mercoledì 11 settembre 2013

Perché diffidare di Renzi

     Lo scorso luglio Enrico Mentana ospitava su La7 Marco Travaglio e Matteo Renzi, attualmente maggior candidato a diventare premier del Pd. Il nuovo che avanza, il rottamatore, Renzi ha saputo conquistarsi la simpatia di molti elettori per il suo modo schietto di parlare, per il suo andare controcorrente e forse anche per il suo stile un po’ dissimile dai suoi colleghi.
     A me ha sempre fatto credere di essere molto viscido, un approfittatore, uno che aspetta solo il momento buono per insinuarsi senza manco sgomitare. Renzi è quello che disse, tanto per dirne una, che gli inceneritori non provocano tumori, andando contro il parere di un’oncologa e di decine di studi scientifici che invece dicono il contrario. Da qualche tempo invece si distingue per la sua vicinanza alla causa berlusconiana, impersonificata nella tesi secondo cui “Non è giusto eliminare Berlusconi per via giudiziaria perché gli avversari politici si sconfiggono alle urne”.

     Siamo in studio e Travaglio apre con una domanda legittima: anche ammettendo che sia disonorevole e indecoroso “eliminare” Berlusconi usando i suoi processi e che quindi dovrebbe essere messo fuori al momento del voto, quelle regole che puniscono i colpevoli di reati che fine fanno? Le mettiamo da parte solo perché è disonorevole eliminare qualcuno per via giudiziaria?

     L’imbarazzatissimo Renzi tenta con la sua consueta dialettica da paraculo da quattro soldi di rispondere. E nel farlo, tra parentesi elusive e frasi stereotipate, fa venire fuori alcuni punti salienti di ciò che è il suo pensiero politico… guardiamo il video e poi riflettiamo brevemente su quanto detto.


     Secondo Renzi non è giusto rendere Berlusconi ineleggibile oggi perché dal 1994 è sempre stato dichiarato eleggibile sempre per le stesse ragioni, nonostante la legge del 1957 indichi (articolo 10) precisi limiti alla candidabilità di un uomo nella sua posizione. Ora i casi sono due… O la legge del 1957 è stata sempre applicata bene e quindi Berlusconi ha sempre avuto i requisiti per essere eletto, e allora Renzi riconosce che Berlusconi non ha conflitti di interesse, il che è gravissimo (renderebbe inutile lo stesso dibattito che sta affrontando con Travaglio); oppure la legge è stata applicata sempre male e allora non c’è motivo di credere che bisogni continuare ad applicarla male: anzi, proprio perché ci si rende conto che sia stata applicata male bisognerebbe applicarla bene!

     Renzi si dice inoltre discordante non tanto sulla sua idea di berlusconismo, ma su quella dell’antiberlusconismo. Non precisa esattamente cosa pensa dell’antiberlusconismo, ma dice che per lui è sbagliato che esso sia stato forse il solo motivo per cui negli anni precedenti si sono avute alleanze della sinistra. Renzi vorrebbe che la sinistra in questo paese non fosse mai esistita solo per fare fronte comune contro Berlusconi: oh, caro Renzi, se è per questo la sinistra non è mai stata contro Berlusconi. I casi in cui i democratici gli hanno fatto favori non si contano. Anche ora che si deve decidere in Giunta sulla sua decadenza da parlamentare ci sono tuoi colleghi che assecondano le sue strategie per salvarsi!
     Inoltre come si può avere un’idea comune sul berlusconismo e non sull’antiberlusconismo? È come dire “Riconosco come tutti che rubare sia sbagliato, ma non sono d’accordo sulle leggi che proibiscono il furto!”. Dialettica vuota, che solo sterili politici di oggi sanno usare su menti che non ascoltano.

     Infine chiariamo una cosa: basta con questa idea che le elezioni politiche e le campagne elettorali siano competizioni agonistiche, come fossero uno sport: durante le competizioni agonistiche tutti gli atleti sono uguali tra loro e vincono per merito. Vince il più bravo. Qui si parla di competizioni in cui ci sono candidati non uguali tra loro, perché alcuni sono colpevoli di reati e che quindi non dovrebbero gareggiare affatto, soprattutto non dovrebbero gareggiare affianco a chi invece non ha mai compiuto reati. Se uno ha violato la legge e contemporaneamente compete in campagna elettorale, non c’è motivo di pretendere che perda solo se battuto: può benissimo essere espulso dalla gara. E quelli come Renzi impediscono a questo paese di darsi una ripulita.

lunedì 9 settembre 2013

Berlusconi: l’ora è Giunta. Ma la tattica è perdere tempo

     Era stata fissata ad oggi 9 settembre 2013 la riunione della Giunta per le autorizzazioni del Senato per decidere se votare pro o contro la decadenza di Berlusconi da senatore. Il pregiudicato infatti ha subìto una condanna definitiva che lo obbliga a decadere da parlamentare in base a una legge, votata anche dal suo stesso partito e fatta passare appena pochi mesi fa, che dice essenzialmente che un condannato nelle sue condizioni (ovvero con pena superiore ai due anni di reclusione) debba perdere automaticamente la carica che eventualmente riveste al momento della sentenza al fine di avere un Parlamento pulito.

La Giunta per le elezioni e le immunità del Senato della Repubblica.

     Mari e monti sono stati smossi in queste ultime settimane per rallentare questo processo. Mille dubbi di costituzionalità sono stati sollevati sulla stessa legge Severino, sopra accennata, che sarebbe secondo i legali e gli “amici” del Berlusconi una legge che va contro la Carta costituzionale. Lasciamo stare la domanda che verrebbe lecita a questo punto, ovvero: se è così evidente che sia incostituzionale, come avete fatto a votarla? Come avete fatto a farla approvare?
     Lasciamo stare anche il pessimo e imbarazzante tempismo del Pdl, che per accorgersi che questa legge sia incostituzionale ha dovuto attendere che fosse condannato proprio il suo leader, come a dire: se la legge condanna altri, chi se ne frega, ma se condanna Berlusconi, allora aspetta… qui c’è qualcosa che non va! Un atteggiamento tipico solo del bimbo viziato e capriccioso che, nel momento in cui la sua squadra sta perdendo alla partita di calcio, prende il pallone e va via accusando tutti di aver imbrogliato.
     Lasciamo stare tutto questo e concentriamoci piuttosto su quello che avverrà: è assai improbabile che la giornata di oggi si concluda con una risposta definitiva. I senatori della Giunta sono spaccati. Quelli del Pd, se non fanno i voltagabbana all’ultimo minuto come hanno fatto di recente, dovrebbero votare per far decadere Berlusconi. Ma il pregiudicato minaccia di far cadere il governo se non gli danno modo di restare in scena ancora del tempo. E lasciamo stare anche il fatto che si usi la tenuta del governo, che dovrebbe servire a tutta la comunità indipendentemente dalle vicende personali di un solo uomo, come ricatto per averla vinta. Questa e altre forme di vigliaccheria sono ben familiari al pregiudicato Berlusconi.

     Le ipotesi sono varie: c’è chi vede che la questione dovrebbe essere portata davanti la Corte Costituzionale e chi come quelli del Pdl vogliono appellarsi alla Corte di Strasburgo! Quindi la strategia, come si vede, è sempre la stessa: perdere tempo. Far passare settimane e forse anche mesi prima di mettere un punto a questa ormai asfissiante questione. Si pretende che la cosa vada riesaminata, che vadano ascoltati i pareri di “illustri costituzionalisti”, che si ragioni e si ponderi per bene…
     Quanta efficienza e quanta premura hanno questi nostri senatori! E se state pensando che Berlusconi vorrebbe usare quel tempo per poter continuare a spingere sulla riforma della giustizia e soprattutto per introdurre una leggina piccola piccola che gli commuti la pena o almeno gli faccia evitare carcere e decadenza… avete capito tutto!
     Perdere tempo… A tutti i costi. Tanto le “scuse” si trovano, le motivazioni le sanno far apparire legittime e sacrosante. E poi chi li contraddice? Le poche voci che si oppongono non hanno molto spazio nei media: nessuno ascolta i Cinque Stelle o Ingroia, o altri costituzionalisti altrettanto illustri come Stefano Rodotà.

     E se gli eventi dovessero precipitare, se il Pd non dovesse dare a Berlusconi il tempo che gli serve, gli scagnozzi del pregiudicato hanno già pronto un piccolo assedio al Quirinale.
     Non so voi, ma da questa vicenda traspare chiara ed evidentissima tutta una serie di prove del fatto che Berlusconi sia colpevole davvero
     Per esempio, nessuno ci fa caso, ma tutta la discussione non si incentra più sulla sua innocenza (che non è più sostenibile perché i “fatti” sono stati già provati in secondo grado), bensì si distrae l’attenzione della gente parlando della costituzionalità della legge Severino: Berlusconi cioè ha smesso di sbandierare la sua innocenza e fa confluire le sue “argomentazioni” sulla pena che quella legge gli dà. Una cosa è dire, infatti, “Sono innocente e quindi non merito la pena”, un’altra è dire “Non parliamo della mia innocenza, parliamo del fatto che non dovrei avere quella pena”. Se qualcuno di voi avrà un minimo di buon senso comprenderà che per un parlamentare già solo il fatto di essere stato scoperto colpevole di un reato basterebbe da solo a richiedere le sue dimissioni immediate, sia per un fatto di dignità personale, sia in rispetto alla Costituzione stessa, che all’articolo 54, comma 2, recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Tutto questo indipendentemente dalla costituzionalità della legge Severino. Berlusconi è stato accertato colpevole, con un regolare processo, arrivato fino al suo ultimo grado e sostenuto da prove che tutti possono conoscere: se anche la legge Severino fosse incostituzionale lui avrebbe compiuto il reato ed è questo che conta agli occhi del decoro delle istituzioni, è questo che ai cittadini dovrebbe interessare. Non dovremmo accettare di essere governati da un criminale.

     E poi secondo voi cos’è più probabile? Che un giudice e tutti i suoi colleghi per vent’anni si siano presi il disturbo di prendere di mira un imprenditore “onesto” per fargli i dispetti o che quell’imprenditore, su cui pendono indizi che abbia perfino legami con la mafia, sia davvero colpevole e provi a gettare fango sui giudici che lo devono condannare? Perché se secondo voi è più probabile la prima cosa, allora siete un po’ tonti e non sapete bene come va il mondo.
     

venerdì 6 settembre 2013

I Cinque Stelle e Ingroia sono gli unici difensori della Costituzione

     Quello che segue è un avviso a titolo informativo da parte di un’attivista che desidera informare i cittadini sul pericolo che stiamo tutti correndo a causa della riforma della Costituzione che questo governo ha voluto progettare per stravolgere la forma di governo del nostro paese a favore del presidenzialismo, che porterà il potere nelle mani di pochissime persone e uccidendo invece il pluralismo del confronto tipico della democrazia parlamentare, creata dai padri costituenti dopo la dittatura del fascismo.

Vorrei innanzitutto fare una premessa: quello che leggerete non è dettato da propagandismo politico fazioso; sono una movimentista e attivista del M5S e questa è semplicemente una notizia che, per senso civico e dovere di cronaca, cercherò di divulgare: oggi, 6 settembre, inizierà alla Camera la discussione sulla modifica dell’articolo 138 della Costituzione. Fra tre giorni, il 9, si voterà e poi si andrà di corsa in discussione al Senato: c’è urgenza di presidenzialismo.
Ricordate? Si tratta di quell’articolo “cassaforte” alla Costituzione stessa per il quale i parlamentari del M5S, nell’agosto scorso, “occuparono” il Parlamento con i loro interventi fiume, così da evitarne la modifica o l’abrogazione. La discussione fu rinviata a settembre; si evitò che il governo approvasse in quatto e quattro otto un provvedimento (come fa del resto per tutti i provvedimenti “scomodi” in votazione sempre durante il mese di agosto, quando i cittadini sono in vacanza) che avrebbe dato al partito di maggioranza la possibilità di mettere mano alla Costituzione e cambiarla a proprio piacimento. L’articolo 138 infatti dice che qualsiasi modifica alla Costituzione deve passare attraverso due votazioni a camere disgiunte e che tali modifiche possono essere approvate solo a maggioranza assoluta o se supportate da referendum popolare.
I padri della Costituzione forse avevano previsto che ci sarebbe stato, un giorno, questo miscuglio di destra e sinistra al governo dove ciascuno “tira per la giacca” l’altro per proprio tornaconto, e in base a questa previsione avevano redatto proprio l’articolo 138, per porlo a ‘sentinella’ della Costituzione che è senza ombra di dubbio ‘la più bella del mondo’.
E poi: ricordate i Saggi? Il comitato dei Saggi nominati dal presidente Napolitano, composto da persone non elette, un team con a capo Gaetano Quagliariello Pdl, ministro per le riforme costituzionali di questo governo per individuare gli articoli da modificare (io scommetterei proprio su quegli articoli che definiscono il tipo di presidenzialismo della nostra Repubblica). Il Parlamento e i cittadini non saranno portati a conoscenza dei cambiamenti che si vorranno apportare alla Costituzione, una volta abrogato l’articolo 138. Verranno quindi tagliati tutti i tempi dell’iter legislativo e verrà creato un comitato ristretto di soli 20 deputati e 20 senatori per “accelerare” il lavoro del Parlamento (a loro dire) mentre si sortirà l’effetto di imbavagliare le opposizioni impedendo loro di discutere insieme alla maggioranza delle rilevanti modifiche volute dal governo.
Nascosto dietro la necessità di una stabilità dell’esecutivo, ancora una volta c’è l’obiettivo finale di arrivare ad uno sgangherato presidenzialismo o semi-presidenzialismo ed accentrare il potere nelle mani di pochi, i soliti noti pochi. Ora non si creda che la politica sia tanto lontana dalla vita quotidiana dei cittadini: la Costituzione è la Carta che ha consentito al nostro Paese di tornare libero e democratico dopo anni di dittatura e difendere la Costituzione significa difendere i diritti di ogni cittadino libero.
 
Teresa Esposito
(Il grassetto è mio)

     Oltre ai Cinque Stelle, che hanno fatto slittare la discussione a settembre per dare il tempo ai cittadini di essere informati, anche Azione civile di Antonio Ingroia si è dato da fare e ha inaugurato, sempre oggi, a Roma un flash mob per informare i cittadini e protestare contro questo scempio della democrazia. Ecco il loro avviso lasciato sul sito di Azionecivile.

Comincia domani [oggi per chi legge] una tre giorni di straordinaria importanza per Azione Civile. Tre appuntamenti, tutti a Roma, in difesa della Costituzione poiché domani alla Camera riprende l’iter per la modifica dell’articolo 138.
 
Abbiamo organizzato dei flash mob nelle mattine di venerdì e sabato in luoghi romani simbolo delle istituzioni e la lettura di articoli della Carta. Nel pomeriggio di sabato proseguiremo con una manifestazione in Largo Santi Apostoli di cui siamo stati copromotori mentre domenica mattina concluderemo con la partecipazione e l’adesione di Azione Civile all’assemblea indetta al centro Frentani dalle ore 10 con la partecipazione, tra gli altri, di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelski e Maurizio Landini.
 
Questo l’elenco dei luoghi dove saremo venerdì e sabato mattina:
 
VENERDÌ
Ore 11.30 Galleria Sordi
Ore 12 piazza Sant’Eustachio
Ore 12.30 Largo Argentina
Ore 13 piazza Navona
Ore 14 piazza del Popolo
 
SABATO
Ore 11 Piazza dei Cinquecento
Ore 11.30 stazione Termini
 
Maurizio Sansone


     E ora voglio fare una domanda a tutti gli italiani: sapendo come funzionano le cose in Italia, dove gli scandali di corruzione, peculato, abuso d’ufficio sono all’ordine del giorno, credete davvero che nel nostro paese, così malridotto dal punto di vista dell’onestà e della trasparenza della classe politica, sia prudente dare il potere nelle mani di pochi? Secondo voi è giusto per la nostra terra abbandonare il pluralismo democratico per dare ancora più potere a pochi disonesti? Chiedetevelo e regolatevi quando sarete chiamati in causa per difendere qualcosa.

 
Antonio Ingroia e i suoi militanti durante il flash mob in difesa della Costituzione a Roma

sabato 24 agosto 2013

Decadenza Berlusconi: i democratici dicano come voteranno. Firma la petizione

     Sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, come sappiamo ormai tutti, occorre che si esprima la Giunta per le autorizzazioni del Senato, in quanto Silvio Berlusconi è un parlamentare. Il Partito Democratico ha finora affermato di voler votare a favore della decadenza, ma non si dimentica che appena sei mesi fa, cento democratici tradirono gli accordi del partito per votare un Presidente della Repubblica diverso da quello che si era deciso di votare.
     Per evitare di ripetere una sgradevole sorpresa come questa, stavolta si chiede ai democratici in giunta di essere trasparenti e dichiarare pubblicamente le loro intenzioni al momento del voto. Lo devono a molti italiani che si sentono traditi dalla recente condotta di questo partito e a tutti quelli che vogliono che sia rispettata una sentenza giudiziaria regolarmente emessa a carico del maggior responsabile del declino morale, civile, economico e culturale di questo meraviglioso paese.
     Ecco il testo della petizione, lanciata da Andrea Ferrari e che potete votare tutti al link in fondo.

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Tra qualche settimana si riunirà la Giunta per le autorizzazioni a procedere per definire la possibile decadenza dagli incarichi parlamentari di Silvio Berlusconi. Una vicenda che rischia ancora una volta di spaccare il Partito Democratico. Il grave rischio è di ripetere il “pasticcio” della vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica quando oltre cento parlamentari, nel segreto dell’urna, votarono un Presidente differente da quello definito all’interno della Assemblea Parlamentare poche ore prima.

La base del PD, quelli che tirano avanti la baracca nei territori, i militanti sono rimasti disorientati.

In molti casi si è arrivati all’occupazione simbolica di alcune federazioni e sezioni del partito.

È nato un movimento, occupy PD, che ha riscosso molto successo tra i giovani del PD.

È stato un ennesimo strappo tra il gruppo dirigente e i militanti che, ancora oggi, discutono con amarezza di quella vicenda.

Oggi rischiamo di ripetere quella storia, di rivedere quel film di “complicità” con il centro-destra che ha radici antiche fin dai tempi della bicamerale.

A parole infatti il PD sembra annunciare che voterà per la decadenza di Silvio Berlusconi, ma nei fatti cosa farà? La decisione è chiaramente politica ma il voto nella Giunta per le autorizzazioni è affidata ad ogni singolo parlamentare che, come recita la Costituzione, è libero e senza vincoli di mandato, ovvero dovrebbe decidere secondo la propria coscienza.

Il PD è rappresentato da Felice Casson, Stefania Pezzopane, Isabella De Monte, Rosanna Filippin, Doris lomoro, Claudio Moscardelli e Giorgio Pagliari.

A loro vogliamo chiedere con chiarezza cosa voteranno in commissione e di spiegare il motivo della loro scelta con estrema chiarezza e senza usare un linguaggio criptico o “politichese”.

Ne abbiamo bisogno per trasparenza e forse per ridare un senso allo stare insieme in un grande partito democratico in cui il processo decisionale è coerente con ciò che viene pubblicamente dichiarato.

Pubblicheremo le vostre risposte ma con altrettanta chiarezza denunceremo ogni non risposta, ogni timidezza a fornire una indicazione interlocutoria o poco chiara.

Andrea Ferrari – PD, LODI
andrea.ferrari.lodi@gmail.com




venerdì 23 agosto 2013

Ecologia su strada: ecco l’autobus col giardino

     Che l’ecologia debba prendere piede sempre di più nelle nostre vite e nelle nostre attività è ormai una verità riconosciuta da tutti, poiché solo delle economie ecosostenibili possono assicurare la sopravvivenza del nostro pianeta. Da quando questi temi sono diventati di dominio pubblico, molte idee sono state sviluppate per rendere il nostro habitat più “verde”.
     Portare il verde in città presenta infatti svariati vantaggi per la qualità della vita e anche per l’economia locale. Per esempio, tempo fa nacque la moda di piantare degli orticelli sui tetti degli edifici: attenzione, non si tratta di una trovata eccentrica per ricconi, tant’è che a Toronto l’installazione di questi “roofgarden” è obbligatoria per ogni nuovo edificio.



     Ma c’è chi ha voluto spingersi oltre e portare il verde non solo in città ma in giro per la città: nasce così il Bus roots, l’autobus col giardino! L’idea venne per prima a Marco Castro Cosio, un ricercatore della New York University, che trattò il tema nella sua tesi di laurea e si aggiudicò il secondo posto alla Designwala Grand Idea Competition. L’idea di questo ricercatore era quella di installare sul tetto degli autobus newyorkesi uno strato di terriccio dove piantare delle pianticelle, per lo più di tipo erboso.
     Tre anni dopo, cioè nel 2013, in Spagna la Phyto Kinetic realizza grazie al designer Marc Granen un prototipo di autobus simile a questo e in circolazione a Girona, vicino Bercellona.

     Ma come funzionano questi autobus verdi? Sul tetto è necessario installare uno strato di terreno che ovviamente non può essere il terreno naturale così come esso si presenta in natura. Il substrato dove crescono le piante è idroponico. La coltura idroponica, detta anche idrocoltura, è un sistema di coltivazione che avviene fuori dal suolo e che permette alle piante coltivabili di crescere anche laddove non potrebbero (per mancanza di terreni adatti o per climi alterati o per scarsità d’acqua) ed è usata anche al di fuori degli autobus.
     Dopo aver steso questo strato, che può essere composto di vari tipi di materiali, vi si piantano i vegetali e si installano in esso dei sistemi di irrigazione. Nel caso dei nostri autobus, l’irrigazione può avvenire ottimizzando l’acqua che proviene dall’impianto di aria condizionata all’interno del veicolo: convogliata sul tetto, l’acqua va a bagnare direttamente il terreno e fa crescere le piantine.
     E se l’autobus non è in circolazione? Si può sempre innaffiare manualmente oppure sfruttando l’acqua piovana. Qualcuno ha però fatto notare che l’installazione di terreno, piante e impianto di irrigazione può far aumentare il peso del veicolo e questo si traduce in un consumo superiore di carburante, il che è contro i principi dell’ecologia che animano questo tipo di progetto. Per risolvere questo problema si è deciso di ridurre il carico usando come strato idroponico una schiuma facilmente malleabile e molto leggera.
     
Ovviamente le piante coltivate non possono essere alte, perché questo altererebbe i parametri dimensionali dei veicoli, che sono progettati con misure apposite in conformità alle gallerie o ai ponti; inoltre, piante troppo massive disturberebbero la guida, modificando l’aerodinamicità del veicolo, spostando il suo baricentro e rendendolo soggetto a una sorta di “effetto vela” in condizioni climatiche di vento. Le piante erbacee, grasse e arbustive basse non presentano invece questo problema. Inoltre la coltivazione di piante basse di tipo erbaceo non è detto che sia casuale: possono infatti essere coltivate specifiche famiglie di piante, magari con proprietà curative o estetiche, come quelle che vengono comunemente sfruttate dalle industrie cosmetiche o dalle erboristerie. E, chissà, forse si riuscirebbe anche a produrre qualcosa di commestibile, il che torna estremamente utile in un pianeta come il nostro in cui le risorse sono un problema costante.


     I vantaggi di un autobus con giardino sono molteplici:
  1. Permettono di restituire spazio verde alle città: tutti sappiamo che la cementificazione sottrae verde all’ambiente e che le piante hanno un ruolo importantissimo nelle nostre vite. Il progetto di Cosio, che prevedeva l’installazione di giardini sugli oltre 4500 autobus di New York, ognuno dei quali poteva ospitare 31 metri quadrati di piante, avrebbe portato in città 14 ettari di verde. E un ettaro vale 10 mila metri quadrati. Per avere un’idea, pensate che 14 ettari equivalgono a quasi 20 campi da calcio internazionali!
  2. Aumentano l’assorbimento dell’anidride carbonica: questo gas esiste in natura in una certa concentrazione ed è anche utile perché grazie all’effetto serra riesce a mantenere caldo il nostro pianeta; ma la sua emissione nell’atmosfera si è enormemente amplificata a causa delle attività umane e questo porta ad un surriscaldamento della Terra. Il protocollo di Kyoto sottoscritto nel 1997 serviva appunto a convincere i governi mondiali a ridurre le emissioni di gas serra: un aumento di verde nelle aree urbane riesce appunto a togliere questo gas tossico dall’aria. Le piante infatti si servono dell’anidride carbonica per espletare le loro funzioni vitali e l’aumento di superficie verde nelle città migliorerebbe la qualità dell’aria.
  3. Riduzione del surriscaldamento urbano: questa è una diretta conseguenza della riduzione dell’anidride carbonica. Le tipiche temperature asfissianti delle grandi città sarebbero un po’ più fresche.
  4. Contenimento dell’acqua piovana: molte volte gli allagamenti in città sono diretta conseguenza di piogge abbondanti, che il sistema fognario non è in grado di supportare: la presenza dei vegetali, che assorbono acqua, aiuta a prevenire gli allagamenti. Dunque, più verde c’è, più acqua si assorbe.
  5. Miglioramento estetico: il verde non ha solo una funzione ecologica, ma anche estetica. Una città più verde è anche più gradevole da vedere, oltre a fungere da maggiore attrazione per il turismo locale.

     Speriamo di vedere presto questo tipo di progresso anche nel nostro paese.