martedì 23 febbraio 2016

«Gli italiani? Malati di mente!» Il dott. Andreoli dice la sua sulla gente del Belpaese

     Bisogna saperla leggere, questa intervista. Non è infatti uno sfogo razzista, non una discriminazione etnica, né lennesimo sbandieramento di un pregiudizio in stile Salvini. È unanalisi, una piccola ma vera analisi su uno dei mali del nostro paese. Il parere di Vittorio Andreoli, psichiatra, intervistato da Andrea Purgatori per l’edizione italiana dello Huffington Post, è che la società italiana sia affetta da alcuni disturbi di personalità che contribuirebbero molto ad alimentare o almeno a mantenere costanti molti dei problemi tipici del nostro paese. Al di là del tono usato, iperbolico e partecipato, trovo che sia indiscutibile il principio che noi italiani, intesi come massa, come popolo (non come singoli individui) abbiamo un serio problema di mentalità e di modo di porci verso i problemi.



“L’Italia è un paziente malato di mente. Malato grave. Dal punto di vista psichiatrico, direi che è da ricovero. Però non ci sono più i manicomi”. Il professor Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, ex direttore del Dipartimento di psichiatria di Verona, membro della New York Academy of Sciences e presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association ha messo idealmente sul lettino questo Paese che si dibatte tra crisi economica e caos politico e si è fatto un’idea precisa del malessere del suo popolo. Un’idea drammatica. Con una premessa: “Che io vedo gli italiani da italiano, in questo momento particolare. Quindi, sia chiaro che questa è una visione degli altri e nello stesso tempo di me. Come in uno specchio”.



Quali sono i sintomi della malattia mentale dell’Italia, professor Andreoli?
Ne ho individuati quattro. Il primo lo definirei “masochismo nascosto”. Il piacere di trattarsi male e quasi goderne. Però, dietro la maschera dell’esibizionismo.

Mi faccia capire questa storia della maschera.
Beh, basta ascoltare gli italiani e i racconti meravigliosi delle loro vacanze, della loro famiglia. Ho fatto questo, ho fatto quello. Sono stato in quel ristorante, il più caro naturalmente. Mio figlio è straordinario, quello piccolo poi…

Esibizionisti.
Ma certo, è questa la maschera che nasconde il masochismo. E poi tenga presente che generalmente l’esibizionismo è un disturbo della sessualità. Mostrare il proprio organo, ma non perché sia potente. Per compensare l’impotenza.

Viene da pensare a certi politici. Anzi, a un politico in particolare.
Pensi pure quello che vuole. Io faccio lo psichiatra e le parlo di questo sintomo degli italiani, di noi italiani. Del masochismo mascherato dall’esibizionismo. Tipo: non ho una lira ma mostro il portafoglio, anche se dentro non c’è niente. Oppure: sono vecchio, però metto un paio di jeans per sembrare più giovane e una conchiglia nel punto dove lei sa, così sembra che lì ci sia qualcosa e invece non c’è niente.

Secondo sintomo.
L’individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato…

Cattivo.
Sì, ma spietato è ancora di più. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire “cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?”, scatta l’io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo… individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All’amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato.

Terzo sintomo della malattia mentale degli italiani?
La recita.

La recita?
Aaaahhh, proprio così… noi non esistiamo se non parliamo. Noi esistiamo per quello che diciamo, non per quello che abbiamo fatto. Ecco la patologia della recita: l’italiano indossa la maschera e non sa più qual è il suo volto. Guarda uno spettacolo a teatro o un film, ma non gli basta. No, sta bene solo se recita, se diventa lui l’attore. Guarda il film e parla. Ah, che meraviglia: sto parlando, tutti mi dovete ascoltare. Ma li ha visti gli inglesi?

Che fanno gli inglesi?
Non parlano mai. Invece noi parliamo anche quando ascoltiamo la musica, quando leggiamo il giornale. Mi permetta di ricordare uno che aveva capito benissimo gli italiani, che era Luigi Pirandello. Aveva capito la follia perché aveva una moglie malata di mente. Uno nessuno e centomila è una delle più grandi opere mai scritte ed è perfetta per comprendere la nostra malattia mentale.

Torniamo ai sintomi, professore.
No, no. Rimaniamo alla maschera. Pensi a quelli che vanno in vacanza. Dicono che sono stati fuori quindici giorni e invece è una settimana. Oppure raccontano che hanno una terrazza stupenda e invece vivono in un monolocale con un’unica finestra e un vaso di fiori secchi sul davanzale. Non è magnifico? E a forza di raccontarlo, quando vanno a casa si convincono di avere sul serio una terrazza piena di piante. E poi c’è il quarto sintomo, importantissimo. Riguarda la fede…

Con la fede non si scherza.
Mica quella in dio, lasciamo perdere. Io parlo del credere. Pensare che domani, alle otto del mattino ci sarà il miracolo. Poi se li fa dio, San Gennaro o chiunque altro poco importa. Insomma, per capirci, noi viviamo in un disastro, in una cloaca ma crediamo che domattina alle otto ci sarà il miracolo che ci cambia la vita. Aspettiamo Godot, che non c’è. Ma vai a spiegarlo agli italiani. Che cazzo vuoi, ti rispondono. Domattina alle otto arriva Godot. Quindi, non vale la pena di fare niente. E’ una fede incredibile, anche se detta così sembra un paradosso. Chi se ne importa se ci governa uno o l’altro, se viene il padre eterno o Berlusconi, chi se ne importa dei conti e della Corte dei conti, tanto domattina alle otto c’è il miracolo.

Masochismo nascosto, individualismo spietato, recita, fede nel miracolo. Siamo messi malissimo, professor Andreoli.
Proprio così. Nessuno psichiatra può salvare questo paziente che è l’Italia. Non posso nemmeno toglierti questi sintomi, perché senza ti sentiresti morto. Se ti togliessi la maschera ti vergogneresti, perché abbiamo perso la faccia dappertutto. Se ti togliessi la fede, ti vedresti meschino. Insomma, se trattassimo questo paziente secondo la ragione, secondo la psichiatria, lo metteremmo in una condizione che lo aggraverebbe. In conclusione, senza questi sintomi il popolo italiano non potrebbe che andare verso un suicidio di massa.

E allora?
Allora ci vorrebbe il manicomio. Ma siccome siamo tanti, l’unica considerazione è che il manicomio è l’Italia. E l’unico sano, che potrebbe essere lo psichiatra, visto da tutti questi malati è considerato matto.

Scherza o dice sul serio?
Ho cercato di usare un tono realistico facendo dell’ironia, un tono italiano. Però adesso le dico che ogni criterio di buona economia o di buona politica su di noi non funziona, perché in questo momento la nostra malattia è vista come una salvezza. E’ come se dicessi a un credente che dio non esiste e che invece di pregare dovrebbe andare in piazza a fare la rivoluzione. Oppure, da psichiatra, dovrei dire a tutti quelli che stanno facendo le vacanze, ma in realtà non le fanno perché non hanno una lira, tornate a casa e andate in piazza, andate a votare, togliete il potere a quello che dice che bisogna abbattere la magistratura perché non fa quello che vuole lui. Ma non lo farebbero, perché si mettono la maschera e dicono che gli va tutto benissimo”.

Guardi, professore, che non sono tutti malati. Ci sono anche molti sani in circolazione. Secondo lei che fanno?
“Piangono, si lamentano. Ma non sono sani, sono malati anche loro. Sono vicini a una depressione che noi psichiatri chiamiamo anaclitica. Penso agli uomini di cultura, quelli veri. Che ormai leggono solo Ungaretti e magari quel verso stupendo che andrebbe benissimo per il paziente Italia che abbiamo visitato adesso e dice più o meno: l’uomo… attaccato nel vuoto al suo filo di ragno.

E lei, perché non se ne va?
Perché faccio lo psichiatra, e vedo persone molto più disperate di me.

Grazie della seduta, professore.
Prego.



Tratto da: Huffington Post

lunedì 18 gennaio 2016

Telegram meglio di WhatsApp: è più sicuro, più ricco e gratis per sempre

     Cari utenti di WhatsApp, questo post è soprattutto per voi, perché qui potrete trovare in modo chiaro e completo tutti i motivi per cui non vi conviene usare WhatsApp per la vostra messaggistica istantanea. E se siete paranoici, ansiosi, se ora andrete in panico perché temete di rimanere senza la possibilità di avere un’alternativa valida per la vostra chat, state tranquilli, perché sempre in questo post saprete come continuare a fare esattamente quello che prima facevate con WhatsApp – e anche più di quello – ma senza pagare nulla. La risposta si chiama Telegram, compatibile con Android, iOS, Windows Phone e BlackBerry 10.
     Vediamo insieme quali sono le differenze tra queste due applicazioni e perché convenga a tutti di mollare la filosofia di WhatsApp a favore del più funzionale Telegram.

Telegram è sempre stato gratis e lo sarà per sempre
     La prima differenza di rilievo è anche quella che forse interesserà di più: Telegram non si paga e non si pagherà mai, a differenza di WhatsApp, che in questi anni si è finanziato prendendo i soldi dai suoi utenti.
     Attualmente anche WhatsApp è gratuito, ma fino a gennaio 2016 era a pagamento e gli utenti che avevano pagato per più anni anticipatamente non sono stati ovviamente rimborsati. E sì che WhatsApp di soldi ne ha fatti da quando si è lasciata acquisire da Facebook: lacquisizione da parte di Facebook è costata infatti la cifra astronomica di 19 miliardi di dollari (circa 17 miliardi e 400 mila euro), soldi che sono serviti a comprare le informazioni ottenute spiando gli utenti. Del resto è così che funzionano le indagini di mercato: si offre un servizio gratis (con WhatsApp non è nemmeno gratis perché lo ha fatto anche pagare!) e dalle conversazioni tra utenti, dai file che essi si scambiano le aziende raccolgono dati e informazioni sulle persone, per poter poi impostare le proposte di mercato con la pubblicità e portare la gente ad acquistare cose di cui non ha bisogno. A ben pensarci, quindi, la morale è: WhatsApp ci spia la rubrica e accede alle informazioni dei contatti, ci usa come merce per fare soldi e ha preteso pure che lo pagassimo! Non è un pelino troppo sfacciato?

Telegram è più sicuro di WhatsApp e rispetta di più la privacy
     L'utente medio non si pone mai il problema della privacy quando si parla di applicazioni. In effetti la violazione della privacy sui dispositivi smartphone è un tema molto più serio di quanto si pensi: molte app accedono a sezioni del nostro cellulare a cui non dovrebbero accedere per poter funzionare, andando a spiare i nostri contatti, i loro numeri, a volte perfino gli sms o gli allegati delle nostre e-mail... WhatsApp non è che eccella in rispetto della privacy, anzi: proprio nel 2013 si sollevò un polverone riguardo eventuali misure restrittive prese contro WhatsApp a causa del poco rispetto della privacy che riserva ai suoi utenti. Questo scandalo colpì anche altre app di messaggistica, come Skype e Viber, e furono perfino stilate delle classifiche.
     Telegram dedica invece molta attenzione alla sicurezza e lo fa anche in più di un modo:
  • Messaggi criptati end-to-end – In primis i messaggi possono essere inviati con Telegram in chat segrete. Una chat segreta si apre come una chat normale, ma in essa i messaggi sono altamente criptati (cioè mascherati) sul dispositivo del mittente e vengono poi decriptati (cioè smascherati) solo quando sono arrivati sul dispositivo del destinatario: questo vuol dire che Telegram non può spiare i messaggi, ovvero che i server di Telegram fungono solo da tramite per far viaggiare il messaggio, ma nessun messaggio viene memorizzato sui server (il server, per chi non lo sapesse, è un dispositivo – come un pc – sparso in tante copie nel mondo che di fatto eroga, fornisce un servizio a degli utenti quando si collegano a internet); il protocollo di criptazione dei file è davvero molto sicuro, parecchio difficile da violare, al punto che Telegram, che sa il fatto suo, offre un premio di 300 mila dollari a chi riesca a violarlo. WhatsApp ha aggiunto solo di recente la crittografia end-to-end, mentre Telegram ce lha da tempo immemore;
  • Chat segrete e messaggi che si autodistruggono – 
    Inoltre esistono chat segrete con la possibilità di impostare l’autodistruzione dei messaggi tramite un timer (impostabile da parte di tutti gli interlocutori della chat) che cancella i messaggi che sono stati inviati, compresi file multimediali e messaggi vocali; il timer può essere regolato a piacere, decidete voi dopo quanto tempo il messaggio debba distruggersi (pochi secondi, alcuni minuti, ore, giorni... avete solo l’imbarazzo della scelta); il bello è che il messaggio viene cancellato dai dispositivi di entrambi gli interlocutori, non solo dal dispositivo di colui che ha impostato il timer, e non c’è modo di recuperarlo, una cosa particolarmente utile quando volete scambiare informazioni sensibili e molto personali e volete dormire sonni tranquilli... Sarà come essere agenti segreti: "Questo messaggio si autodistruggerà fra 30 secondi".
  • Telegram funziona anche senza numero di telefonoSarete poi contenti di sapere che è possibile aprire chat con altri utenti anche senza che ci si scambi il numero di telefono: mentre con WhatsApp, infatti, potete chattare solo con persone che sono presenti nella vostra rubrica (quindi persone di cui avete il numero e che conosceranno il vostro numero a loro volta), con Telegram è possibile trovare qualunque altro utente semplicemente cercando nell’apposito campo di ricerca il loro username che usano su Telegram, se ne hanno uno (e se temete che in questo modo un utente possa darvi fastidio lo potete bloccare, così avete garantito sia il diritto a non essere scocciati che il vostro diritto a non diffondere il numero di telefono! Cosa volete di più? Sangue?!). La creazione di uno username non è obbligatoria e se lo create potete cancellarlo in modo da non essere più trovati in questo modo. Come vedete, il sistema non ha falle.

Telegram invia file più grandi e in qualità migliore
     Le app di messaggistica non permettono solo di inviare testo, ma anche file di vario tipo, come foto, video, documenti. Ebbene anche qui le differenze tra Telegram e WhatsApp sono abissali. Ecco perché:
  • WhastApp comprime le foto, vuol dire che la qualità della foto viene abbassata durante l’inoltro, mentre Telegram invia le foto nella loro qualità originale;
  • WhatsApp presenta un limite alla dimensione massima di file che possono essere inviati: attualmente WhatsApp consente di inoltrare file grandi al massimo pochi MB, mentre con Telegram si può inviare un file grande fino a 1.5 GB! Vuol dire che con Telegram potete inviare interi file di setup, oppure film o video anche lunghi, archivi pieni zeppi di file al loro interno...
  • Telegram invia file di ogni tipo, file audio (esempio: in formato .mp3), file video (.mp4, .avi, .mkv...), file in formato .pdf, file di testo .docx, file di presentazione .pptx, fogli di calcolo in .xls ecc...

Telegram si può usare su più dispositivi contemporaneamente
     WhatsApp funziona su un dispositivo alla volta, mentre con Telegram esistono delle applicazioni native fatte apposta per il pc e per i tablet, su cui potete usare lo stesso account. Facciamo un esempio. Uso spesso il pc per lavoro o per studio, ma ricevo anche molti messaggi via Telegram: posso usare le chat di Telegram sul computer installando lo stesso Telegram sul computer (cioè insallando l’applicazione nativa Telegram Desktop, che tra l’altro è compatibile con Windows, Linux e Mac). Volendo, posso anche usare la versione web, cioè usare la chat di Telegram dal browser (Google Chrome, Firefox...), senza installare alcuna applicazione. E se devo andare in bagno e non posso portare con me il computer, riprendo lo smartphone e continuo a messaggiare da lì, quando torno riprendo dal pc. Di fatto posso chattare con la stessa persona da più dispositivi contemporaneamente: in termini tecnici si dice che Telegram è un sistema multipiattaforma. La sincronizzazione dei messaggi è garantita dalla loro gestione via cloud. Potete vedere come si presenta Telegram sul pc in questo breve video.


Gruppi più ampi con Telegram
     I gruppi di WhatsApp hanno una capienza di membri limitata (al momento) a 100 membri, mentre con Telegram siamo a quota 200! Non servono commenti, se non precisare che sui gruppi di Telegram è possibile promuovere un gruppo a supergruppo quando esso raggiunge i 200 membri: quando un gruppo diventa supergruppo può avere fino a 5000 membri.

Telegram è open source
     Questo rientra tra i pregi “etici” di Telegram. Ogni applicazione possiede un suo codice sorgente, cioè le informazioni codificate con cui funziona. Alcuni programmi nascondono il codice all’utente, il che significa che se nel codice ci sono anomalie o falle (e l’app funziona male o è poco sicura) l’utente non lo sa e non può intervenire. I programmi open source (“a sorgente aperta”), come Telegram appunto, mettono invece a disposizione il codice a tutti gli utenti: è una misura di trasparenza molto più corretta e democratica, perché in questo modo ciascun utente può sorvegliare il codice, volendo può accorgersi di anomalie e avvisare gli altri.
     Questo discorso vale anche per i sistemi operativi: Windows, ad esempio, ha il codice nascosto, mentre Linux è un open source.

Con Telegram si possono creare canali su cui farsi seguire
     Avete presente i canali YouTube, da cui ricevete notifiche di nuovi video pubblicati, oppure le pagine Facebook che seguite e di cui vedete i post ogni volta che vengono pubblicati? Con Telegram è possibile creare un proprio spazio su cui farsi seguire dai propri followers: si crea un canale, che appare sotto forma di chat e che funge da bacheca; sulla chat-bacheca potete pubblicare qualunque cose vogliate (messaggi di testo, foto, video, documenti...); gli iscritti al vostro canale possono leggere il contenuto e restare aggiornati su ciò che condividete. Facilissimo!
     I canali di Telegram sono uno strumento molto originale per un’applicazione di questo tipo e permette di farsi ulteriore pubblicità se siete blogger o se avete altri canali sparsi per il web che volete far conoscere.
Un focus molto chiaro sui canali Telegram può essere trovato in questo breve video del canale YouTube Sgnoogle:


Telegram ha i bot, chat automatiche che eseguono comandi
     Avete presente gli assistenti virtuali? Sono piccoli programmi che eseguono dei compiti per voi. Telegram possiede una cosa simile: si chiamano bot e si tratta di vere e proprie chat alle quali potrete dare dei comandi che il bot esegue. Si va da bot seri, come Trackbot, che rintraccia un vostro pacco in viaggio usando semplicemente il codice di tracciabilità che gli fornite, a bot più faceti, come SpacoBot, che insulta a comando i vostri amici che avete preso di mira.
     I bot più usati sono quelli che trovano file o notizie sul web per voi senza farvi cercare nulla: come ImageBot, che trova sul web immagini, GIF e video.
     I bot sono davvero tanti e le loro funzioni arricchiscono ulteriormente l’offerta di Telegram. In WhatsApp non esiste nulla di simile.

Chat più ricche con gli stickers
     Avete presente le emoji? Le faccine che usiamo continuamente nelle chat: esistono sia in WhatsApp che in Telegram. Solo che Telegram, oltre alle emoji, ha anche gli stickers, vere e proprie immagini non stilizzate che possono essere usate come le emoji. Alcuni stickers sono già forniti da Telegram di default e sono associati ad alcune faccine (li trovate nell’elenco in cui si trovano le emoji): nella pratica, cliccando su una faccina potete scegliere se pubblicare essa o lo sticker ad essa associato. Gli sticker sono molto più divertenti, perché hanno una maggiore espressività: quelli forniti da Telegram comprendono anche personaggi famosi, come Cleopatra che manda il bacio, oppure Freud in posa da figo, o anche Dante che si dispera...

     Gli stickers di Telegram sono anche personalizzabili! Potete creare il vostro personale pacchetto di stickers, magari con il vostro volto e usarlo nelle chat con i vostri amici.
     Una guida su come creare i vostri sticker potete trovarla in molti video, tra cui questo.

Photo editor incorporato
     Degno di nota poi è il photo editor: quando scattate una foto direttamente da Telegram per inviarla a qualcuno, dopo aver salvato la foto potete modificarla con un programmino di Telegram stesso e poi inviarla con le modifiche che avete apportato.


      Telegram è in forte ascesa proprio per tutti questi pregi. L'applicazione viene usata anche da molte aziende per comunicare in modo gratuito ed affidabile con i propri impiegati.
      Come vedete esiste una valanga di motivi per cui prendere in considerazione Telegram, ma più che altro esistono parecchi motivi per rinunciare a WhatsApp, il cui modo di funzionare è altamente scorretto sotto il piano etico e più carente sotto quello funzionale.
      Ora, nessuno dice che dobbiate eliminare da un giorno all’altro il vostro WhatsApp dallo smartphone: sappiamo tutti che a causa del bacino di utenti molto numeroso questo creerebbe qualche disagio. Però si potrebbe cominciare a scaricare Telegram e usarlo assieme a WhatsApp, cominciate con qualche amico, vedete come vi trovate (vi troverete benissimo, perfino la grafica è uguale a quella che avete in WhastApp, quindi non dovrete nemmeno abituare l'occhio), magari spargete la voce e consigliate agli amici di usarlo: magari continuerete a usarli entrambi, ma di certo vi troverete meglio su Telegram. Ci guadagneremmo tutti e daremmo anche un bel segnale al signor Zuckerberg affinché imposti politiche più corrette e rispettose nei confronti dei suoi utenti.

P.S. Se avete dubbi su altre questioni potete consultare la pagina (in italiano e in altre lingue) delle FAQ di Telegram.


mercoledì 6 gennaio 2016

Il messaggio del gorilla Koko all’umanità: «Aiutate la Terra!»

     Esiste al mondo una scimmia in grado di comunicare con gli esseri umani. È una femmina di gorilla, è nata nel 1971 e si chiama Koko: Sapere audeo ha raccontato la sua storia nel 2012 in un post.
     La storia è semplice: una psicologa, la dott.ssa Patterson, le ha insegnato il linguaggio dei segni usato dalle persone mute; nel corso dei suoi quasi 45 anni Koko ha imparato a formulare più di 1100 concetti e a capirne ancora di più usando e vedendo usare le mani. Come si vede da numerosissimi video, molti dei quali disponibili su YouTube, Koko sa qualificare lidentità propria e quella altrui, sa comunicare i suoi bisogni, esprimere i suoi sentimenti e i suoi gusti, sa fare richieste e comprende una enorme quantità di concetti, spesso anche astratti, che le vengono comunicati, come il concetto di tempo o quello di morte.
     Famosa per aver incontrato anche lattore Robin Williams e aver “parlato” e giocato con lui, Koko è tornata di recente alla ribalta con un vero e proprio messaggio allumanità. Si tratta di pochi secondi, nemmeno un minuto, ma il contenuto è davvero stupefacente se si pensa che viene da un gorilla: in questo messaggio Koko dice che luomo, a causa della sua stupidità, ha messo in pericolo la Terra e chiede di aiutare il pianeta.
     Molti scienziati vorrebbero sondare lattuale capacità comunicativa dellanimale, un compito in verità non facile: infatti che Koko sia in grado di comunicare è cosa fin troppo ovvia, ma più difficile è capire fino a che livello di complessità sintattica possa spingersi la sua abilità comunicativa e questa abilità viene sondata periodicamente. Ad ogni modo, quale che sia il suo livello attuale di “alfabetizzazione” e sensibilità concettuale, rimane la straordinarietà del “caso Koko”, primo animale al mondo capace di condividere con la specie umana lo stesso codice linguistico e, quindi, parlare la stessa lingua.

     Prima di guardare il videomessaggio (sottotitolato in inglese) vi lascio il suo contenuto: «Io sono un gorilla, io sono i fiori, sono un animale. Io sono la natura. Koko ama luomo, Koko ama la Terra. Ma luomo è stupido. A Koko dispiace, Koko piange. Il tempo vola! Guarite la Terra! Aiutate la Terra! Presto! Proteggete la Terra! La natura vi vede. Grazie.»

     Prendetevi questi pochi secondo per guardare queste immagini...


     Se siete curiosi e volete sapere come ha fatto la dott.ssa Patterson a creare questo bellissimo miracolo con cui due specie diverse possono comunicare con lo stesso codice linguistico e se volete vedere sapere come si è evoluto il percorso di apprendimento di Koko, potete dare uno sguardo a questo articolo (vi troverete anche un documentario dedicato).




venerdì 25 dicembre 2015

Scavi di Pompei, riaprono 6 nuovi edifici appena restaurati

     Sei nuovi edifici tutti da riscoprire che tornano alla luce e agli occhi del pubblico, arricchendo così ancora di più l’offerta culturale del sito archeologico dell’età romana più prezioso del mondo, gli scavi di Pompei. È l’ultima tappa, appena conclusasi, del Grande Progetto Pompei, iniziato nel 2012 e sovvenzionato da sovrintendenza italiana e fondi europei per un totale di 105 milioni di euro e che si propone di rivalorizzare il sito, dopo la triste stagione dei crolli e della prolungata incuria che ha visto la vera e propria “morte” di alcuni pezzi del sito archeologico.

     Dopo la riapertura della Casa degli amorini dorati nel 2013, questo 2015 era cominciato con il restauro della famosissima Villa dei Misteri: a fine anno, poco prima di natale, si chiude in bellezza con la ripresentazione di un gruppo di edifici.

Una delle vasche della fullonica.
     Il primo è una lavanderia-tintoria, la fullonica di Stephanus (presunto proprietario). Una fullonica era la bottega di un fullo, un lavandario-tintore appunto, ovvero un luogo dove i capi venivano lavati e colorati. L’edificio era in origine un’abitazione e successivamente fu trasformato per essere adibito alla lavorazione delle stoffe: al piano inferiore l’impluvium (la vaschetta che raccoglieva l’acqua piovana) fu adibita a vasca per il lavaggio e la tintura (per le quali si usavano soluzioni con acqua, soda e perfino urina, molto usata per il lavaggio nel mondo romano), al piano superiore c’era invece la parte abitativa e vi si asciugava i panni. Nel fondo del giardino erano presenti altre vasche intercomunicanti dove degli operai (quasi tutti schiavi) pestavano coi piedi i tessuti nelle soluzioni colorate dove avveniva la fase di tintura.

Interno del criptoportico.
     Gli altri cinque edifici sono abitazioni private, come la sontuosa domus detta del criptoportico, cioè del portico nascosto al di sotto del giardino, che è appunto il pezzo forte dell’abitazione, molto sontuosa e grande. Il criptoportico corre su tre lati del giardino, è fenestrato e presenta un soggiorno (oecus) e degli ambienti termali. Al suo interno si possono ammirare delle pitture con episodi tratti dall’Iliade realizzati col II stile. La domus è stata più volte ampliata ed era in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione del 79 d.C. e infatti durante il suo ritrovamento furono rinvenuti numerosi intonaci affrescati. Per non parlare del suo impianto termale, vero e proprio lusso all’epoca (nel mondo romano ci si lavava praticamente solo alle terme, perché non esisteva il bagno in casa e delle terme private erano un vero e proprio status symbol). L’opera di restauro è stata divisa in tre fasi e ha compreso la ricostruzione di numerose strutture in legno di ciò che i bombardamenti del 1943 hanno distrutto.

     Seguono la casa del Sacerdos Amandus. Secondo le ricostruzioni e come indica la scritta sulla parete esterna, la casa sarebbe appartenuta a un certo Amandus, che di professione faceva appunto il sacerdos, ovvero il sacerdote. Al momento del primo scavo, risalente al 1924, furono rinvenuti degli scheletri di adulti e bambini vicini alla porta di ingresso: quasi certamente provarono a scappare prima del crollo. La casa si contraddistingue per le numerosissime scene mitologiche che abitano le sue pareti.


Triclinium estivo nel giardino della domus dell'efebo.
     Altra abitazione a essere stata restaurata è la domus detta dell’efebo. L’efebo è nell’antica Grecia il nome dato al ragazzo che si trovava nell’età dell’ephebìa, cioè tra i 18 e i 20 anni, e si può quindi tradurre con giovane adolescente. Nell’arte greca l’efebo è un tipo di statua che rappresenta appunto un giovane. La domus pompeiana prende questo nome da una piccola statuetta in bronzo rappresentante un efebo che aveva la funzione di portalampada per illuminare la mensa del giardino: si tratta di una copia di un originale greco risalente alla metà del V secolo a.C. e si trova attualmente nel museo archeologico nazionale di Napoli.
     La domus dell’efebo è la tipica casa dell’esponente del ceto mercantile che si è arricchito con la sua attività. In realtà si tratta di un complesso abitativo formato da più case comunicanti ed è particolarmente fastosa, infatti presenta ben tre ingressi. Al suo interno sono state rinvenute anche statuette di placentari, cioè venditori di placentae (una sorta di focaccia o pizza), usate come portatori di ciotole per salse usati durante i banchetti e anch’essi attualmente ospitati al museo archeologico nazionale di Napoli.

     I visitatori potranno ammirare anche la domus di Paquius Proculus, un candidato duumviro della città di Pompei poi effettivamente eletto (i duumviri erano a capo dell’amministrazione e possono essere paragonati ai moderni sindaci). La casa conserva questo nome perché sulle mura esterna c’era una scritta elettorale con il nome di Proculo, realizzata durante una campagna elettorale. In realtà la scritta non indica il proprietario, che era invece tale Terentius Neo, un panettiere di probabili origini sannitiche che è riuscito ad arricchirsi e ad acquistare lo status di cives (cittadino) e di cui è stata ritrovata in casa una pittura raffigurante egli e sua moglie (in principio si pensò che i soggetti del dipinto fossero Proculo e la consorte), oggi conservata al museo archeologico di Napoli.

     La casa possiede al suo interno un bellissimo pavimento a mosaico, che accoglie all’ingresso i visitatori con la figura di un cane da guardia legato a un battente di una porta e che prosegue nell’atrio con vari riquadri che fanno da cornice a diversi animali. Nell’esedra della domus furono ritrovati degli scheletri di fanciulli.




     Ultima perla di questo pacchetto è la domus di Fabius Amandius, una piccola casa del ceto medio.
Domus di Fabius Amandius, interno.

     La fine dei lavori e la riapertura sono stati celebrati con un’inaugurazione il 23 dicembre 2015. Molte le autorità presenti: dal premier Renzi, al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, al sindaco di Pompei Ferdinando Uliano, al soprintendente Massimo Osanna, al direttore del Grande Progetto Pompei il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Alla cerimonia inaugurale ha partecipato anche il regista Pappi Corsicato, che ha diretto il cortometraggio voluto dalla regione Campania e dalla Scabec e proiettato nell’Auditorium degli Scavi, intitolato Pompei, eternal emotion.

     La regione Campania ha però pensato anche ad altro: grazie alla Scabec (Società Campania beni culturali), una società di capitali creata nel 2003 al fine di valorizzare il sistema dei beni e delle attività culturali quale fattore dello sviluppo della Regione Campania, e grazie a Campania>Artecard sono stati creati due percorsi guidati che intendono far conoscere nel dettaglio le domus appena restaurate, portando i visitatori in aree normalmente non accessibili. I percorsi sono attivi dal 26 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016 (escluso il 1° gennaio), sono compresi nel prezzo del biglietto di ingresso ma necessitano di prenotazione.
     Il primo percorso si chiama Di domus in domus (visite dalle ore 10:00 alle 15:00 – biglietteria di Piazza Esedra) e porterà i visitatori a scoprire nel dettaglio le domus sopra descritte; il secondo è Memorie e suggestioni – Viaggio dal 79 d.C. ad oggi (visite alle ore 11.00, 13.00, 15.00 – biglietteria di Porta Anfiteatro) e guiderà il pubblico nella palestra grande (usata un tempo per allenarsi in attività ginniche e ricca di affreschi della Villa di Moregine), nell’Anfiteatro e alla Piramide di legno che è stata progettata da Francesco Venezia e costruita nell’arena dell’Anfiteatro, al cui interno sono esposti i calchi delle vittime dell’eruzione.

Per informazioni e prenotazioni 800 600 601 cellulari ed estero +39 06 39967650,
oppure visitate il sito www.campaniartecard.it.

domenica 20 dicembre 2015

Scripta manent, n. 23 – Come non farsi manipolare dal potere: il decalogo di Chomsky

     Noam Chomsky è un celebre linguista e teorico della comunicazione. Attento osservatore della realtà sociale e dell’uso della comunicazione che il potere fa, ha prodotto degli scritti che abbracciano anche la sfera politico-sociale, oltre che quella prettamente linguistica. I suoi studi sono conosciuti in tutto il mondo e quello che leggerete nelle prossime righe è un elenco in cui vengono presentati i principi a cui il cattivo potere si ispira per controllare – e ingannare – le persone.
     Si tratta di “regole” che stupiscono per la loro semplicità e per la loro attualità, vere e proprie strategie per danneggiare le masse, usate dalle lobby e dalla cattiva politica. Chiunque non potrà che trovare estremamente utile questo riferimento, specie di questi tempi, per imparare a difendersi dai gruppi di potere malintenzionati.
     Leggendo, molti forse si renderanno conto anche di come sia stato possibile giungere ad accettare nel nostro paese scelte sbagliate volute o comunque attuate dalla politica senza che si creasse una vera opposizione nell'opinione pubblica. Ma più che mai, questo decalogo ha il vantaggio di ribadire una cosa: che in democrazia è il popolo a essere sovrano, quindi se le cose vanno male la responsabilità è soprattutto del popolo, non di poche centinaia di politici, e per questo sono le persone nel loro insieme a dover innescare il cambiamento: imparare questa lista può essere un ottimo inizio.


1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.


2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema–reazione–soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.


3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni 80 e 90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.


4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.


5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.


6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti.


7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori.


8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.


9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!


10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.


Noam Chomsky, Media e potere