domenica 19 marzo 2017

Batteria smartphone nuova: si può usare da subito? Il falso mito dell’inizializzazione

Premessa importante
     Ho scritto questo articolo associando alle mie conoscenze pregresse quanto riportato su batteryuniversity.com, un autorevole sito sulle batterie creato da Isidor Buchmann, autore della Cadex Electronics Inc., azienda che dagli anni ’80 si occupa di test e analisi delle batterie di tutti i tipi.
     Ringrazio quindi il sito e in particolare John Bradshaw, che, rispondendo alla mia richiesta, mi ha fornito dati utili a conferma della correttezza delle informazioni in mio possesso per questo articolo e per tutti gli altri relative alle batterie al litio.

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     Qual è la prima cosa che facciamo quando compriamo un nuovo smartphone o un nuovo computer portatile o anche un nuovo tablet? Ovvio: lo accendiamo subito e vediamo com’è.
     Una reazione comprensibile, soprattutto se spesso l’acquisto è stato preceduto da giorni di trepidante attesa o da settimane di strenue ricerche per scegliere il modello più adatto alle nostre esigenze.

     Tuttavia spesso sui manuali della casa costruttrice si legge di caricare il dispositivo al massimo prima di iniziare a usarlo. Ad esempio, sul manuale del mio vecchio Samsung Galaxy S II c’era questa avvertenza.


     Questo semplice avviso, che da solo basta per le batterie al litio, viene spesso trasformato da molti siti in quella falsa leggenda metropolitana che è l’inizializzazione, ovvero quel processo che consiste in un certo numero di cicli di ricarica e scarica da far fare alla batteria nuova prima di poterla usare “normalmente”. Secondo tali fonti la batteria al litio dello smartphone nuovo non sarebbe pronta per funzionare appena tolta dalla scatola e l’utente dovrebbe quindi prepararla, facendole fare una sorta di rodaggio elettrochimico.

     In realtà, sebbene l’inizializzazione sia un processo necessario per certe categorie di batterie, nel caso delle batterie al litio (quelle in uso per lo smartphone, per il tablet o anche per il computer portatile), ciò è totalmente inutile.

     In particolare sono falsi tutti i consigli che prescrivono di:
  • tenere in carica il telefono per 10, 12 o 18 ore;
  • tenere in carica il telefono per due ore più del normale;
  • caricare e scaricare totalmente la batterie, anche per più cicli iniziali;
  • spegnere il telefono e riaccenderlo secondo strane sequenze...

     Come si può leggere su batteryuniversity.com, alla pagina dedicata all’inizializzazione delle batterie, le batterie al litio sono un sistema “pulito” e sono già pronte per essere usate appena tolte dalla scatola. Il consiglio di dar loro una sola ricarica totale prima dell’uso iniziale si giustifica col fatto che non si sa per quanto tempo le batterie siano rimaste “ferme” e quindi potrebbe essere utile calibrarle (ma la calibrazione è un processo diverso dall’inizializzazione, come spiego in questo articolo).
     Perciò ecco cosa fare davvero con uno smartphone nuovo: appena tolto dalla scatola, senza accenderlo o comunque senza usarlo, caricate la batteria al massimo, dopodiché... usatelo. Stop. Se non lo avete fatto, tranquilli: la prima carica serve solo per calibrare la batteria (cioè correggere la precisione di lettura della sua carica), ma la calibrazione si può fare in qualunque momento e comunque non è nemmeno obbligatorio la prima volta, specie se la batteria non ha trascorso molto tempo “ferma” prima di essere tolta dallo scatolo.
     A parte questa procedura, non servono particolari rituali preparatori per iniziare ad usare il nostro smartphone nuovo. Diffidate quindi da ogni articolo che parli di inizializzare la batteria nuova del vostro smartphone.



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venerdì 17 marzo 2017

Batteria smartphone “sballata”? Ecco la calibrazione, come e perché eseguirla

Premessa importante
     Il seguente articolo non è il solito copia-e-incolla rimbalzato da uno dei tanti siti in circolazione che millantano “magiche procedure” per rivitalizzare le batteria, magari scritto da un qualunque smanettone quindicenne tra una partita a PlayStation e l’altra, bensì è stato realizzato con un’accurata documentazione sull’argomento. In particolare, oltre alle mie pregresse conoscenze di fisica e chimica, ho usato come fonte principale il sito batteryuniversity.com, che è una fonte autorevole riguardo tutto ciò che concerne le batterie: il suo autore, Isidor Buchmann, è il fondatore della Cadex Electronics Inc., un’azienda che si occupa di analisi e test su batterie e caricabatterie dagli anni ’80. Ho inoltre personalmente interpellato il personale della Cadex per porre specifiche domande a cui ho ricevuto risposte esaustive, confermando ciò su cui mi ero preventivamente documentato.
     Ringrazio quindi anticipatamente batteryuniversity.com per l’accuratezza delle sue informazioni e in particolare John Bradshaw, della Cadex, che mi ha gentilmente dato conferma di tutti i dati necessari per questo articolo e per tutti gli altri riguardanti le batterie al litio.

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     Vi sarà sicuramente capitato, o sicuramente vi capiterà, di vedere la batteria al litio del vostro smartphone o del vostro tablet scaricarsi in modo eccessivamente rapido, effettuando passaggi troppo bruschi, quasi immediati, da certi valori ad altri (ad esempio dal 30% al 15% in soli cinque minuti), oppure una ricarica eccessivamente rapida. Insomma, un generale andamento anomalo della percentuale della batteria, magari saltando dei punti percentuali senza attraversarli gradualmente. Ad esempio ci ritroviamo con una percentuale indicata dell’80%, ma vediamo lo smartphone raggiungere rapidamente il 40%, con un consumo che ci apparirà anomalo. Oppure eccoci arrivare al 30% e vedere lo smartphone spegnersi all’improvviso senza passare per tutti i punti percentuali intermedi.
     Spesso ciò accade anche quando la batteria non è eccessivamente vecchia. Ma se non siamo di fronte al normale segno di usura di questo strumento, come mai si manifesta questo strano comportamento?

     La risposta è semplice: quasi certamente la lettura della batteria è scalibrata e occorre ricalibrarla. “Calibrare” uno strumento è sinonimo di tararlo, ovvero è il processo con cui si “insegna” allo strumento a leggere in modo preciso le misure che esso effettua.
     Gli smartphone (ma anche i tablet e molti altri dispositivi del nostro tempo) hanno un loro modo di “leggere” la carica di una batteria, misurando certi parametri. Tuttavia per fare ciò hanno bisogno di conoscere il valore massimo e quello minimo, per avere dei valori di riferimento con cui orientarsi: in questo modo riescono a essere calibrati nel modo corretto.

Perché le batterie diventano scalibrate?
     Nel corso dell’uso, a causa dei continui cicli di carica e scarica, la lettura della batteria diventa sempre più imprecisa, perché il meccanismo della sua lettura perde i suoi punti di riferimento: il risultato è che sul display appaiono valori non fedeli alla realtà e sembra che la batteria abbia consumi anomali. In realtà la batteria non è rotta, anche se agli utenti meno esperti può apparire così.
     In questo grafico potete vedere un paragone tra il valore vero di una batteria e quello letto dal dispositivo. Vedete cioè come cambia l’accuratezza del dispositivo nel leggere la batteria. La linea rossa rappresenta il valore “reale” della batteria in un certo momento (non la sua carica, attenzione), mentre la linea blu è il valore digitale, cioè quello che appare a noi sul display: come si vede, nel corso del tempo questa accuratezza diminuisce, ovvero sul display appare un valore sempre più lontano da quello vero, ma la calibrazione eseguita correttamente riporta la lettura digitale a valori molto vicini a quelli reali.

Progressiva diminuzione dell’accuratezza di lettura di una batteria nel tempo. Periodiche calibrazioni ripristinano l’affidabilità della lettura.
Fonte: batteryuniversity.com

Come si esegue la calibrazione per una batteria al litio?
     Vediamo come si esegue una calibrazione in modo corretto e come si ripristina il sistema di monitoraggio della percentuale della batteria.
     La procedura (descritta da batteryuniversity.com a questa pagina) è riferita alle batterie al litio presenti negli smartphone o nei tablet attuali che vengano usate in modo continuo per lo più con cicli parziali di carica e scarica (un ciclo parziale è un ciclo di carica e scarica non completo, ovvero effettuato tra due valori qualsiasi compresi tra il 100% e il 15%).
     Essenzialmente la calibrazione consiste in una ricarica completa, seguita da una successiva scarica e infine una seconda ricarica completa. Ma ecco passo per passo la procedura. In ognuno di questi passi si fornisce una “bandierina di riferimento” al dispositivo, che così ha modo di orientarsi per una lettura più affidabile.

  1. Spegnere il dispositivo (non è essenziale, ma velocizza la procedura e impedisce alla batteria di essere consumata durante la ricarica). Se lo si tiene acceso, evitare un uso continuo e/o pesante del dispositivo.
  2. Collegare il caricabatterie al dispositivo e aspettare che venga raggiunta la piena carica (100%).
  3. Prolungare la carica ancora qualche minuto o una mezz’ora oltre il 100% (non sappiamo se è davvero al 100%, essendo la lettura imprecisa). Attenzione! Non fa male alla batteria restare in carica quando raggiunge il 100%, contrariamente a quanto pensano in molti, abituati con le vecchie batterie al nichel. Per essere proprio certi che la batteria sia davvero carica ecco un trucco: il caricabatterie normalmente diventa tiepido, o moderatamente caldo, quando carica la batteria, tuttavia per i dispositivi attuali esso smette di erogare energia alla batteria quando essa è completamente carica, anche se è ancora inserito. Potete quindi verificare se la ricarica sia completa dalla temperatura del caricabatterie: se si mantiene sempre caldo o tiepido allo stesso modo significa che sta continuando a fornire corrente alla batteria. Quando il caricabatterie si raffredda, invece, significa che non fornisce più carica, cioè che la batteria è piena e allora si può scollegarlo. È solo un trucco empirico, dipende anche da quanto sono calde le vostre mani, ma in genere è un buon modo per orientarsi.
  4. Far scaricare la batteria fino a quando compare l’avviso che invita a ricaricare (al 15%, quindi, o poco meno: diciamo il 10% al massimo). Attenzione! Molti consigliano di continuare a far scaricare la batteria fino a che il dispositivo non si spegne da solo, convinti che così facendo si possa essere assolutamente certi di aver totalmente scaricato la batteria: in realtà la batteria non si scarica mai davvero del tutto perché è concepita per conservare sempre una certa percentuale di carica al fine di evitare danni alle celle. Scaricare completamente le batterie al litio, infatti, danneggia le celle in cui avvengono le reazioni chimiche a base di litio a causa di un drastico abbassamento di voltaggio (e il voltaggio è proprio ciò che permette alla batteria di funzionare). Si tratta quindi di una procedura inutile e pericolosa al tempo stesso, per cui non scaricate al massimo le batterie.
  5. Ricaricare completamente la batteria fino al 100%.

     In questo modo la batteria risulta calibrata correttamente. Con le ricariche e scariche così effettuate abbiamo impostato quei valori (le bandierine di riferimento) con cui il dispositivo orienta la sua lettura.
     Se i problemi continuano a verificarsi, è probabile che la batteria sia difettosa o si sia usurata a causa del tempo, di stress termici o cattive abitudini di caricamento. In tal caso potrebbe essere appropriato farla sostituire.

Schema del funzionamento di una calibrazione per una batteria al litio: una ricarica completa, seguita da una scarica profonda (ma non totale) e da una seconda ricarica completa ricalibrano la lettura dei valori della batteria.
Fonte: batteryuniversity.com

Quando si effettua la calibrazione?
     La calibrazione è una normale procedura di manutenzione, quindi non dobbiamo aspettare che la batteria vada “in palla” per effettuarla. Per una batteria usata nelle condizioni descritte nella premessa, il processo va ripetuto ogni 40 cicli parziali. In condizioni diverse è bene effettuarla comunque ogni 3 mesi.
     La calibrazione andrebbe anche effettuata subito dopo un aggiornamento della versione del sistema operativo, dopo aver installato una ROM nuova o dopo aver ripristinato ai dati di fabbrica lo smartphone (la cosiddetta “formattazione”).

     Prima di sospettare del malfunzionamento della batteria del dispositivo, quindi, e prima di pensare di cambiare lo smartphone, vale la pena tentare la calibrazione per assicurarsi che il difetto riguardasse solo questo normale calo di affidabilità di lettura.

martedì 14 marzo 2017

Scripta manent, n. 25 – Il verso del dolore

     Giovanni Pascoli, il poeta del “fanciullino”, ha subìto moltissimi lutti: il primo a 12 anni, quando spararono a suo padre; poi la morte della madre, l’anno dopo; poi ancora la morte del fratello Giacomo... e poi gli studi interrotti a causa del peggioramento delle condizioni economiche e ripresi solo in seguito, l’esperienza del carcere per via delle sue idee politiche... Tutta la vita di questo personaggio è costellata da traumi, bocconi amari, castelli di carta che sono caduti dopo essere stati fragilmente ricostruiti.
     E tuttavia quel suo talento poetico si è sempre mantenuto così “chiaro”, chiaro come di chi vede attraverso una luce forte, come di chi non sembrerebbe distratto e distrutto da tanti affanni. Un talento che emerge nei versi, dominati dalla natura, dai simboli che essa offre e dai suoni, specialmente.
     È quello che avviene ne L’assiuolo, un vero capolavoro di ritmi e suoni: il poeta descrive una notte di campagna che vede un temporale da lontano visibile attraverso nubi scure (un nero di nubi) e udibile dal suono attutito di lampi (soffi di lampi); una notte perlacea, biancastra (il cielo / notava in un’alba di perla), in cui non si riesce a vedere nemmeno la luna (Dov’era la luna?) e le stelle si notano a malapena (le stelle lucevano rare), col suono del mare in lontananza e il fruscio (fru fru) dei cespugli da presso; una notte che evoca ricordi di dolori lontani e che fanno nascere sussulti nel cuore (sentivo nel cuore un sussulto / com’eco d’un grido che fu), in cui anche il vento è una carezza sinistra sulle cime degli alberi (le lucide vette) e in cui le cavallette, col loro verso, paiono suonare sistri d’argento, strumenti musicali composti da lamine metalliche che si usavano nei rituali del culto di Iside legati alla morte e alla resurrezione (suoni che sembrano rivolgersi alle porte invisibili che separano la vita e la morte e che una volte chiuse non si riapriranno più: tintinni a invisibili porte / che forse non s’aprono più?).
     In tutta questa geografia di immagini e rumori, un suono fa da costante, regolare, cadenzato, come un singulto di un pianto, il verso dell’assiolo: chiù... chiù... chiù... L’assiolo (Otus scops) è un uccello rapace notturno, affine al gufo e alla civetta. Il poeta lo ode tra i campi, chissà dove, e ne fa simbolo del suo dolore. Un dolore crescente nel corso della lirica. Esso è prima una voce dai campi (prima strofa), poi un singulto (seconda strofa), infine un pianto di morte (terza strofa).



Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù...

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù...

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?...);
e c’era quel pianto di morte...
chiù...

Giovanni Pascoli, Lassiuolo, in Myricae


lunedì 13 marzo 2017

Entrare in Facebook con un codice a 4 cifre: ecco l’accesso con l’immagine del profilo (per smartphone)

     Se siete tra coloro che usano Facebook sullo smartphone senza usare quella palla di piombo che è l’app ufficiale, vera e propria sanguisuga che sfinisce le risorse dello smartphone, allora probabilmente usate Facebook tramite il browser dello smartphone stesso, ovvero tramite la versione web mobile.
     Ebbene, se non volete lasciare l’accesso sul browser sempre attivo per timore che qualcuno violi la vostra privacy ma non volete nemmeno stare lì a digitare la password ogni volta che fate login, sappiate che esiste un compromesso molto carino e comodo per la navigazione su browser mobile: si chiama accesso con l’immagine del profilo.

     Questa opzione consente di tenere sì la password memorizzata di Facebook nel browser, ma di negare comunque l’accesso a meno che non si confermi la password già memorizzata tramite un semplice codice a 4 cifre, creato dall’utente stesso.

     In questo modo, dopo ogni logout da Facebook, possiamo riaccedere senza digitare l’intera password, ma bastano 4 semplici “tap” per usare il nostro account. Se non si inserisce questo codice, non è possibile effettuare l’accesso.
     Si tratta di un bel compromesso tra tutela della privacy e comodità d’uso.

     Ma come si imposta questa opzione? Ecco il metodo spiegato passo per passo.

     Si accede a Facebook dal browser dello smartphone.


     Si apre il menu in alto a destra contrassegnato dalle tre lineette.


     Si scorre in basso fino a trovare la voce Impostazioni account.


     Nelle Impostazioni account si seleziona la voce Protezione.


     Nella voce Protezione si scorre in basso scegliendo l’opzione Accedi con l’immagine del profilo.


     In questa schermata si può impostare (o rimuovere o modificare, se già presente) il codice a 4 cifre per l’accesso sicuro. Basta tappare su Attiva l’accesso con immagine del profilo. Si sceglie quindi Aggiungi codice di accesso e si scrive il codice nel campo vuoto che compare.


     Dopo aver impostato il codice, il menu precedente si sarà arricchito anche delle opzioni per modificare o rimuovere il codice in qualunque momento.


     Da questo momento in poi, ogni volta che si fa logout, si può poi rieffettuare l’accesso senza inserire la password, bensì basterà tappare sulla propria immagine del profilo e inserire il codice. La pagina di Facebook proporrà in automatico la possibilità di inserire il codice a 4 cifre.


     Vicino alla suddetta icona è presente una rotellina di ingranaggio: è l’icona che porta alle impostazioni di questa funzione, che si può modificare o rimuovere senza necessariamente navigare tra i menu di Facebook.


     A volte è il browser stesso a proporre questa opzione al primo login: in tal caso, basta tappare su OK sulla schermata dell’avviso.


     A questo punto il login verrà effettuato e al successivo logout apparirà la schermata dell’accesso con l’immagine del profilo. Per configurare il codice occorre sempre tappare sull’icona a forma di rotellina di ingranaggio.

     La schermata di accesso potrebbe avere una grafica leggermente diversa a seconda del browser. Ad esempio, nella comparazione sottostante si vede la stessa schermata di accesso su un browser di Samsung (Android) e su Internet Explorer di un Nokia Lumia (Windows Phone 8.1).

Browser Samsung (Android) a sinistra e Internet Explorer (Windows Phone 8.1) a destra. 

     L’accesso con l’immagine del profilo non è da confondere con l’approvazione degli accessi, che invece è la possibilità di confermare l’accesso tramite lBrowser’inserimento di un codice che viene inviato via SMS sul numero di telefono inserito su Facebook. In tal caso la procedura protegge da eventuali accessi effettuati da altri dispositivi non autorizzati.


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domenica 12 marzo 2017

L’app di Facebook uccide lo smartphone! Ecco le alternative all’app ufficiale

     Tutti oggi usano lo smartphone e tutti oggi usano Facebook: per seguire una moda, per esigenze commerciali o semplicemente per restare in contatto con una rete di persone. Ovviamente, come tutti sanno, per Facebook è stata sviluppata un’apposita applicazione ufficiale, usata da milioni di persone sui propri smartphone.
     Tuttavia questa applicazione è davvero una zavorra per il nostro dispositivo. Si dà il caso infatti che l’app ufficiale di Facebook sia pesantissima: occupa tantissima memoria sullo smartphone, che tra l’altro aumenta nel tempo, intasa la RAM e usa una grande quantità di dati per sincronizzarsi continuamente. A meno che non si abbia un telefono di fascia alta, non sono pochi gli utenti che vedono le prestazioni del loro smartphone più o meno ridotte a causa di questa applicazione, che consuma tra l’altro anche molto in termini di batteria.
     Per fortuna, senza rinunciare al servizio di Mr. Zuckerberg, è possibile continuare a usare Facebook in un modo più leggero per lo smartphone e in questo articolo voglio mostrare alcune di queste alternative.

Usare Facebook Lite
     Non tutti sanno che l’app ufficiale di Facebook non è la sola app che gli sviluppatori hanno creato: la questione della pesantezza dell’app è infatti arrivata alle orecchie dello stesso Zuckerberg, il quale deve aver richiamato a raccolta i suoi smanettoni commissionando loro la creazione di una seconda applicazione, sempre ufficiale, chiamata Facebook Lite (o solo Lite), che è effettivamente molto più leggera della prima.
     Facebook Lite è arrivata in Italia nel 2017 (prima era disponibile solo all’estero) ed è stata concepita per quei dispositivi dotati di poca memoria o di una connessione scarsa (l’app principale ha bisogno di una connessione intensa per poter caricare tutti i contenuti); essa tuttavia può essere usata su qualunque dispositivo di qualsiasi fascia e fornisce anzi una serie di vantaggi in più rispetto all’app principale. In particolare, con Facebook Lite è possibile:
  • leggere, inviare e gestire i messaggi privati della chat senza dover installare Messenger (perciò le app da togliere dallo smartphone sarebbero due, non una!);
  • gestire una pagina Facebook associata al proprio account senza installare l’app dedicata, ovvero Gestore delle pagine (quindi le app da disinstallare salgono a tre!);
  • compiere quasi tutte le altre azioni compiute con l’app principale, come visualizzare foto, stati, video, commentare, cliccare sul “Mi piace”, pubblicare contenuti propri, usare gruppi, aggiungere nuovi contatti ecc... sono davvero poche le funzioni non permesse rispetto all’app “pesante” (ad esempio la videochiamata) e, se siete utenti medi che usano Facebook principalmente per leggere e pubblicare contenuti, Facebook Lite vi lascerà soddisfatti in toto col vantaggio di avere il telefono e dei consumi più leggeri.

     L’unico cambiamento più evidente è la grafica: essa viene leggermente semplificata, sempre per rendere la struttura dell’app meno pesante, ma l’uso è comunque molto comodo e intuitivo: un compromesso più che accettabile per avere consumi di batteria e di dati ridotti di parecchio.


     Per farvi un’idea più precisa di come sia fatto Facebook Lite, ecco un bel video esplicativo di TuttoAndroid, in cui Matteo Virgilio ci mostra l’app in modo chiaro e completo.



Usare Facebook dal browser
     L’altra soluzione stupirà molti di voi per la sua semplicità: non tutti ricordano infatti che Facebook è un sito web e come tale non esiste solo “nell’app”, bensì si può anche usare tramite il browser dello smartphone, esattamente come si fa quando si usa Facebook dal computer. Il browser, per chi non lo sapesse, è il programma (l’app) che permette di navigare su internet (Chrome, Firefox, Opera, CM browser ecc). Ebbene, tramite il browser si può andare sul sito di Facebook, che si aprirà nella versione mobile, cioè la versione adattata ai display degli smartphone, per usare il social network nello stesso modo con cui lo si usa dal computer. Le uniche differenze rispetto al computer sono le seguenti:
  • usando Facebook da un browser di smartphone non è possibile ricevere notifiche in tempo reale, ma bisogna aprire il sito per vedere se ce sono di nuove (che a volte è un bel modo per disintossicarsi dalla Facebook-dipendenza);
  • su alcuni browser di smartphone non è possibile leggere i messaggi di Messenger e occorre installare un’app apposita; altri invece consentono anche l’accesso ai messaggi.

     Tuttavia, a fronte di queste piccole limitazioni, ci sono anche dei vantaggi, ovvero:
  • è possibile impostare un codice di sicurezza a 4 cifre collegato al browser che si sta usando, ovvero una sorta di password solo numerica composta da 4 cifre che si inserisce al posto della password se si vuole evitare di inserire la parola segreta ogni volta che si effettua l’accesso. Con questa funzione, attivabile dalle impostazioni del sito di Facebook tramite il browser dello smartphone, sostanzialmente il browser ricorda la password ma permette comunque l’accesso solo all’utente tramite la digitazione di queste quattro cifre, che non fanno altro che confermare la password già memorizzata. Un buon compromesso tra privacy e comodità;
  • è possibile risparmiare ulteriore spazio (e consumo di batteria) perché per Facebook non occorre installare alcuna app, quindi viene fatto tutto tramite browser;
  • è possibile creare lo stesso un’icona dedicata solo a Facebook effettuando prima l’accesso al proprio account e poi salvando la pagina web sulla home dello smartphone, in modo da non dover ogni volta cercare il sito sul browser. Analogamente si può salvare la pagina web del proprio account di Facebook tra i preferiti del browser o nei collegamenti rapidi che appaiono nella home page del browser.
  • è possibile godere di tutti gli altri vantaggi descritti per Facebook Lite, come la gestione della pagina Facebook senza bisogno di Gestore delle pagine.

Usando Facebook dal browser mobile si può impostare un codice di sicurezza a 4 cifre.

     L’uso di Facebook dal browser è, almeno attualmente, una scelta quasi obbligata per gli utenti di smartphone della serie Lumia, giacché l’app di Facebook sviluppata per il sistema operativo Windows Phone è francamente scadente. Analogamente gli utenti del sistema operativo BlackBerry possono usare Facebook solo così in quanto gli aggiornamenti per le app di Facebook e WhatsApp non sono più attivi su questo sistema operativo dalla fine del 2016.


Usare un wrapper
     Esistono infine i cosiddetti wrapper, ovvero delle app che contengono la versione browser di Facebook modificandola (come fa Facebook Lite): su Android ce ne sono tante e per illustrarvele vi rimando a quest’altro video di TuttoAndroid, realizzato da Emanuele Capone.



     Se siete curiosi ma non volete rinunciare sulla fiducia all’app ufficiale di Facebook, sentitevi liberi di usare sia essa che una di queste opzioni, per fare paragoni. Controllate poi anche i benefici in termini di spazio occupato, dati consumati e batteria utilizzata. La maggior parte di voi troverà di certo qualcosa di interessante.


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