa che i giudici rendano note le loro motivazioni, vogliamo dare un’occhiata a queste perplessità: vedremo che questo Berlusconi è un assolto un po’ sospetto. Esaminiamole punto per punto…

La prostituzione è avvenuta davvero
Ruby.
     L’iniziale strategia dei legali di Berlusconi (Ghedini e Longo) si basava sulla (ridicola) favoletta delle “cene eleganti”: ad Arcore non ci sarebbe stato alcun episodio di prostituzione, ma solo cene tra persone per bene, vestite a modo. Questo è quello che Berlusconi è andato sbandierando con una finta indignazione per mesi e mesi (e lo grida ancora oggi quando non è in aula). La verità emersa dai processi, però, è ben diversa: le ragazze venivano invitate alla villa appositamente per prestazioni sessuali e ricevevano per questo delle utilità sotto diverse forme. Prova ne sono i numerosi bonifici, messi in evidenza dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm Sangermano, a favore delle Olgettine.
     Quando il processo è passato in mano all’avvocato Coppi, però, c’è una svolta di realismo: Coppi sa bene che la storia delle cene non regge e allora ammette la verità: è vero, ci sono stati episodi di prostituzione ad Arcore. E anche per questo le prove abbondano, prime fra tutte le intercettazioni telefoniche tra Berlusconi e le Olgettine e anche delle Olgettine tra loro! Quelle di Ruby, poi, sono memorabili: potete riascoltarle in questo post e resterete a bocca aperta. Ma confessando in tribunale che la prostituzione c’è stata resta il problema della minore età di Ruby.

I capolavori di Coppi
L'avvocato Franco Coppi.
     L’avvocato Coppi è riuscito davvero a “rigirare la frittata” violando la logica e stuprando il buon senso, prendendo punto per punto i principali anelli deboli della difesa di Berlusconi e reinterpretandoli a modo suo. Ecco come…

1. Ruby era minorenne: questo elemento giustifica l’accusa di prostituzione minorile, ma grazie a Coppi l’accusa cade perché non è provato che Berlusconi, pur avendo avuto rapporti sessuali a pagamento con la ragazza, sapesse che all’epoca dei fatti fosse minorenne. Perplessità: lo sapevano tutti nel suo entourage, lo sapevano perfino le ragazze, ma Berlusconi era l’unico a non saperlo. Mh…

2. Ruby doveva essere liberata dalla Questura di Milano perché era la nipote di Mubarak: come sappiamo si tratta della scusa creata ad hoc durante la telefonata di Berlusconi al funzionario della Questura Pietro Ostuni per convincerlo a rilasciare la ragazza. Inventando una bugia, l’allora premier avrebbe commesso un reato per coprirne un altro (impedire che la ragazza lo sputtanasse ai questori). Questo giustificava l’accusa di concussione. Ma grazie a Coppi viene fuori che la storia della parentela con l’ex presidente egiziano fu una balla inventata dalla ragazza. Perplessità: come avrebbe fatto allora Berlusconi a convincere Ostuni a rilasciare la ragazza, quando la legge prevedeva che una minorenne beccata per un reato minore venisse affidata a una comunità? Mh…

3. Nella telefonata in Questura si parla di affidare Ruby al consigliere regionale-Olgettina Nicole Minetti perché la portasse in affido in una comunità. Ma questa procedura è prevista solo per i soggetti minorenni: questo vuol dire che Berlusconi sapeva che Ruby fosse minorenne! Ma grazie a Coppi l’idea dell’affido non viene da Berlusconi, bensì sarebbe nato dalla stessa Minetti parlando con Giorgia Iafrate, di turno quella notte in questura. Perplessità: Berlusconi dice a un funzionario “Oh, viene un consigliere regionale a prendersi la ragazza, non te ne frega niente per quale motivo: dagliela e basta” e tutto finisce? Non si può, bisogna dare almeno una piccola motivazione. In questa telefonata stanno scomparendo tutte le frasi, sembra quasi un numero di mimo fatto per telefono. Mh...

4. Berlusconi ha commesso concussione per far rilasciare Ruby: Ostuni sarebbe stato concusso secondo l’accusa proprio perché ha subito delle pressioni da parte di Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, affinché facesse una cosa che normalmente non poteva essere fatta. Ora, il reato di concussione fino alla legge Severino permetteva di applicare il caso alla fattispecie, perché esisteva un solo tipo di concussione e quella di Berlusconi lo era per certo. La concussione poteva avvenire con qualunque modalità, ma nel 2012 (quindi quando il processo era ancora in corso!), Berlusconi fa varare la legge Severino, la quale prende il reato di concussione e lo disgrega in due fattispecie: da una parte abbiamo la concussione per costrizione (nuovo art. 317 c.p.), dall’altra una induzione indebita (art. 319-quater c.p.), reato meno grave, in cui una persona non è costretta con la forza e quindi può in teoria rifiutarsi.
     Ora, furono in molti all’epoca a identificare la fattispecie più corretta con la concussione per induzione, ovvero senza azione violenta o coercitiva ma per pressione psicologica o morale. Il Tribunale di Milano però ha scelto di applicare la concussione per costrizione e il capo d’accusa non ha retto, perché Coppi è riuscito a dimostrare che non esiste alcuna prova che Berlusconi abbia costretto Ostuni a commettere il reato. Infatti Berlusconi non ha costretto con la forza Ostuni, ma ha fatto leva sul suo ruolo di Presidente del Consiglio inducendo in Ostuni la paura di provocare un incidente internazionale (Ruby doveva essere la nipote di Mubarak!): era quindi meglio applicabile la fattispecie dell’induzione. Ma così non è stato.

     Ecco quindi che i giudici già in Appello non hanno potuto confermare la condanna del primo grado. Ma attenzione: i fatti restano provati. Restano provate le notti di prostituzione, resta provato che Ruby era minorenne, restano provate le telefonate con cui le ragazze confessano tutto, i pagamenti alle ragazze perché tacessero (e per questo c’è il processo Ruby-ter, dove Berlusconi è accusato di inquinamento delle prove per aver corrotto le ragazze affinché mentissero), insomma c’è tutto… E Berlusconi ha sempre dichiarato alla stampa e ai suoi elettori che niente di tutto questo fosse vero.
     Purtroppo nei Tribunali la verità è un concetto diverso da quello che usiamo nella vita di tutti i giorni: perciò, come dicevo, la sentenza si accetta perché in Tribunale non si è riusciti a dimostrare che Berlusconi abbia commesso quei reati con consapevolezza (ma li ha commessi comunque!), ma ai cittadini elettori non può non sfuggire che dietro questa verità giuridica ne esiste un’altra fin troppo evidente e imbarazzante, che non possiamo (giustamente) usare per condannare qualcuno, ma che ci serve per farci un’idea di chi sia la persona protagonista di quella verità e se meriti il nostro voto.



     Ecco quindi svelato l’arcano, che poi arcano non è: la legge cambiata con il processo ancora in corso, affinché un reato non risultasse più tale e quindi non più punibile, i soldi dati alle ragazze perché non testimoniassero, inquinamento probatorio, un avvocato che confessa spudoratamente il reato quando ormai non si può più punire e chissà che altro. Ecco la ricetta perfetta per essere assolti anche se colpevoli. State tranquilli perciò: Berlusconi rimane il solito birbante.


domenica 1 marzo 2015

Scavi di Pompei, dopo il restauro riapre la Villa dei misteri

     Gli scavi di Pompei riaprono le porte a quella che è probabilmente la maggior attrattiva dell’intero sito archeologico: la celeberrima Villa dei misteri, dopo un intenso lavoro di restauro, sarà di nuovo visitabile a partire dal prossimo 22 marzo 2015.

     La villa, edificata nel II secolo a.C., prende il nome da una bellissima pittura muraria, oggetto del restauro, raffigurante i riti dei culti misterici in onore del dio Bacco. Subì nel corso del tempo una serie di ampliamenti e numerosi restauri, l’ultimo dei quali proprio al momento in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la seppellì, e raggiunse il suo massimo splendore nell'età di Augusto. In origine la villa offriva un meraviglioso panorama giacché affacciava sul golfo di Napoli e ciò era una logica conseguenza della funzione iniziale per cui era stata concepita: nacque infatti come villa di otium, il genere di villa “da vacanza” tipica dei patrizi romani che amavano trascorrere periodi di riposo o di attività ricreativa in Campania, lungo le coste del golfo partenopeo. Non si trattava quindi di una struttura dedicata ad attività lavorative.

     Ma nel 62 d.C. un violento terremoto la danneggiò e quando fu riparata la sua funzione mutò, diventando una villa rustica, ovvero una casa di campagna che, pur continuando a ospitare nobili cittadini (in una zona detta pars urbana), fungeva anche da fattoria o piccola azienda agricola: furono quindi aggiunti locali adibiti alle attività di produzione (pars rustica) o adatti a contenere attrezzi da lavoro. Nella villa dei misteri si produceva e si vendeva vino, prodotto gettonatissimo in questa parte del territorio campano. Le terre di questa parte del sud Italia erano infatti famose in tutto l'impero per la loro incommensurabile fertilità. Si trattava in generale di una caratteristica comune a molti luoghi della regione, al punto che i romani parlavano di Campania felix (Campania felice).

    
     Si pensa che al momento dell'eruzione la villa fosse in ristrutturazione: infatti un’intera sua area è stata ritrovata priva di suppellettili. Il primo scavo risale al 1909, ma una seconda operazione fu eseguita nel 1929 e tutt’oggi esiste una parte dell’edificio che non è stata ancora riportata alla luce e che secondo gli esperti aggiungerebbe poco a ciò che già sappiamo.

      Molte sono le pitture, in diversi stili, che sono state rinvenute, tuttavia è la serie di affreschi della sala del triclinio ciò che più caratterizza il sito e lo rende la domus patrizia più famosa di tutta l’area archeologica. Le pareti raffigurano, come si diceva, un rituale che vede probabilmente una iniziata che deve diventare sposa del dio Bacco. Le figure sono state realizzate a grandezza naturale e l’autore le raffigurò con una tecnica chiamata per questo megalografia (raffigurazione di grandi dimensioni). Satiri, dei, vergini, amorini sono i protagonisti di queste bellissime scene, che si ispirano in parte alla pittura greca e sono dotati di una morbidezza che ingentilisce lo sguardo; corrono tutt’attorno alle pareti e lo spettatore ha davvero l’impressione di trovarsi fisicamente in mezzo al rituale, con figure raffigurate senza scala che paiono venire fuori dalle pareti e abitare il pavimento di piastrelle in palombino. Le figure sono aggraziate ma decise, ora aeree ora reali e fisicamente presenti e raccontano di una scena sul cui significato gli studiosi si interrogano ancora oggi: la “lettura” delle pareti si effettuerebbe da sinistra e si notano alcuni momenti tipici dei rituali in onore del dio Bacco: vediamo infatti un satiro che degusta del vino (Bacco era il dio del vino), oppure una baccante che scopre il fallo del dio, simbolo di fertilità, così come anche un’altra baccante che danza vigorosamente in preda all’estasi, un momento molto importante nei rituali dedicati a Bacco. Non mancano figure più composte, come una donna che effettua la toilette o una matrona ferma e assorta, come in pausa.



     I lavori di restauro sono iniziati nel 2003, con fondi della sovrintendenza pari a circa un milione di euro, e sono stati estesi a tutta l’abitazione (con l’eccezione del peristilio, oggetto di restauri a parte a causa del crollo di una trave); ai lavori hanno collaborato numerosi atenei, sia italiani sia stranieri, a testimonianza della grande risonanza di questo sito nel mondo. Il direttore del restauro, Stefano Vanacone, ha dichiarato che sono stati rimossi vari strati di una miscela di cera e benzina che sarebbe servita a conservare meglio le pitture nel corso del ’900 ma che, a causa dell’ossidazione, si era scurita, alterando il tono dei colori.

     Le pitture che si sono succedute nel tempo variano a seconda dell’epoca e del gusto dei proprietari: ci sono pitture che si rifanno a uno stile egiziano, di gusto esotico, e affreschi del secondo stile; non mancano un criptoportico, adibito alle passeggiate al fresco e il tipico impluvium dell’ingresso. Nei 2500 metri quadrati di questa villa i visitatori possono ammirare anche dei calchi di vittime e perfino una copia di un torchio vinario.

     I lavori dovevano terminare il 20 febbraio, ma le avverse condizioni atmosferiche e la necessità di ultimare alcuni dettagli hanno richiesto un altro po’ di tempo. La Sovrintendenza ha quindi deciso di rinviare l’apertura al pubblico il prossimo 22 marzo. Si legge infatti sul sito: «Si informa che la riapertura al pubblico della Villa dei Misteri è stata posticipata al 22 marzo, per consentire l’ultimazione degli interventi di restauro degli apparati decorativi, che hanno subito ritardi a causa di condizioni meteorologiche e climatiche eccezionalmente avverse».

     Una bellissima occasione per rientrare in contatto con l’arte e la cultura, un evento imperdibile a cui è moralmente obbligatorio partecipare.

     Vale la pena ricordare che da pochi mesi è uscito un bellissimo libro, scritto da Alberto Angela, che racconta proprio la scomparsa di Pompei ad opera dell’eruzione del 79 d.C. Lo trovate in libreria col titolo I tre giorni di Pompei, edito Rizzoli.

Nota: Alberto Angela e Rizzoli devolveranno una parte del ricavato derivante dalle vendite del libro al restauro di un altro importante affresco di Pompei, l’Adone ferito, nella casa omonima. Una bellissima decisione che aggiunge un ulteriore contributo al mantenimento in vita di questo sito straordinario il cui valore e la cui preziosità non sono eguagliate da nessun altro sito archeologico in tutto il mondo.

Alberto Angela posa assieme all'Adone ferito, l'affresco che verrà
restaurato acquistando il suo libro I tre giorni di Pompei: la foto è
stata scattata lo scorso 8 gennaio, poco prima della presentazione
del libro nell'Auditorium degli Scavi di Pompei.

giovedì 12 febbraio 2015

Quale destino per la Grecia di Tsipras? Un’analisi dei possibili sviluppi

Alexis Tsipras
      Atene non va lasciata sola. Appoggiare la Grecia avrebbe più di una conseguenza: la prima, più ovvia, sarebbe di aiutare un paese palesemente in difficoltà e vittima di un trattamento disumano; la seconda è che si creerebbe un precedente in cui a livello internazionale più forze collaborano per opporsi alle politiche di austerità dell'Europa finanziaria. Questo gioverebbe a tutti, Italia compresa.
     La situazione della Grecia è delicatissima: Syriza, il partito di Tsipras, dovrebbe mirare ad ammorbidire l’effetto delle catene della Bce sull'economia nazionale, ma in Europa si ha interesse affinché la Grecia non abbia l’aiuto che le occorre. Se Tsipras non riuscisse ad ottenere quello che vuole, alla Grecia resterebbero due possibilità: obbedire o uscire dall’euro. Ma Beppe Grillo fa capolino con una proposta che, almeno su carta, pare interessante...

     Esaminiamo prima la situazione: Marcello Foa ci spiega perché la Grecia non ha molte speranze di ricevere il trattamento di cui ha bisogno in un articolo intitolato Grecia e Bce: avete capito o no chi governa davvero?.

Non chiamatele pressioni, sono ricatti. Non parlate di separazione di poteri, al vertice dell’Unione Europea non esistono. Sto parlando, ovviamente, del trattamento che “l’Europa” sta riservando alla Grecia. Quando la Banca centrale europea annuncia che non accetterà più i titoli pubblici greci a garanzia dei prestiti bancari, compie un gesto politico, dalla forza dirompente, paragonabile a un atto militare. Di fatto priva le banche di liquidità, ed è come se si riducesse l’ossigeno a un paziente reduce da una lunga malattia. Gli spin doctor della Bce hanno presentato la decisione alla stregua di “pressioni” sul governo greco; in realtà è una forma di ricatto, che dimostra, ancora una volta, come in questa Europa la democrazia sia più formale che sostanziale e come la volontà popolare non abbia possibilità di affermazione non appena contrasta con gli interessi e i piani delle élite europee. Fuor di metafora: Draghi ha messo Tsipras con le spalle al muro: se persiste sulla strada della rinegoziazione del debito, le banche greche, nel giro di poche settimane o forse di pochi giorni, si troveranno senza fondi, alcune chiuderanno, la gente assalirà, inutilmente, bancomat e sportelli, l’economia si fermerà.

A quel punto Tsipras avrà di fronte a sé due alternative: rompere definitivamente e uscire dall’euro o chinare la testa. Secondo voi come finirà? L’effetto, se questo scenario dovesse realizzarsi, sarebbe disastroso per la nostra democrazia: dimostrerebbe Draghi che i vari Syriza, Podemos, eccetera non hanno alcuna possibilità di realizzare le proprie promesse elettorali e che ai popoli europei non resta in realtà che una scelta: applicare i diktat della Troika con un premier di centrosinistra o applicare i diktat della Troika con un premier di centrodestra. Cambia l’etichetta, non la sostanza. Nell’Europa di oggi, chi controlla la moneta, ovvero l’euro, di fatto rappresenta il potere più forte, condizionante in quanto ostativo, di tutte le istituzioni nazionali ed europee. Un potere che è assoluto. A chi risponde la Bce? A nessuno. Qual è il contropotere della Bce? Non esiste. Chi può giudicare la Bce? Nessun tribunale, la Banca centrale beneficia di fatto di un’immunità assoluta. Ma, vien da pensare, concetti che pensavamo sacri come la tripartizione dei poteri, la sovranità popolare? Spariti in un colpo.

Non contano più, perché con la pretesa di proteggere la banca dalle interferenze dei politici, si è di fatto creato un feudo senza precedenti che ha potere di vita, di sofferenza (tanta sofferenza) e di morte su tutti i cittadini europei. Con la consueta dose di ipocrisia: all’indomani del voto in Grecia il presidente della Bce Mario Draghi, della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, del Consiglio Donald Tusk e dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si sono riuniti per esaminare la situazione e coordinare la risposta. Scusate, sarò un po’ tonto: ma se la Banca centrale europea deve essere immune dall’influenza dei politici, perché deve coordinarsi con istituzioni politiche? Draghi non dovrebbe immischiarsi di questioni politiche e men che meno partecipare a decisioni che, in una vera democrazia, spetterebbero ai rappresentanti del popolo. E invece l’indipendenza vale solo verso i politici nazionali, non ai vertici dell’Unione Europea e non solo perché essi non hanno piena legittimità popolare. I leader politici, economici, monetari dell’Unione Europea condividono un disegno, un progetto, un metodo di gestione del potere. A quei livelli le barriere non contano. Bisogna mantenere la rotta. E dimostrare a tutti i cittadini europei che il destino è segnato.


     Bill Mitchell, economista australiano, è ancora più duro con Syriza, sebbene a malincuore, e in un suo intervento sulla Grecia illustra i limiti delle richieste di Tsipras (traduzione di Domenico Rontoni)

[...] non credo all’idea che Syriza sia un partito radicale. I suoi discorsi pubblici e i propositi con cui guiderà il popolo greco non sono per niente radicali e lo vedranno operare in accordo alle regole mainstream (neoliberiste) che sono decise e difese da Bruxelles. Syriza non sta proponendo un ritorno alla sovranità valutaria. Piuttosto sta proponendo che Bruxelles sia morbida con la Grecia per un po’ e fissa una parte delle attività pubbliche come parte di un alleggerimento concordato delle condizioni di rimborso. Ciò non è radicale. Ciò assicura che la Grecia rimanga nell’Eurozona, le cui dinamiche sono dominate dalla Germania, che ha un’economia non confrontabile con l’economia greca e la rende un partner “impossibile” con cui stare in una unione valutaria comune.
[...]
La realtà è che la Grecia ha bisogno di uno stimolo pubblico che è ben al di là di qualsiasi cosa sia ammessa con le regole attuali. Mantenendo una posizione di sostegno all’obiettivo del pareggio di bilancio non si fornisce una risposta a Tsipras un simile tema. Ma i greci possono risolverlo in una singola decisione – lasciare l’Eurozona e ripristinare la sovranità monetaria. Le affermazioni di Dragasakis [vice primo ministro del governo Tsipras] precludono questa alternativa.

La sola ragionevole conclusione è che gli obiettivi espressi da Syriza non sono reciprocamente coerenti. Non possono raggiungere le originarie aspirazioni di maggior crescita e aumento dei redditi ed equità mentre permettono a Bruxelles di dominare la quantità dei loro deficit fiscali. Non possono raggiungere i loro obiettivi con un tasso di cambio fisso (o tasso di cambio non indipendente) con la Germania come partner nell’unione monetaria. Le loro promesse politiche si amplificano con la popolazione sofferente. Ma la realtà è che la popolazione non viene informata da forze progressiste sul danno auto-inflitto che comporta il mantenere l’euro come valuta. Non ritengo Syriza la soluzione, dato che tendono verso il centro (che in realtà è la destra). Ma sarei molto contento di scoprire che mi sbaglio!


     Ora, in un clima del genere c’è da perdere la speranza. E infatti la Grecia, nel caso in cui la Germania la snobbasse, ha pronto un piano B: ottenere il supporto finanziario necessario da altre fonti (USA, Russia o Cina...). Ma ecco che Grillo pubblica sul suo blog un’ideuzza che, proprio perché la situazione è tanto disperata, pare un bel punto su cui partire: costituire un fronte anti-austerità a livello internazionale. L’appello si è limitato a chiamare in causa M5S, Syriza e Podemos, ovvero le principali forze antieuropeiste dell’Europa mediterranea. Ora, pensate se questo si realizzasse, se si coordinassero davvero le azioni di più forze insieme; pensate se questo portasse perfino ad imitare l’esempio in altre zone dell'Europa. Magari non si caccerebbero via a calci i padroni del mondo dell’Europa finanziaria, ma le possibilità di costruire una risposta crescerebbero molto di più!
     Si legge sul suo blog «Sarebbe opportuna una conferenza delle forze che in Europa si battono per la ristrutturazione del debito, magari indetta insieme da Siryza, M5S, Podemos ed alla quale invitare tutti, con la sola eccezione dei nazisti di Alba dorata o di Jobbik, che sporcherebbero inutilmente l’iniziativa. Ed è necessario anche chiamare la gente in piazza a sostegno della Grecia, che ne pensano Sel, M5S, Fiom, Cgil, le minoranze Pd? O anche la Lega? Ciascuno a suo modo e con i propri appuntamenti, ma occorre muoversi ed ora».


Beppe Grillo, Pablo Iglesias e Alexis Tsipras, i leader di Movimento5Stelle, Podemos e Syriza, protagonisti
del possibile fronte 
anti-austerità contro la politica finanziaria dell'Unione europea.

mercoledì 11 febbraio 2015

Scripta manent, n. 22 – La “Nostalgia” di Ungaretti

     28 settembre 1916, Locvizza, sul Carso. Giuseppe Ungaretti è rintanato nelle trincee del primo conflitto mondiale a fare il soldato. Il campo di battaglia che puzza di polvere da sparo, freddo e cadavere è l’aria che normalmente respira. Da quel luogo, privo di ogni forma di Bellezza, chiunque vorrebbe fuggire, figuriamoci un poeta. Ma, mentre tutti gli altri sono costretti a restare, Ungaretti riesce per un momento a scappare e lo fa nel modo in cui solo un poeta può riuscire: creando Bellezza dall’orrore.

     Ungaretti ricorda. E ricordando vola via. Ritorna con la memoria a Parigi, dove era giunto giovanissimo (aveva solo 24 anni) per ragioni di studio. Ritorna a una lontana notte di febbraio, apparentemente anonima, ma che per qualche ragione gli si è fissata nella mente e che ora riprende vita davanti ai suoi occhi graffiati dall’orrore; in quella notte si trova a Montparnasse, poco prima dell’alba. Davanti a lui un ponte, sotto il ponte le acque della Senna scorrono lente e buie sotto un cielo cupo, un vero e proprio «oscuro colore di pianto». Sul ponte, ferma e silenziosa a contemplare il fiume, una ragazza, Marthe Roux, 16 anni appena: la sua immagine, così «tenue», rimane nella mente del poeta per tutti quegli anni. Un «fiore d’Alpe», così la chiama in un verso poi cancellato dalla stesura finale, che se ne sta lì immobile, «in un canto di ponte», a vivere il suo malessere. Un malessere in cui Giuseppe si riconosce ora, tanto che gli pare che i loro stati d’animo siano in realtà uno solo: «le nostre / malattie / si fondono».

     La giovane Marthe è la cosa più malinconica e bella che riesce a pensare in mezzo a tutta quella morte. Nel 1918, dal fronte, le scriverà: «la nostra relazione è stata assolutamente pura, ma io volevo avervi totalmente». E molti anni dopo ancora la ricorda: «Che illusione meravigliosa è stata per me».


Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane.

Giuseppe Ungaretti, Nostalgia



lunedì 10 novembre 2014

Scripta manent, n. 21 – I figli secondo “Il Profeta”

     Il profeta è un bellissimo testo di Kahlil Gibran del 1923, in cui un saggio dispensa delle “piccole” grandi verità a una folla che lo ascolta sui temi più diversi della vita. Le sue riflessioni, lunghe appena una paginetta, spaziano dall’amore al dolore, dalle leggi alla libertà, dal cibo agli abiti. Il passo che segue riguarda i figli: in esso viene descritta una visione molto bella di cosa i figli dovrebbero essere. Chiunque sia genitore o voglia un giorno diventarlo farebbe bene a leggere queste poche righe.



E una donna che reggeva un bambino al seno disse: Parlaci dei Figli.
Ed egli disse:
I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie dell’ardore che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro propri pensieri.
Potete dar ricetto ai loro corpi ma non alle loro anime,
poiché le loro anime dimorano nella casa del domani, che neppure in sogno vi è concesso di visitare.
Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercate di rendere essi simili a voi.
Poiché la vita non va mai indietro né indugia con l’ieri.
Voi siete gli archi da cui i vostri figli come frecce vive sono scoccate.
L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e piega e vi flette con la sua forza perché le sue frecce vadano veloci e lontane.
Fate che sia gioioso e lieto questo vostro esser piegati dalla mano dell’Arciere:
poiché come ama la freccia che scaglia, così Egli ama anche l’arco che è saldo.

Kahlil Gibran, Il Profeta