giovedì 31 gennaio 2013

Falconi e avvoltoi

di Marco Travaglio

     Conosco Antonio Ingroia da 15 anni e non l’ho mai sentito paragonarsi a Falcone o a Borsellino. Semplicemente gli ho sentito ricordare due dati storici: nel 1988, neomagistrato, fu “uditore” di Falcone; poi nell’89 andò a lavorare alla Procura di Marsala guidata da Borsellino, di cui fu uno degli allievi prediletti. Nemmeno l’altro giorno Ingroia s’è paragonato a Falcone. S’è limitato a ricordare un altro fatto storico: appena Falcone si avvicinò alla politica (e di parecchio), andando a lavorare al ministero della Giustizia retto da Martelli nel governo Andreotti, fu bersagliato da feroci attacchi, anche da parte di colleghi, molto simili a quelli che hanno investito l’Ingroia politico. Dunque non si comprende (se non con l’emozione di un lutto mai rimarginato per la scomparsa di una persona molto cara) l’uscita di Ilda Boccassini che intima addirittura a Ingroia di “vergognarsi” perché avrebbe “paragonato la sua piccola figura di magistrato a quella di Falcone” distante da lui “milioni di anni luce”. Siccome Ingroia non s’è mai paragonato a Falcone, la Boccassini dovrebbe scusarsi con lui per gl’insulti che, oltre a interferire pesantemente nella campagna elettorale, si fondano su un dato falso. Ciascuno è libero di ritenere un magistrato migliore o peggiore di un altro, ma non di raccontare bugie. Specie se indossa la toga. E soprattutto se si rivolge a uno dei tre o quattro magistrati che in questi 20 anni più si sono battuti per scoprire chi uccise Falcone e Borsellino. Roberto Saviano tiene a ricordare che “Falcone non fece mai politica”: ma neppure questo è vero. Roberto è troppo giovane per sapere ciò che, in un’intervista per MicroMega, Maria Falcone mi confermò qualche anno fa: nel ’91 suo fratello decise di usare il dissidio fra Craxi e Martelli per imprimere una svolta alla lotta alla mafia dall’interno del governo Andreotti, pur sapendo benissimo di quale sistema facevano o avevano fatto parte quei politici. Difficile immaginare una scelta più politica di quella. Ora però sarebbe il caso che tutti – politici, magistrati e giornalisti – siglassero una moratoria su Falcone e Borsellino, per evitare di tirarli ancora in ballo in campagna elettorale. Tutti, però: non solo qualcuno. Anche chi, l’estate scorsa, usò i due giudici morti per contrapporli ai vivi: cioè a Ingroia e Di Matteo, rei di avere partecipato alla festa del Fatto, mentre “Falcone e Borsellino parlavano solo con le sentenze”. Plateale menzogna, visto che entrambi furono protagonisti di centinaia di dibattiti pubblici, feste del Msi e dell’Unità, programmi tv, libri, articoli. Queste assurde polemiche dividono e disorientano il fronte della legalità, regalando munizioni a chi non chiede di meglio per sporchi interessi di bottega. Ma vien da domandarsi perché né la Boccassini né la Falcone aprirono bocca due anni fa, quando Alfano, ministro della Giustizia di Berlusconi, si appropriò di Falcone per attribuirgli financo la paternità della controriforma della giustizia. Né mai fiatarono ogni volta che politici collusi o ignavi sfilarono in passerella a Palermo negli anniversari delle stragi, salvo poi tradire la memoria dei due martiri trattando con la mafia, o tacendo sulle trattative, o depistando le indagini sulle trattative. Chissà poi dov’erano le alte e basse toghe che ora si stracciano le vesti per la candidatura di Ingroia quando entrarono in politica Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro, su su fino a Scalfaro. E dove spariscono quando si tratta di dedicare a Grasso le critiche riservate a Ingroia. Se poi Ingroia deve espiare la colpa di aver indagato su mafia e politica, di aver fatto condannare Contrada, Dell’Utri, Inzerillo, Gorgone e di aver mandato alla sbarra chi trattò con i boss che avevano appena assassinato Falcone e Borsellino, lo dicano. Così almeno è tutto più chiaro.

Da Il fatto quotidiano, 31 gennaio 2013

(Il grassetto è mio)

domenica 27 gennaio 2013

Cosa vuole Rivoluzione civile: ecco il programma elettorale di Ingroia


     Quali sono i criteri con cui voterete i vostri candidati alle prossime elezioni politiche? Pensate di votare qualcuno che avete sempre sostenuto storicamente, indipendentemente da quello che propone? O forse pensate di informarvi sul passato del candidato che intendete votare? Oppure vi atterrete al criterio del “più simpatico”?
     Se c’è qualcuno tra voi che invece sceglierà il nuovo governo degnandosi di giudicare il programma elettorale del partito o della lista che intende sostenere, si sarà sicuramente accorto che in questai giorni l’“offerta politica” risente pesantemente della crisi e degli scandali che sono emersi di recente. Le proposte si diversificano e gli schieramenti promettono cose nuove. Si dà più spazio a cose come la questione morale, le proposte anticorruzione, il taglio delle spese politiche…
     Chi più, chi meno, i candidati provano a promettere cose che potrebbero interessare. Tuttavia anche dal modo di promettere e dalle cose promesse è possibile fare una differenziazione che la dice lunga sugli intenti taciuti dei candidati. Infatti, fermo restando che un politico non è tenuto per legge ad adempiere a tutti gli impegni che ha preso con l’elettorato durante la campagna elettorale, tuttavia, quando si promette, si mette la faccia e si sa che se ci si allontana troppo dalle promesse che si sono fatte si perde credibilità per il futuro.

     In base a questo ragionamento possiamo individuare i candidati meno attendibili anche in base a ciò che non promettono, proprio perché sanno già di non poterlo fare, altrimenti perderebbero credibilità per il futuro. E, effettivamente, alcuni leader si sono ben guardati dal proporre cose che farebbero bene al nostro paese, perché sanno già di non aver intenzione di farlo. E quelli sono secondo me da scartare.
     Spulciando i vari programmi elettorali ci si accorge quindi di certe differenze non da poco. In particolare, leggendo il programma della lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, ci si può fare secondo me un’idea della validità delle cosiddette alternative politiche. A parte il Movimento 5 Stelle di Grillo, infatti, nuovi partiti stanno nascendo e quello di Ingroia ha delle proposte molto, ma molto interessanti, che tra l’altro vanno espressamente contro le ambizioni di Berlusconi e di Monti.

     Poiché Ingroia non è abituato alla stessa spudoratezza di gente come Berlusconi, che si può permettere di andare da Bruno Vespa, firmare un patto con gli italiani (tra l’altro da solo), non rispettarlo, riandare in tv e sfruttare il fatto che ormai è simpatico a molti per dire che, quel patto, l’ha rispettato, e quindi non perdere la faccia, ritengo che le promesse e le proposte fatte del leader della lista Rivoluzione civile debbano essere prese in considerazione, in quanto l’approccio che anima la sua politica potrebbero davvero aiutare l’Italia. Già in un mio precedente post, poi, ho elencato i motivi validi per cui lo stesso leader possa essere considerato attendibile.

     Volendo citare solo alcuni dei punti programmatici, ecco cosa si propone espressamente di fare Rivoluzione civile. Sono cose che i grandi partiti come il PD, il PDL o il centro di Monti non si proporranno mai di fare:
  • la cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni e la reintroduzione dell’articolo 18: la riforma Fornero, come sappiamo, ha fatto sì che il precariato si rafforzasse e che gli anziani fossero ancora più impossibilitati a godere del diritto alla pensione; cancellando l’articolo 18, poi, ha fatto sì che i lavoratori potessero essere licenziati anche senza giusta causa;
  • l’introduzione del reddito minimo per i disoccupati;
  • far pagare l’Imu alla Chiesa e alle banche (visto che sono ricchissimi!);
  • la confisca dei patrimoni illegali degli evasori e dei mafiosi per restituire ai cittadini i beni che i trasgressori e i criminali si sono procurati rubando allo Stato: nessuno dei governi precedenti né degli attuali candidati “grossi” intende tassare i più ricchi, anzi: il governo Monti ha addirittura messo a disposizione proprio di recente 4 miliardi per Monte dei Paschi di Siena, attualmente a rischio fallimento; Ingroia, proprio in virtù della sua esperienza di magistrato antimafia, conosce i metodi di indagine per individuare i patrimoni illegali per poterli confiscare;
  • la contrarietà all’attuale Fiscal Compact, ovvero l’accordo che l’Italia di Berlusconi firmò con l’Europa per impegnarsi a raggiungere il pareggio di bilancio entro un certo numero di anni, privando la gente di soldi e diritti in modo da recuperare soldi per l’Europa quanto più velocemente possibile, una cosa che durerà almeno vent'anni;
  • l’eliminazione di tutte le leggi ad personam che hanno salvato e favorito le aziende di Berlusconi e dei suoi amici e in particolare la reintroduzione del reato di falso in bilancio (cancellato da Berlusconi), reato con cui le aziende possono mentire sul proprio bilancio finanziario spingendo gli investitori a comprare la sue azioni anche se non valgono niente;
  • l’introduzione del reato di scambio politico-mafioso e in generale una vera politica antimafia e anticorruzione (e chi meglio di Ingroia, che ha combattuto la mafia assieme a Falcone e Borsellino, potrebbe fare questo?);
  • la promozione della gestione pubblica di beni come l’acqua, tuttora gestiti da privati quasi ovunque nonostante il referendum dell’anno scorso abbia sancito che la gestione dev’essere pubblica…


     L’offerta di Rivoluzione civile non si ferma qui. Se avete intenzione di conoscere nel dettaglio ma in breve i 10 punti programmatici della lista, visitate pure il sito www.rivoluzionecivile.it, oppure leggete direttamente i punti del suo programma (di cui potete scaricare anche un apposito volantino), che ho lasciato elencati qui di seguito.

gdfabech

1 per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie. Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;


2 per la legalità e una nuova politica antimafia che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;
3 per la laicità e le libertà. Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;
4 per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari. Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;
5 per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole. Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;
6 per l’ambiente. Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;
7 per l’uguaglianza e i diritti sociali. Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;
8 per la conoscenza, la cultura, un’informazione libera. Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art.3 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo portare l’obbligo scolastico a 18 anni. Vanno ritirate le riforme Gelmini e il blocco degli organici imposto dalle ultime leggi finanziarie. è necessario accantonare definitivamente qualsiasi progetti di privatizzazione del sistema di istruzione e stabilizzare il personale precario. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico come afferma l’art. 9 della Costituzione. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;
9 per la pace e il disarmo. Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate in missioni di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Va abrogata la riforma Monti delle Forze Armate, vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35 e di tutti i nuovi armamenti.
10 per una nuova questione morale ed un’altra politica. Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.



sabato 26 gennaio 2013

Cause e meccanismi del successo berlusconiano: un’interpretazione satirica


     Accadeva nel lontano marzo 2010: siamo a Raiperunanotte e il comico Daniele Luttazzi, che si dedica a una delle forme più nobili di arte, ovvero alla satira, fornisce una delle sue interpretazioni del paradossale successo berlusconiano. Col pretesto della risata, vengono forniti un punto di vista e quelle fondamentali informazioni che ogni cittadino dovrebbe conoscere se si tiene informato sui politici che stanno al governo.
     La sua satira irriverente, spregiudicata, che non guarda in faccia a nessuno e senza alcun tabù invita a una riflessione che probabilmente è importante fare ancora oggi a proposito di una certa ala della nostra politica.

     Post scriptum per coloro che si scandalizzano facilmente: se siete eccessivamente puritani, chiusi di mente e vi sentite offesi di fronte a cose come le battute a sfondo sessuale, siete pregati di non guardare questo video. Vorrei evitare di ritrovarmi a rispondere a commenti stupidi.



lunedì 21 gennaio 2013

Piccolo focus su alcuni paradossi dell’economia


     Di questi tempi le questioni economiche sono al centro del dibattito politico. Tutto ruota intorno ai soldi. Concetti come “finanza” o “economia” sono tra le parole più pronunciate e pensate del nostro tempo. Tuttavia se ne parla per lo più a vanvera o comunque senza una sufficiente alfabetizzazione. Del resto gli aspetti di questi temi sono tanti e molto complessi e si preferisce di gran lunga lasciarli agli “esperti”… Tuttavia, poiché nell’economia e nella finanza siamo immersi tutti noi e poiché queste sono cose che hanno delle precise ripercussioni (tra l’altro negative) sulle nostre vite, credo sia utile provare a colmare almeno alcune lacune.
     Premetto che non vi annoierò con dissertazioni sui flussi monetari e roba simile, anche perché non ne ho le competenze necessarie. Renderò la cosa più leggera e piacevole. Vi propongo due video: nel primo il comico italiano Paolo Rossi fa un breve numero di satira elencando la sua visione della finanza e parlando dell’egemonia delle banche, così ci riscaldiamo facendoci anche due risate; nel secondo video, che in realtà è un breve documentario di solo un’oretta, si parla delle contraddizioni dell’economia globalizzata e si propongono delle belle soluzioni che portano una ventata ottimistica, cercando di restituire l’economia e il lavoro ai loro veri significati di “attività umane”.
     Ritengo che sia una bella occasione per farsi un po’ di cultura su questi temi così ostici senza particolare fatica. Buona visione!


La finanza secondo Paolo Rossi





domenica 20 gennaio 2013

Quella questione paraculo del “voto utile”


     Negli ultimi giorni il PD ha sollevato nei confronti della lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia la cosiddetta questione del “voto utile”. Il voto utile in politica è quella scelta elettorale che un elettore dovrebbe fare per favorire una compagine a danno di un’altra sulla quale avrebbe dei dubbi o graverebbero questioni scomode. Per chi non fosse informato, ecco cosa è successo: la lista Rivoluzione civile è in rapida ascesa nei sondaggi e ha superato la soglia minima prevista per accedere alla Camera (la soglia è del 4% e Rivoluzione civile è oltre il 5%). Bersani, leader del PD, che si alleerà con Monti, vorrebbe ottenere la maggioranza sia al Senato che alla Camera e sa che gli elettori di Rivoluzione civile potrebbero portargli via i voti necessari per ottenere questa maggioranza in quattro regioni chiave, che sono la Lombardia, il Veneto, la Campania e la Sicilia (in queste ultime due Rivoluzione civile sarebbe attestata a oltre l’11% e questo potrebbe togliere il premio di maggioranza del 55% al PD). Per questo Bersani si appella all’elettorato per un “voto utile”, ovvero per chiedere di non votare Rivoluzione civile. A Ingroia è arrivata quindi, anche se in maniera mai precisamente esplicita da parte di Bersani, una richiesta di desistenza, ovvero l’invito a non presentare liste in quelle regioni.

     La cosa ha sollevato qualche polemica, soprattutto relativamente alla posizione di Ingroia. Infatti il leader di Rivoluzione civile in principio, quando l’alleanza tra Bersani e Monti non era stata ipotizzata né spudoratamente annunciata come lo è ora, aveva invitato Bersani a instaurare un dialogo (si badi: un dialogo, non un’alleanza politica). Bersani non si degnò nemmeno di rispondere, nemmeno quando l’invito fu rivolto una seconda volta.

     Ingroia si è posto fin dall’inizio come alternativa intransigente alle politiche di Berlusconi e di Monti, quindi, all’inizio, cercò dialogo (ripeto: dialogo, non alleanza) con il partito più lontano da essi, ovvero il PD. Molti lo accusarono di ambiguità, gli chiesero maggiore chiarezza. Ebbene, oggi Ingroia in una dichiarazione fatta in occasione della presentazione delle liste elettorali a Roma ha risposto a questi scettici: chiuso ufficialmente ogni dialogo col PD! E soprattutto: niente desistenza!

     Da quando Bersani si propone di fare un’alleanza con Monti a prescindere, non ha senso che Rivoluzione civile cerchi un dialogo con il PD, in quanto la lista di Ingroia si è proposta contro Monti e contro Berlusconi con la massima intransigenza. E se prima Ingroia rimproverava al PD e alla sinistra solo di non aver fatto sufficiente opposizione alla destra in questi anni e di non aver approfittato degli strumenti che ha avuto per regolarizzare molte falle normative e per combattere il fenomeno berlusconiano, ora la strada al dialogo è chiusa definitivamente: le posizioni, quindi, si assestano, prendono forma, si definiscono.

     Le differenze tra la destra PDL e il governo Monti erano già minime: Monti è stato appoggiato dalla destra berlusconiana per tutto il periodo del suo mandato (checché ne dica Berlusconi, quando afferma che non poteva opporsi per non guastare i rapporti, come se si trattasse di uno scontro sul piano personale e non di riforme da fare per il paese). Le due ideologie si equivalgono. Ora anche Bersani si accoda ufficialmente a questo trenino dell’orrore, che si propone di smembrare pezzo per pezzo quello che rimane dell’Italia.

     Più in generale, la questione del voto utile si pone in queste politiche in tutta la sua pienezza. Si capisce che tener presente il subdolo sistema di alleanze diventa una priorità per l’elettore, che non può permettersi semplicemente di votare “per” qualcuno, ma deve anche e contemporaneamente considerare “contro” chi votare: oggi non ci sono più le ideologie anti-berlusconiane o anti-comuniste: oggi vige l’anti-politica! Oggi c’è diffidenza verso tutti! È quindi strettamente necessario discernere con lucidità. Bisogna capire che destra, sinistra e moderati sono un’unica pericolosa coalizione.



     Il dilemma del voto utile, in sé e per sé, è una questione vera e legittima, poiché è possibile usare il voto per contrastare qualcuno. Come l’ha messa Bersani, tuttavia, è un’emerita paraculaggine: come ha notato lo stesso Ingroia, infatti, Bersani ha chiesto la desistenza ad Ingroia con la scusa di non favorire Berlusconi (e figuriamoci se Ingroia fa qualcosa per favorire Berlusconi: non è mica la sinistra, lui!); Bersani fa leva sullo spauracchio del pericolo Berlusconi per dissuadere gli elettori a votare Rivoluzione civile, esattamente come faceva Berlusconi quando faceva leva sul pericolo dell’ondata comunista per spingere gli elettori a votare per lui.

     Ecco dunque, almeno da parte del leader di Rivoluzione civile, risolta la questione del voto utile e della desistenza. Come ha obiettato Marco Travaglio in un suo articolo de Il fatto quotidiano, ma se il PD vuol continuare a governare con Monti, perché la desistenza non l’ha chiesta a Monti?

     Vediamo di seguito una parte dell’intervento di Ingroia riguardo questa e un altro paio di questioni attraverso questi due video della conferenza di ieri.