sabato 22 settembre 2012

Risparmio della corrente fai-da-te: guida all’uso intelligente dell'energia elettrica in casa


     Voglio continuare sulla scia del mio post precedente, dedicato al risparmio casalingo del consumo di acqua, trattando questa volta il risparmio dell’energia elettrica in casa. Anch’essa infatti rappresenta un peso non indifferente sull’ambiente e le nostre bollette. Di conseguenza, se impariamo ad adottare una certa condotta, possiamo giovare al mondo e alle nostre tasche. Anche qui dividerò per argomenti i vari accorgimenti da adottare, per rendere più agevole la consultazione.


Illuminazione

     Fin dall’antichità il problema principale dell’uomo è stato vincere le tenebre, ovvero ritagliarsi porzioni di tempo da rubare al buio per organizzare una parte delle proprie attività anche dopo il tramonto. Oggi, dopo migliaia di anni di evoluzione, l’uomo moderno non apprezza più l’importanza di preservare le risorse dell’illuminazione poiché non è più costretto ad accendere un fuoco con legnetti e paglia secca. Ebbene, questo non vuol dire che produrre luce non richieda un costo! Lo richiede eccome! Poiché parliamo di una delle forme energetiche più abusate in assoluto, è bene dare qualche consiglio su come usare razionalmente le luci in casa.
Lampadina a incandescenza.
     Parliamo di lampadine. Dal 1878 fino al primo settembre 2012 le lampadine a incandescenza inventate da Thomas Edison hanno illuminato la nostra vita: 130 anni di onorato servizio che però hanno sollevato delle giuste questioni economiche e ambientali che dal 2009 hanno portato l’Unione Europea a prendere provvedimenti per ridurre i consumi energetici, orientando la vendita delle lampadine verso modelli che fossero più ecologici (cioè che emettessero meno anidride carbonica) ed economici (che consumassero meno energia). La lampadina a incandescenza infatti usa un meccanismo energeticamente molto dispendioso (converte in luce solo una minuscola percentuale dell’energia che riceve e il resto se ne va via sotto forma di calore) ed è per questo che l’UE ha cominciato a limitarne la vendita dal 2009, fino ad arrivare al primo settembre scorso, quando la lampadina a incandescenza è entrata ufficialmente “fuori legge”. Al suo posto nascono lampadine di nuova generazione a risparmio energetico: lampade alogene (che dovranno scomparire anch’esse entro il 2016), lampade a fluorescenza (dette anche a basso consumo) e LED (light emitting diode, diodo ad emissione luminosa).

Lampadine a basso consumo.


Come si misura il dispendio energetico delle lampadine
     Il vantaggio di queste lampade è semplice: consumano meno e sprecano meno. Questo significa che occorre meno energia per farle funzionare. E qui può tornarci utile aprire una parentesi, giusto per capire le quantità che chiameremo in causa: quando si parla di consumi di lampadine si usa come unità di misura il watt. Senza addentrarci in disquisizioni sulla fisica, diremo molto velocemente, giusto per dare un’idea concreta, che consumare un watt significa consumare 1 joule al secondo, ovvero consumare l’energia, erogata per la durata di un secondo, necessaria ad accelerare un corpo di un chilogrammo per la distanza di un metro facendo aumentare la sua velocità di un metro al secondo. Sembra macchinosa come definizione, ma solo perché è buttata via così. A noi basta sapere che quindi le lampadine, che alla fine producono luce, spendono l’equivalente dell’energia necessaria a muovere gli oggetti!

Vantaggi delle moderne lampadine
     Detto questo, facciamo un po’ di calcoli per capire quanto sono convenienti le nuove lampadine rispetto a quelle a incandescenza. Basa sapere che…
     Le lampade a incandescenza erano lampade che arrivavano a 100 watt: ciò significa che in un secondo una lampadina a incandescenza consumava l’energia necessaria a spostare 100 corpi di un chilogrammo per la distanza di un metro facendoli aumentare la loro velocità di un metro al secondo. Le nuove lampade a risparmio energetico invece consumano molto meno: solo 15 watt (e i LED consumano ancora meno)! Questo significa che il 75% dell’energia spesa per farle funzionare viene risparmiata! Al momento dell’acquisto di una lampadina, quindi, impariamo a controllare quanto consuma, così potremo fare dei raffronti per poter scegliere non solo quella più adatta alle nostre esigenze, ma anche, a parità di illuminazione, quella che consuma di meno!
     Altro vantaggio delle lampade a risparmio rispetto a quelle a incandescenza: le lampade di nuova generazione durano di più! Investendo su questo tipo di lampade, quindi, avrete un prodotto che vi durerà di più nel tempo, riducendo i costi per sostituirle. Orientativamente, basti sapere che se una lampada da 100 watt durava 5000 ore, una da 20 watt dura 15000 ore!
     A livello di ecologia invece, sappiamo che le vecchie lampade a incandescenza emettevano molta più anidride carbonica che, come sappiamo, è un gas tossico. Se consideriamo un periodo di accensione di 7 ore, una vecchia lampada “edisoniana” sputava fuori in media 76 chili di anidride carbonica, mentre una lampada a risparmio energetico ne espelle solo 15. Questo significa che c’è un emissione dell’80% inferiore!
     È chiaro che le lampade di nuova generazione costano più di quelle a incandescenza e questo sembrerebbe un punto a sfavore che potrebbe diventare addirittura un deterrente al loro acquisto, ma state tranquilli. Il costo (in media 10 euro a lampada, in via molto generale) viene ammortizzato subito dal risparmio energetico che le caratterizza. Per cui spendiamo una sola volta un po’ di più, ma in cambio recuperiamo in un attimo, tramite il risparmio in bolletta, i soldi spesi! Ed è qui che dobbiamo dimostrare quel minimo di maturità e “investire” intelligentemente sul futuro dei nostri risparmi.
     I LED sono ancora più costosi (poiché ancora più convenienti) e infatti il loro uso per ora è più limitato anche per questo, ma il prezzo di questo prodotto è destinato a scendere nei tempi a venire e, con essi, anche il loro acquisto, poiché troveranno un uso sempre più ampio nel quotidiano delle famiglie.

Illuminare solo quando serve
     Una bruttissima abitudine molto radicata è quella di lasciare accese le luci in casa inutilmente, in stanze che non sono abitate da nessuno o in un momento in cui c’è già abbastanza illuminazione solare. Potrebbe sembrare banale, ma è una delle forme di spreco più frequenti quando si parla di energia elettrica. Non dobbiamo lasciare accese le luci senza un motivo!

Smaltimento
     Come spesso avviene, i prodotti più vantaggiosi sono anche più delicati. Le lampadine a basso consumo non fanno eccezione. Infatti, nonostante le ridottissime quantità di mercurio che possiedono, le lampade a risparmio energetico non devono essere buttate insieme agli altri rifiuti (un po’ come si fa per le pile) perché contengono dei metalli che, da una parte possono essere tossici, dall’altra sono preziosi e quindi risulta molto conveniente riciclarle.
     Le lampade a basso consumo vanno quindi raccolte in appositi centri di riciclaggio. Esistono anche rivenditori che ritirano gratis le lampade esaurite. In ogni caso i negozianti che le vendono hanno anche l’obbligo di raccoglierle, come dimostrerebbe la piccola maggiorazione sul prezzo che essi applicano, quindi se uno di loro si rifiuta di accettare lampade esaurite, sappiate che non può farlo e quindi avete tutto il diritto di pretendere che compia il suo dovere.


La “lucina rossa”: lo spreco subdolo dello standby

     Avete presente quando spegnete la TV, o il lettore DVD, o lo stereo e continuate a vedere quelle simpatiche lucine (generalmente rosse) presenti su questi oggetti? Il famoso “pallino rosso” è il segno che quell’oggetto è stato messo in standby. Ebbene, chiariamo subito: un oggetto in standby non è un oggetto spento.
     Per “spento” intendiamo un oggetto che non consuma corrente elettrica. Quando tiriamo la spina, per esempio, o spegniamo la TV col tasto facendo scomparire la lucina stiamo impedendo all’oggetto di usare corrente per fare qualcosa.
     Ma quando mettiamo l’oggetto in standby gli stiamo in realtà dicendo «Fermati “quasi” completamente, ma non del tutto. Usa una certa quantità di corrente per “tenerti pronto” a funzionare subito di nuovo, senza dover partire da zero quando ti riaccenderò». Questo è il senso dello stato di standby. Quindi, mettere in standby un oggetto significa fargli consumare corrente anche se non lo si usa.
     Questo significa che la lucina rossa va spenta. Ora, sebbene consapevoli del fatto che un oggetto dev’essere spento completamente per non continuare a consumare corrente, diciamoci la verità: siamo troppi pigri o troppo distratti per preoccuparci di premere il pulsantino o andare a staccare la spina di un elettrodomestico ogni volta. Ecco allora una semplice soluzione che ci evita di fare la fine di Lino Banfi in una famosa scena di Vieni avanti, cretino. Dividiamo gli “aggeggi” in gruppi basati sulla loro vicinanza alle prese della corrente: per esempio, potremo avere il gruppo di elettrodomestici vicino al computer che comprenderebbero: computer, stampante, scanner, modem… Oppure potremmo avere un altro gruppo che comprende un televisore, un digitale terrestre, un lettore DVD, un lettore Blu-Ray… Tutti gli oggetti di uno stesso gruppo possono essere collegati a una stessa multipresa (detta anche “ciabatta” nel gergo) che come sappiamo è un oggetto che può ospitare un numero multiplo di spine alle quali viene contemporaneamente erogata corrente elettrica a patto che sia acceso un solo pulsante (luminoso in genere).
     Ogni volta che si vogliono spegnere gli oggetti di uno stesso gruppo facendo attenzione che non vengano messi in standby basterà spegnere l’unico interruttore della multipresa e così si sarà sicuri di aver interrotto il flusso di corrente a tutti gli oggetti collegati a quella multipresa.
     Per esempio, se stiamo lavorando al computer, dopo aver finito dovremmo: spegnere l’interruttore del monitor, spegnere l’interruttore delle casse, spegnere l’interruttore del fax, spegnere l’interruttore della stampante, spegnere l’interruttore dello scanner e così via… altrimenti li lasceremmo in standby facendogli consumare un fiume di corrente. Invece se li colleghiamo tutti alla stessa ciabatta, basta spegnere la ciabatta stessa e possiamo andar via tranquilli.
     Ma quanto può consumare lo standby? Ovviamente dipende dal tipo di elettrodomestico, ma in generale la percentuale non è affatto piccola rispetto a quella della corrente che si consuma nell’uso vero e proprio! Per avere un’idea delle cifre in gioco, possiamo dare un’occhiata a questo video tratto da una puntata di Report, condotto dall’ottima Milena Gabanelli.
     Questo sistema conviene soprattutto perché ci sono elettrodomestici in casa che devono necessariamente vivere in un perenne stato di standby, come il frigorifero, o il fax… Da persone intelligenti, allora, risparmieremo su quelli che possono sottrarsi a questo stato.



Frigorifero e congelatore

     Si tratta di due strumenti che devono necessariamente essere dotati costantemente di corrente elettrica e, quindi sono tra quelli che consumano di più. Poiché non è possibile limitare ad essi l’energia elettrica, l’unica accortezza, oltre alla scelta di un modello più ecocompatibile, è quella di posizionarli il più possibile lontano da fonti di calore. Tenendoli vicini al calore, infatti, faranno più fatica a mantenere bassa la temperatura interna, ovvero sarà necessaria più energia elettrica per permettergli di raffreddare i cibi. Questa cosa è ancora più facile da fare con il congelatore, se questo è un pezzo a parte rispetto al frigorifero. Lo si può mettere in un ripostiglio, in una cantina, per esempio, o in garage.
     Inoltre occorre perdere la brutta abitudine di tenere aperto il frigorifero inutilmente per tanto tempo: in questo modo eviteremo al calore di entrare ed alzare la temperatura degli alimenti. Ricordo che abbassare la temperatura dei cibi serve a rallentare il metabolismo dei batteri che inevitabilmente finiscono sopra di essi (anche se sono stati lavati) e che li fanno avariare. Ad alte temperature, infatti, tutte le reazioni chimiche sono più veloci e i cibi vanno a male più in fretta.
     In generale, quindi, è consigliabile tenere il calore il più lontano possibile dall’ambiente del frigorifero e quindi vanno evitati tutti quei comportamenti che alzerebbero la temperatura degli alimenti (come anche mettere una stufetta portatile vicino al frigo).


Lavatrice

     La lavatrice è tra i più energivori degli elettrodomestici in quanto fa uso di più forme di energia: essa usa l’acqua per lavare e risciacquare i panni, ma anche di elettricità, che le serve a funzionare, senza contare che l’acqua dev’essere anche calda, e l’acqua calda costa di più perché occorre energia per riscaldarla.

Temperatura di lavaggio
     Lavare a 90° oggi è quasi del tutto inutile. Con i moderni detersivi, le moderne lavatrici e lo stile di vita che abbiamo i 90° sono uno spreco ingiustificato. L’acqua a 90° costa moltissimo e un lavaggio a temperature così alte appare del tutto inutile sui capi solo moderatamente macchiati: riserviamo questa temperatura di lavaggio solo per i panni di nostro figlio che ha deciso di passare tutto il giorno a rotolarsi nell’erba a casa dell’amico, dopo una bella seduta di pittura seguita da una partita di calcio. Evitiamo quanto più possibile i 90° e anzi, impariamo a fare dei gruppi di abiti in base a quanto sono sporchi. Per gli abiti che lo sono solo lievemente dedicheremo tranquillamente lavaggi a temperature di 60° o 40°, a seconda.
     Secondo “Legambiente”, infatti, cicli di lavaggio a più basse temperature porterebbe a un risparmio medio di € 4,50 al mese sulla bolletta, nonché a una minore emissione di anidride carbonica nell’ambiente. Ricordiamoci infine che i lavaggi a 90° danneggiano anche più facilmente i tessuti dei nostri abiti.

Attenti al prelavaggio
     Non sempre è necessario fare il prelavaggio. Si può sostituire questa operazione usando specifici prodotti sullo sporco più difficile prima di inserire i capi in lavatrice. Dobbiamo cercare di limitarlo il più possibile. Se necessario, eliminarlo del tutto.

Quando lavare
     Perché porsi il problema dell’orario più conveniente per usare la lavatrice? Dopotutto essa compie sempre lo stesso lavoro, quindi ha bisogno della stessa energia sia di giorno che di notte. Ebbene, nonostante questo sia vero, risulta più conveniente usare la lavatrice di sera e di notte perché esistono le cosiddette tariffe biorarie, ovvero dei periodi del giorno in cui la corrente costa di meno, in base al ritmo di consumo dell’energia elettrica nel paese. Precisamente esistono tre tariffe biorarie.
     La prima è la tariffa di fascia F1, che è quella in cui la corrente costa di più e che va dalle 8 alle 19 di tutti i giorni lavorativi (dal lunedì al venerdì): in questa fascia oraria la richiesta di energia è maggiore perché si svolgono la maggior parte delle attività produttive, specialmente quelle industriali, che abbisognano di grandi quantità di energia elettrica. Di conseguenza, in proporzione a quanta ne serve, l’energia elettrica costa di più.
     La fascia F2 invece è quella che va dalle 19 alle 8 del giorno successivo: si tratta del periodo in cui le industrie tengono spenti i macchinari e la richiesta energetica è più bassa.
Infine, la fascia F3 è quella che comprende i sabati, le domeniche e i giorni festivi, indipendentemente dall’ora. Anche nella fascia F3 si paga di meno.
     Risulta quindi chiaro che è più conveniente, almeno solo per questo motivo, fare il bucato di sera o nel week end. Ma questo discorso, riassunto bene in questo video illustrativo, è solo uno dei motivi per cui conviene evitare la lavatrice nelle ore di luce dei giorni feriali.
     Infatti si deve tener presente che l’energia usata nelle fasce economiche è una forma di energia più pulita: essendo l’energia nel nostro paese prodotta per la maggior parte da meccanismi che liberano anidride carbonica nell’ambiente e solo in minima parte da altri sistemi ecologici (eolico, nucleare importato dall’estero, idroelettrico, geotermico…), accade che quando le attività più costose sono ferme, è possibile sospendere anche la produzione di energia tramite i metodi che liberano anidride carbonica, potendo dare più peso alle forme pulite, inquinando di meno l’ambiente.

Risciacquo freddo
     Risciacquare con acqua fredda non peggiora la qualità igienica della pulizia del bucato, ma consente di risparmiare sull’energia spesa per riscaldare l’acqua. Per cui è conveniente risciacquare con acqua fredda.

Durezza dell’acqua e detersivi
     Sapete che la quantità di detersivo necessaria per l’igiene dei capi dipende dalla durezza dell’acqua? Ma soprattutto: sapete tutti cos’è la durezza dell’acqua? Ok, cominciamo da questo: la durezza dell’acqua è la quantità di calcio e di magnesio che essa possiede. Acque molto dure sono acque che contengono alte concentrazioni di calcio e magnesio. Occorre stare attenti alla durezza dell’acqua poiché quanto più dura è l’acqua tanto più detersivo sarà necessario aggiungere per avere la stessa pulizia. La presenza dei soluti, infatti, diminuisce il potere del detersivo di sciogliersi in acqua e, quindi, di pulire i capi. Sarebbe conveniente, quindi lavare con acque dolci (dolce qui è inteso ovviamente come contrario di dura). Inoltre, un’acqua troppo dura produce incrostazioni nelle tubature e negli impianti.
     Domanda: come faccio a misurare la durezza della mia acqua? Non esiste una sola unità di misura, ma noi usiamo il cosiddetto grado francese (simbolo: °f). Senza impelagarci in discorsi chimici, basti sapere che esiste la seguente scala di durezza dell’acqua, cui fare eventualmente riferimento per usare le corrette quantità di detersivo.
Da 0 °f a 7°f si parla di acque molto dolci;
da 7 °f a 14 °f si parla di acque dolci;
da 14 °f a 22 °f si parla di acque mediamente dure;
da 22 °f a 32 °f si parla di acqua discretamente dure;
da 32 °f a 54 °f si parla di acque dure;
oltre i 54 °f si parla di acque molto dure.
     Esiste anche l’unità di misura del grado tedesco (simbolo: °d). per fare le conversioni basta sapere che 1 °f = 0,56 °d. Infine, come sappiamo, i detersivi inquinano l’ambiente, quindi l’uso di poco detersivo porta un vantaggio anche di tipo ecologico.

Quando usare la lavatrice
     Come per la lavastoviglie, è molto stupido usare la lavatrice per pulire quattro magliettine. Gli elettrodomestici vanno usati a pieno carico: solo così si riesce a ottimizzare l’energia spesa per farli funzionare.

No all’asciugatura automatica, sì allo stendino
     Se siamo fanatici e vogliamo la bat-lavatrice anche per asciugare i panni allora siamo degli spreconi. Possiamo lasciar asciugare i panni sul caro vecchio stendino, da tenere in veranda o fuori al balcone. In questo modo risparmiamo un bel po’ di corrente elettrica. Tanto si tratta solo di far evaporare gocce di acqua e il sole ci riesce benissimo.

Manutenzione
     Esistono delle pratiche regolette per la manutenzione della lavatrice, come potete vedere in questo video. In generale sono buone le seguenti norme…
     Se prendiamo l’abitudine di asciugare l’acqua rimasta sulla guarnizione dopo un lavaggio e lasciare l’oblò aperto potremo contrastare la comparsa di muffa e di cattivi odori.
     Inoltre è molto importante la tutela della serpentina, che è una delle cause più frequenti di rottura della lavatrice: possiamo proteggerla dalla formazione del calcare usando prodotti anticalcare specifici.
     Non dimentichiamoci poi di pulire a intervalli regolari il filtro da cui passa l’acqua di scarico.


Lavastoviglie

     La lavastoviglie è per molti aspetti simile alla lavatrice; di conseguenza molte cose dette per quest’ultima valgono anche per la lavastoviglie. In particolare, anche per la lavastoviglie si consiglia l’uso a pieno carico, l’utilizzo nelle fasce F2, evitare il prelavaggio e l’asciugatura automatica…
     Cosa possiamo aggiungere? Che prima di usare la lavastoviglie possiamo tenere a mollo le stoviglie da lavare per indebolire l’adesione dello sporco su di esso: in questo modo il lavaggio sarà migliore e anzi potremo usare un programma di lavaggio più economico perché ci sarà bisogno di meno lavoro. Ancora meglio se mettiamo le stoviglie a mollo nell’acqua usata per far bollire la pasta (come ho già consigliato nel post dello scorso 14 settembre 2012): così facendo sfrutteremo il potere sgrassante dell’amido in essa contenuto.
     Se abbiamo residui di cibo particolarmente grossi e ostinati, prendiamoci il disturbo di rimuoverli con un tovagliolo di carta, prima di infilarli nella lavastoviglie. Il suo uso infatti si giustifica perché evita di perdere molto tempo a lavare manualmente le posate e i piatti; ma se dopo un lavaggio vediamo che rimangono comunque residui di cibo, perché giustamente l’elettrodomestico non fa miracoli, tanto vale lavare a mano (almeno solo le stoviglie più sporche).
     Sostituiamo i filtri ogni 5 lavaggi: i filtri raccolgono appunto i residui di cibo che la lavastoviglie ha raccolto e se si intasa sono cavoli amari!

venerdì 14 settembre 2012

Risparmio dell’acqua fai-da-te: guida all’uso intelligente delle risorse idriche in casa


     In un momento come questo, in cui la crisi non era abbastanza e ci siamo ritrovati una squadra di tecnici al governo la cui priorità ogni giorno è cercare un modo per toglierci soldi e diritti senza farcelo sapere, è sempre più urgente e sempre più importante autoeducarsi a un uso sempre più razionale delle risorse che abbiamo. Chi porta avanti una famiglia, o comunque una casa da solo, sa bene che le tasse schiacciano sempre più pesantemente la serenità economica e quindi per il momento l’unica alternativa possibile appare risparmiare.
     In sé la cosa non è neanche un male in tutto e per tutto: infatti, facendo propri alcuni semplici principi e accorgimenti, è possibile imparare a utilizzare i mezzi che abbiamo in maniera civile e intelligente, il che è utile sempre, a prescindere dalla crisi economica.
     In questo articolo voglio concentrarmi sul bene più importante di tutti: l’acqua. Proprio pochi mesi fa in Italia un referendum, non ancora completamente rispettato, ha stabilito che la gestione dell’acqua nel nostro paese dev’essere pubblica e che essa non è un bene commerciabile. Ciò che non tutti sanno è che l’acqua è anche un bene esauribile. Ci sono zone del pianeta in cui l’acqua addirittura non c’è mai, o c’è solo per pochissimi giorni all’anno, o ancora c’è sempre ma è inutilizzabile.
     Un cittadino intelligente può imparare a utilizzare questo bene in modo razionale, evitando di sprecarne una grande quantità inutilmente e sgonfiando un pochettino la bolletta, il che di questi tempi non fa mai male. Qui ho raccolto una serie di regolette casalinghe da seguire ogni giorno e che possono essere utili a tal fine. Si tratta solo di aggiustare le nostre sbagliatissime abitudini quotidiane con uno sforzo davvero piccolo: se non siamo così stupidi, egoisti e pigri da voler rinunciare almeno a provare, ci ritroveremo qualche soldino in più in tasca.
     Veniamo a noi. Il consumo dell’acqua in una casa normalmente riguarda i seguenti ambiti, su ci cui concentreremo di volta in volta:
-  l’igiene personale (bagno);
-  l’alimentazione e il lavaggio delle stoviglie (cucina);
-  la cura del giardino (balconi, terrazze o giardini veri e propri).


Lo sciacquone intelligente

     Partiamo con lo sciacquone. L’uso del WC da solo rappresenta in media ben il 30% del consumo idrico di una casa. Esso consuma una media di 10 litri d’acqua a ogni utilizzo! Ora, nessuno pretende che non si usi lo sciacquone, ci mancherebbe, ma è pur vero che 10 litri sono una quantità eccessiva per scaricare i bisogni fisiologici, a meno che, certo, uno non soffra di diarrea cronica 365 giorni all’anno.
     Per permettere allo sciacquone di espellere meno acqua si può usare un semplice espediente: prendete una bottiglia di plastica da un litro o un litro e mezzo, togliete l’etichetta (altrimenti si scolla e finisce nel tubo di scarico), bagnando precedentemente la bottiglia e lasciando che l’etichetta perda la sua capacita adesiva, poi riempite la bottiglia con acqua o altro materiale che la faccia affondare e chiudetela bene col tappo; ponete la bottiglia nella cassetta dello sciacquone e in questo modo esso scaricherà meno acqua. Se volete, potete usare anche un sasso o un mattoncino, oppure (molto meglio) dei sacchetti di plastica riempiti di acqua (che siano sufficientemente resistenti): dipende da cosa avete a disposizione o dalla capacità idrica del vostro sciacquone (non tutte le vasche di sciacquone hanno la stessa quantità d’acqua).
     Il concetto è che il corpo non galleggiante deve “ingannare” la vaschetta, ovvero occupare con il suo volume il volume dell’acqua che volete risparmiare: poniamo per esempio che la vostra vasca dello sciacquone si carichi con 10 litri di acqua e che, quindi, scarichi 10 litri ogni volta. Ebbene, se voi inserite una bottiglia di 2 litri nella vaschetta, allora saranno necessari 10 – 2 = 8 litri di acqua per ricaricare la vaschetta (perché 2 litri sono già presenti nella bottiglia e non saranno mai scaricati). Di conseguenza la vaschetta scaricherà 8 litri di acqua ogni volta, risparmiando 2 litri per ogni utilizzo.
     È chiaro che l’oggetto immerso non deve impedire al meccanismo di funzionare, per esempio dovete stare attenti che l’oggetto immerso non ostruisca il foro da cui l’acqua esce (a questo scopo può essere utile legare o fissare l’oggetto a un punto specifico della vasca, in modo che non si muova), quindi, se non ve la sentite di fare quest’operazione da soli, potete chiedere consiglio al vostro idraulico, oppure seguire i tanti video presenti sulla rete e dedicati a questo tipo di operazione, come questo o questo o quest'altro. Ma è comunque un’operazione molto facile.
     Se volete una cosa meno artigianale, potete anche regolare il galleggiante dello sciacquone su una diversa capacità di acqua in modo che esso rilasci meno litri ogni volta.
     Oppure una soluzione più costosa è far installare un sistema con doppio pulsante di scarico: in questi sistemi di ultima generazione esistono due pulsanti, di cui il primo permette alla vasca dello sciacquone di svuotarsi completamente (e può essere usato quindi per lo scarico delle feci), il secondo – generalmente più piccolo – fa svuotare solo una piccola parte della vasca (utilizzabile per lo scarico delle urine, ad esempio).
     Dobbiamo aggiungere che è bene non usare il water come cassonetto della spazzatura, buttando in esso tipi di rifiuti come cenere, carte, cicche, o piccoli oggetti come ovatta o cotton fioc, altrimenti questi andranno a finire nell’impianto di trattamento.


L’uso del rubinetto
     I rubinetti sono usatissimi in bagno: servono a lavare le mani, il volto, i denti, le parti intime, sono usati per riempire la vasca da bagno o per fare la doccia. Per ognuna di queste operazioni servono migliaia di litri di acqua. Come possiamo risparmiare su questo punto? Vediamo…

I miscelatori d’aria
     In linea generale, occorre conoscere un sistema che vale per tutti i rubinetti, indipendentemente dal loro utilizzo: il miscelatore d’aria. È chiamato anche frangigetto o riduttore del flusso dell’acqua. Si tratta di un piccolissimo oggetto molto economico che va montato (anche da voi stessi) sul rubinetto (anche quello della doccia) e che ha il vantaggio di mischiare aria all’acqua. Come mai quest’applicazione fa risparmiare?
     Normalmente quando l’acqua scorre da un rubinetto produce un getto dotato di una certa pressione (più molecole di acqua = più pressione) la quale è responsabile di lavare via i residui di sporco; con il miscelatore d’aria l’acqua passa attraverso una struttura che la “agita”, come una specie di acqua shakerata: l’agitazione dell’acqua significa che anche l’aria si mischia all’acqua (meno molecole di acqua + molecole di aria = più pressione) per cui il getto sarà ugualmente efficace, ma per esso sarà presente meno acqua, poiché assieme ad essa è presente anche l’aria vorticosa. E poiché l’aria è gratis (è una delle poche cose che il governo non ha ancora deciso di tassare) automaticamente risparmiamo fino al 50% dell’acqua da usare, anche se non percepiamo alcuna differenza nel getto.

Quanto aprire il rubinetto
     Entriamo ora nel vivo e cerchiamo di identificare le brutte abitudini relative all’uso del rubinetto che ci fanno consumare molta più acqua di quanta ne serva davvero.
     In primis, molti di noi aprono tutto il rubinetto indipendentemente da come lo stanno usando. I rubinetti hanno infatti un flusso regolabile: a seconda di quanto si gira la manopola o di quanto si alzi la manovella esso avrà il flusso di una certa portata (la portata rappresenta i litri di acqua che passano attraverso il rubinetto ogni secondo). Ora, se ci laviamo il viso o le mani o soprattutto i denti, non dobbiamo per forza usare il rubinetto a piena portata, perché non siamo all’Aquafun di Riccione né dobbiamo spegnere un incendio, per cui possiamo anche far scorrere meno acqua aprendo di meno il rubinetto. E invece in giro è pieno di gente che solo per bagnare lo spazzolino tira giù mezzo litro di acqua. Si tratta obiettivamente di uso sbagliato.

Quando il rubinetto non serve
     Ma andiamo nello specifico ora. Confessate: quanti di voi, mentre si spazzolano i denti o si insaponano le mani o il volto, lasciano il rubinetto aperto? Sono certo che siete tantissimi, o birichini che non siete altro. È un gesto estremamente diffuso ed è una delle abitudini che fa sprecare più acqua in assoluto. Mentre ci insaponiamo le mani o usiamo lo spazzolino, tutta l’acqua che lasciamo correre va via sprecata e non serve letteralmente a niente. Fate il seguente esperimento per avere un’idea di quanta acqua sprecate se fate così: prendete due catini uguali, (o due secchi o due bacinelle), mettetene uno da parte e usatene uno subito, ponendolo sotto al rubinetto del lavandino (se il lavandino è troppo piccolo potete fare questo nella vasca da bagno); aprite il rubinetto e lavatevi i denti, come fate normalmente, senza andare di fretta o essere più lenti; tutta l’acqua che usate, sia quella che serve a bagnare lo spazzolino, sia quella che usate per sciacquare la bocca deve andare in questo contenitore. Alla fine mettete da parte quest’acqua (facendo attenzione che non evapori) e ripetete l’esperimento (anche in un altro momento della giornata) con il secondo catino, questa volta però aprendo il rubinetto solo quando serve e tenendolo chiuso invece mentre vi spazzolate i denti. Dando per scontato che siamo persone pulite, non staremo meno di 2 minuti a compiere questa operazione. Alla fine confrontate il livello di acqua nei due catini: avrete un’idea di quanta acqua in meno consumate. Volendo, potete misurare il quantitativo di acqua risparmiata, moltiplicarlo per il numero di persone della vostra famiglia e poi per il numero di volte al giorno in cui compite queste operazioni: avrete la misura di quanti litri di acqua al giorno risparmiate: parliamo di decine e decine di litri. Divertitevi a fare il calcolo anche su intervalli di un mese o di un anno: arriverete ad alcune migliaia di litri all’anno. Tenere aperto il rubinetto solo quando serve vi permetterà di risparmiare moltissimo.
     Diamo allora una guida precisa.
     Per lavarsi le mani o il volto, le parti intime o per farsi lo shampoo: aprire il rubinetto all’inizio solo per bagnare la parte da lavare, chiudere il rubinetto, insaponare e riaprire il rubinetto solo alla fine per sciacquare.
     Per lavarsi i denti: bagnare lo spazzolino, usarlo col dentifricio e spazzolare per non meno di due minuti tenendo chiuso il rubinetto, riempire un bicchiere dal rubinetto e usare l’acqua del bicchiere per sciacquarsi la bocca.
     Per farsi la barba: non serve sciacquare la lametta sotto l’acqua corrente, non state sterilizzando un bisturi di un chirurgo, bensì è sufficiente riempire il lavandino fino a metà e usare quell’acqua per sciacquare la lametta; se la immergete spesso sarà più facile pulirla e la qualità della vostra rasatura non cambierà minimamente.

L’acqua calda ritardataria
     Avete presente quando volete l’acqua calda, aprite il rubinetto, ma l’acqua calda ci mette un po’ prima di venir fuori? Bene, quell’acqua che sgorga nell’attesa andrebbe persa, per cui, specialmente se siamo in inverno, possiamo raccogliere quella prima acqua in una bacinella (magari da riempire dopo due o tre usi di rubinetto) e usarla al posto di una tirata di sciacquone, oppure per innaffiare le piante, o per lavare i pavimenti…


Doccia o bagno?

     Più volte al giorno, specialmente se abbiamo una vita frenetica, e specialmente in estate, ci laviamo. Per grazia di Dio, lo facciamo più o meno tutti. Ma non tutti abbiamo le stesse strutture nei bagni. C’è chi ha la doccia e chi invece la vasca da bagno. Ebbene, sappiate che la doccia consuma molta meno acqua della vasca da bagno. Solo per mettersi a mollo, infatti occorre riempire la vasca di molti litri, poiché le vasche hanno grande capacità: basti pensare che per un bagno in vasca si consumano mediamente 120 litri di acqua a persona, mentre per una doccia veloce solo 40 litri. Questo significa che con la doccia si risparmia il 66% dell’acqua! A conti fatti, se una persona si fa due docce al giorno e con ogni doccia risparmia circa 80 litri di acqua (120 – 40), allora risparmierà 80 × 2 = 160 litri di acqua al giorno. Se si tratta di una famiglia di, diciamo, 4 persone, il risparmio sale a 160 × 4 = 640 litri di acqua al giorno, che in un anno sono 640 × 365 = 233600 litri! Buttiamoli via!
     Domanda: e chi non ha la doccia come fa? È possibile spendere una sola volta il costo di un rubinetto per doccia e montare delle tende impermeabili (o teli) attorno alla vasca in modo che l’acqua non venga versata sul pavimento. In questo modo trasformeremo la nostra vasca in un’invincibile vasca-doccia! Per amore della pace e per una maggiore tutela del senso estetico, lasciamo scegliere alle mogli o alle compagne la fantasia delle tendine. Eviteremo così anche inutili bagni di sangue!


L’acqua riciclata

     Chi ha detto che si può riciclare solo la carta? Anche l’acqua può essere riutilizzata, ovviamente non per fini alimentari. Ecco come destinare alcuni tipi di acque ad altri scopi:
     L’acqua usata per lavare la frutta e la verdura non va buttata via, ma è utilissima per innaffiare le piante del giardino o del balcone. Se laviamo questi alimenti in una bacinella mettendoli a mollo, per esempio, possiamo usare la bacinella per innaffiare le piantine.
     L’acqua usata per far bollire la pasta è ottima per lavare i piatti: la pasta è infatti composta da amido (un carboidrato), che è uno sgrassante molto indicato! In questo modo risparmiamo anche detersivo, perché ne occorre molto meno.
     L’acqua piovana, che è completamente gratuita, può trovare impiego in molti modi: in generale la si può raccogliere con delle grondaie che convergono in appositi contenitori o installando dei serbatoi sul tetto; possiamo usare l’acqua del cielo per il giardino o per lavare la macchina. Gli antichi romani conoscevano già questa forma di risparmio, loro che sono stati gli inventori del miglior sistema di fogne e acquedotti dell’età antica: essi avevano all’ingresso delle loro case una vaschetta nel pavimento chiamata impluvium, in cui raccoglievano l’acqua piovana che destinavano a diversi usi. Quando si dice la civiltà!


L’acqua potabile

     È sconsigliatissimo, nonché uno spreco ingiustificabile, usare acqua potabile per lavare la macchina, innaffiare i giardini o i campi sportivi! Meglio l’acqua piovana o l’acqua presa dai climatizzatori. L’acqua potabile ha fini alimentari, non possiamo usarla per lucidarci la Panda!
    

Uso dell’acqua negli elettrodomestici

     So che per molti sarà scontato, ma per lavare le stoviglie a mano è meglio usare una bacinella invece che lavarli sotto l’acqua corrente. Come detto sopra, si può usare l’acqua usata per la bollitura della pasta.
     Se si usa una lavastoviglie, occorre usarla a pieno carico: non si mettono in lavastoviglie due piattini e un paio di bicchieri, poiché la lavastoviglie userà lo stesso quantitativo di acqua a prescindere dal carico. Dicasi lo stesso per la lavatrice.
     Molto importante per il consumo dell’acqua di elettrodomestici è la temperatura di lavaggio: lavare a 30° consuma circa la metà dell’acqua di un lavaggio a 90°. Quando si acquista un elettrodomestico che funziona con acqua, basta confrontare il consumo idrico indicato dal costruttore con altri consumi di altri elettrodomestici. In questo modo avremo un risparmio di acqua ogni giorno per anni e anni.
     Per quanto riguarda il lavaggio degli abiti, ricordiamoci che ci sono abiti che possono essere indossati più di una volta. È ovvio che ci cambiamo regolarmente la biancheria, ma dei pantaloni o un maglione possono essere indossati per più di un giorno invece di ficcarli subito in lavatrice. Non siamo tenuti a fare sfoggio del nostro guardaroba ogni giorno, come se stessimo facendo una sfilata.


Attenti alla manutenzione

     Siamo abituati all’idea che dobbiamo chiedere l’intervento di uno specialista solo quando il problema è divenuto talmente vistoso da essere quasi irrecuperabile. Molte volte invece i problemi sono più subdoli perché i loro effetti sono poco visibili. Lo stesso principio vale per il nostro sistema idrico domestico. Impariamo quindi da noi a controllare l’efficienza del nostro impianto attraverso questi facili suggerimenti.
     Controllare le perdite dello sciacquone: anche lo sciacquone può perdere acqua, ma poiché essa è incolore è difficile scorgerne eventuali piccole tracce nel water, dunque molto semplicemente si può versare nella vaschetta dello sciacquone del liquido colorante e osservare se ci sono perdite nel WC: se ci sono allora significa che sulla bolletta vi verrà contata anche quell’acqua persa che non serve a scaricare un bel niente. E badate che parliamo di parecchie litrate!
     Controllare le perdite dei rubinetti: spesso le perdite di goccioline sono per le persone solo fastidiose da sentire durante la notte. Che può mai rappresentare “qualche” gocciolina che cade in termini di spreco? In verità, se pensate di lasciare non curato un rubinetto che perde, dovete tener presente che per un rubinetto che perda una goccia al secondo, si ha una perdita di 13 litri di acqua al giorno, che equivalgono a 400 litri al mese, ovvero 4800 litri in un anno!
     Controllare le perdite del circuito interno: è possibile verificare se esistono perdite interne del circuito idrico (le tubature) chiudendo bene tutti i rubinetti della casa e guardando il contatore dell’acqua; se esso continua a girare anche a rubinetti chiusi, significa che esiste una perdita che va immediatamente segnalata all’idraulico.


Prima di partire…

     Capita di stare fuori casa per lunghi periodi, per esempio per un viaggio di lavoro o una vacanza all’estero. In quel caso bisogna sempre ricordarsi di chiudere il rubinetto centrale dell’acqua. In questo modo si blocca il flusso di tutte le tubature della casa e, nel caso in cui ci fossero perdere, non scorrerebbe neanche una goccia.


     Come vedete questi accorgimenti non richiedono grandi sforzi: non costano fatica fisica, non occorre ricordare alcunché e se si tratta di spendere dei soldi, sono rimedi molto economici che comunque verranno subito ripagati dal risparmio sulla bolletta. L’ostacolo più grosso è cambiare abitudine. Le abitudini sbagliate possono essere davvero difficili da correggere, specialmente quando non si hanno motivazioni. Ma ritengo che per una persona adulta e matura questo non debba essere un problema, tanto più che di motivazioni ne avremmo eccome: risparmio economico, risparmio di risorse, meno inquinamento.
     Del resto non esistono scorciatoie se si vuole fare bene qualcosa. Come dicevano i latini, consuetudo consuetudine vincitur, «La [cattiva] abitudine si vince con la [buona] abitudine».

giovedì 16 agosto 2012

Parlamento, La Malfa e Pisanu da record: sono gli highlander della politica italiana


     Voglio incollare il testo di un articolo di oggi de Il fatto quotidiano in cui si mette in evidenza una cosa: l’Italia è un paese spaventosamente gerontocratico.

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     Quasi ottanta anni di Parlamento in due, più dei 66 anni di vita del Parlamento italiano, dalla sua prima seduta il 28 giugno 1946. Il record è di Giuseppe Pisanu, per il Senato, e Giorgio La Malfa, per la Camera, che ad oggi hanno registrato 38 anni di attività nelle rispettive Camere d’appartenenza. A stilare la classifica della longevità politica è stato il senatore Idv Stefano Pedica che contemporaneamente ha lanciato la campagna “Cosa hanno fatto in questi anni?”, per dire no a chi è in Parlamento “da una vita”. Pezzo forte della campagna è un elenco di onorevoli da più d’un decennio: «Ci sono persone», fa notare Pedica, «che siedono in Parlamento da decenni. Un lungo elenco di persone che vantano da un minimo di 16 anni a un massimo di quasi 40 anni di presenze alla Camera e al Senato».
     I due recordmen. Pisanu, 75 anni, 38 anni e 128 giorni in Parlamento, si trovava già sotto i riflettori tra il 1975 il 1980 quando si trovava nella segreteria politica nazionale della Democrazia Cristiana guidata da Benigno Zaccagnini: cercarono di porre le basi del compromesso storico con il Partito Comunista di Enrico Berlinguer e soprattutto dovettero gestire i 55 giorni del rapimento di Aldo Moro. Si allontanò dalla politica perché travolto dalla vicenda P2 (c’è chi lo avvicinò al nome di Flavio Carboni), ma tornò grazie a Silvio Berlusconi che al suo equilibrio dovette ricorrere dopo che Claudio Scajola firmò una delle sue tante lettere di dimissioni da ministro (in quel caso dovette lasciare il Viminale perché definì il giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Br, «un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza».
     La Malfa, 73 anni, ex capo del Partito Repubblicano Italiano, partecipò – con il partito guidato dal leader Giovanni Spadolini – a molti governi del Pentapartito negli anni Ottanta. Figlio d’arte diUgo, pure lui capo del Pri tra i Sessanta e i Settanta (a lui Pertini affidò un mandato esplorativo nel 1979 che avrebbe visto il primo capo del governo non Dc, ma il tentativo fallì) Giorgio La Malfa è stato nominato ministro già nel 1980. Poi è tornato al governo pure lui con Berlusconi, assaggiando la Seconda Repubblica dopo essersi abbeverato alla Prima. 
     Il resto della top ten della Camera. Alla Camera, saldamente al secondo posto è l’onorevole Mario Tassone dell’Udc, poco noto alle ribalte televisive ma con 34 anni e 14 giorni di carriera parlamentare. Plurisottosegretario Dc, ha partecipato a governi di Bettino Craxi, Amintore Fanfani e al Berlusconi II (dal 2001 al 2006) dov’è stato promosso – in quota Udc – viceministro di Pietro Lunardi. Sembrava poter finalmente emergere dalle retroguardie quando Marco Follini dà le dimissioni da segretario, ma gli viene soffiato il posto da Lorenzo Cesa.
     Dopo Tassone si qualifica in alta classifica con 33 anni e 34 giorni Francesco Colucci: nato socialista e diventato ultraottantenne con il Pdl. Detiene un record in stile Bolt: è l’unico deputato ad essere stato eletto questore della Camera in due legislature consecutive (2006-2008 e quella corrente iniziata nel 2008). Non c’era mai riuscito nessuno nel Parlamento repubblicano (l’unico precedente risale alla Camera del Regno). 
     I due presidenti. Ecco invece due protagonisti della politica italiana e peraltro entrambi alla guida dell’assemblea di Montecitorio. Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini sono entrati alla Camera per la prima volta insieme, 29 anni fa. I curricula sono arcinoti. Fini, eletto per la prima volta nel 1983, era delfino di Giorgio Almirante che lo aveva designato personalmente durante una festa a Mirabello. Poi una nuova investitura nella corsa a sindaco di Roma (1993, questa volta era Berlusconi che ancora era solo imprenditore), gli anni al fianco del Cavaliere sia all’opposizione sia in maggioranza (da ministro e da vicepremier), poi la fusione di An con Forza Italia e infine lo strappo. Casini ha una carriera analoga nella sua parte centrale (la scelta di campo a favore di B., opposizione, governo, comizi e sbandieramenti in piazza con Silvio e lo strappo finale) ma tutto era iniziato da consigliere comunale a Bologna e poi da discepolo di Bisaglia prima e Forlani poi.
     D’Alema secondo alla Turco. Prima del Partito Democratico, forse a sorpresa, è l’ex ministro Livia Turco (25 anni e 42 giorni), eletta la prima volta nel 1987, carriera tutta all’interno del Pci, poi diventato Pds (lei era favorevole alla Svolta), poi Ds, poi Pd. La Turco precede perfino Massimo D’Alema (23 anni e 125 giorni) che pur avendo cominciato a fare politica da giovanissimo è riuscito a farsi eleggere “solo” nel 1987. Poi, va detto, non si è potuto certo lamentare perché ha ricoperto quasi tutto quello che poteva ricoprire (ed è stato anche in predicato di salire al Colle: pare fosse uno dei candidati “preferiti” di Berlusconi).
     Walter Veltroni e Rosy Bindi si trovano, invece, nel folto gruppo di “diciottenni” che contiene anche nomi eccellenti come quello di Silvio Berlusconi. Primo della Lega è Umberto Bossi con 21 anni e 124 giorni seguito da Roberto Maroni (20 anni e 111 giorni).
     I senatori tra i senatori. A Palazzo Madama dietro a Pisanu c’è Altero Matteoli (ministro, ministro e ancora ministro del centrodestra berlusconiano), entrato alla Camera nel 1983 insieme a Fini e al suo Msi, come il collega di partito (allora ed oggi) Filippo Berselli. La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro è all’ottavo posto con 25 anni e 42 giorni, più di Emma Bonino(21 anni e 90 giorni), ma soprattutto più di Franco Marini (20 anni e 111 giorni) che aveva avuto altro da fare (il sindacalista). Maurizio Gasparri e i leghisti Roberto Calderoli e Roberto Castelli sono parlamentari da 20 anni.
     Schifani, Dell’Utri, Dini, Bersani: “giovanissimi”. L’attuale presidente del Senato, Renato Schifani, è a quota 16 anni e 96 giorni: ultimo in classifica in compagnia di Marcello dell’Utri,Lamberto Dini e Marcello Pera. Fuori dalla classifica di Pedica c’è il segretario Pd Pier Luigi Bersani, giunto alla Camera nel 2001 nella legislatura numero 14 e impegnato per due anni a Bruxelles dal 2004 al 2006. E il leader Idv Antonio Di Pietro che divenne senatore per la prima volta nel 1997 (candidato a elezioni suppletive nel seggio del Mugello) ma non fu eletto nella legislatura 2001-2006.
     Pedica spiega che si tratta di “politici che hanno vissuto la prima e la seconda Repubblica e che in tutto questo tempo hanno visto crescere il debito pubblico del nostro Paese fino a 2 mila miliardi”. Pedica ha annunciato una raccolta di firme “per mettere fine ad un sistema che in questi anni ha creato tanti ‘stipendiati’ d’oro senza alcun beneficio per i cittadini”.
     L’inarrivabile Divo. Della classifica non fa parte il senatore a vita Giulio Andreotti, nonostante spetti proprio a lui il record assoluto di anni passati tra palazzo Montecitorio e Palazzo Madama: fece parte dell’Assemblea Costituente, è stato eletto nella prima legislatura e, da allora, non ha mai “saltato un turno”. Ora è senatore a vita: lo nominò il presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1991. Cossiga non c’è più, Andreotti (classe 1919) sì. D’altra parte il potere logora chi non ce l’ha.

Da sinistra: Giorgio La Malfa, Giuseppe Pisanu, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini, Mario Tassone e Giulio Andreotti.


… e non è mica tanto recente questa consapevolezza: già nel 1976 i vari registi del film Signore e signori, buonanotte rappresentavano così la troppo alta età media dei governanti dello Stivale.


mercoledì 15 agosto 2012

“Noi stiamo con i Magistrati”: raccolta firme a sostegno dei giudici antimafia accerchiati dallo Stato


     Questo post vuole essere un memorandum, un passaparola relativo alla raccolta firme on line che si sta organizzando in questi giorni grazie a Il fatto quotidiano per sostenere i magistrati di Palermo che stanno indagando sui rapporti tra la mafia e lo Stato italiano e che, proprio dallo Stato, sono bloccati e ostacolati nel loro lavoro.
     In questa pagina potete lasciare la vostra firma, accompagnandola al vostro indirizzo di posta elettronico (che non verrà ovviamente pubblicato) affinché tutti prendano coscienza di questo problema e affinché questi giudici non vengano lasciati soli e abbandonati in questo nobilissimo compito che è la lotta alla malavita organizzata. Per chi non conoscesse questa questione e vuole saperne di più, lascio di seguito esposte alcune delucidazioni e anche alcuni documenti video, così da farsi un’idea di ciò che sta accadendo all’insaputa dei cittadini.



     Il silenziatore democratico. Così l’ha definito don Andrea Gallo, dall’alto dei suoi 84 anni, lui che la democrazia in Italia, l’ha vista nascere… e che ora la sta vedendo morire. Si tratta dell’operazione di accerchiamento e di boicottaggio ai danni di alcuni magistrati siciliani da parte del Quirinale, sede del Presidente della Repubblica, del Consiglio Superiore della Magistratura, cioè proprio quell’organo che dovrebbe tutelare la Magistratura ordinaria garantendo la sua autonomia dagli altri poteri, dell’Avvocatura dello Stato, che difenderebbe e tutelerebbe i membri della pubblica amministrazione, della Procura generale della Corte di Cassazione e, soprattutto, da parte dello stesso Governo e tutti i politici tutt’ora sulla scena, coinvolti, fin da qualche anno, in indagini e giri che vedono come perno centrale i rapporti tra la mafia e lo Stato italiano.
     Chiunque abbia un minimo di conoscenza di ciò che è successo in Italia negli ultimi vent’anni, infatti, sa bene che grazie alle indagini di eminenti magistrati, tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è stata messa in luce una sconcertante verità fino ad allora considerata un vero e proprio tabù, un vaso di Pandora al negativo mai aperto prima: il rapporto, tutt’ora esistente, tra molti politici, tutt’ora esistenti, e gli esponenti di Cosa Nostra. Nei primi anni ’90 del secolo scorso questa verità è stata manifestata. E il peggio è che fu lo Stato ad allearsi con la mafia, non il contrario. Le indagini portarono al famoso Maxiprocesso, istituito dai due giudici siciliani, che videro la condanna di una grandissima parte degli esponenti più in vista della malavita mafiosa; purtroppo giustizia non poté essere fatta anche ai danni di quei politici che si macchiarono delle stesse colpe, collaborando e congiurando ai danni della democrazia con gli esponenti di Cosa Nostra. I tempi non erano maturi, direbbe qualcuno, i politici all’epoca erano ancora troppo intoccabili. Eppure, come spesso accade nella storia, c’è sempre qualcuno che dà quella spinta in più acché un’innovazione, una miglioria venga proposta alla gente e abitui la sensibilità delle persone ad accettare una cosa mai supposta prima. Con Falcone e Borsellino la gente è stata appunto educata a questa verità: che lo Stato può allearsi con la malavita organizzata, anche se si tratta dello Stato, anche se la legge dice che non si può, anche se non ce lo si sarebbe mai sospettato. Ma «lo Stato non processa se stesso», come diceva Leonardo Sciascia, e infatti da anni i politici autori di questa, che ormai è stata definita trattativa Stato-mafia, sono ancora lì, ancora a farsi le leggi per proteggersi da soli, per cancellare dalla dicitura di “reato” quei reati che loro stessi hanno commesso o sanno di commettere; una trattativa che, come ricorda bene Marco Travaglio, non è “presunta”, ma “certa”: lo Stato si è davvero alleato con la mafia.
Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte
d'Appello di Caltanissetta.
     Ora, il problema è che in oltre vent’anni di indagini la procura di Palermo si è avvicinata sempre di più alla verità, si è sempre più vicini a procurarsi le prove che manderebbero in galera proprio questi politici che hanno voluto scendere a patti con Cosa Nostra e, in occasione della commemorazione del ventesimo anniversario della morte di Borsellino, il 19 luglio 2012, un magistrato, Roberto Scarpinato, figura di spicco in questo panorama di indagini, sale sul palco e legge una lettera, una lettera “ideale” all’amico Paolo: nella lettera, vero e proprio capolavoro di divulgazione e didattica della democrazia, Scarpinato, oltre a mettere in evidenza il vero valore della lezione lasciata da Borsellino e da Falcone, definiti come «veri costruttori di senso» delle parole “democrazia”, “giustizia”, “legalità”, non ha dimenticato di ammettere in pubblico e proprio davanti ai politici, presenti in prima fila, una sacrosanta verità: che cioè ancora oggi lo Stato italiano è sposo della mafia e che i politici continuano ad accordarsi con i mafiosi per trarre benefici personali a danno dei cittadini che hanno il dovere di governare.

     La cosa non è piaciuta agli antagonisti di questa storia… Dalle alte sfere gli “interessati” hanno preso provvedimenti, poiché Scarpinato ha parlato in maniera troppo trasparente e le accuse erano troppo esplicite! Avrebbero sollevato un polverone presso la gente e le ribellioni dal basso preoccupano sempre chi ha qualcosa da nascondere. Ecco allora che contro Scarpinato vengono presi provvedimenti disciplinari e i giudici che si occupano di queste indagini vengono accerchiati e il loro lavoro ostacolato spudoratamente, nel quasi totale silenzio dell’informazione mediatica: non un solo telegiornale che abbia parlato delle trattative tra Stato e mafia, non un solo anchorman che si sia degnato di avvisare i cittadini di ciò che è nascosto dietro le tende di questo vergognoso ripostiglio che è il dimenticatoio della nostra memoria storica, un fenomeno purtroppo tutto italiano.
     Solo Il fatto quotidiano si fa carico di questo compito: questo giornale è infatti il solo a parlare della trattativa Stato-mafia e dei pubblici ministeri che sono rimasti soli a dover lottare adesso anche contro lo Stato stesso. E così, mentre le veline di Mediaset continuano a sculettare davanti a tutti, mentre la gente continua a farsi distrarre e imbambolare da panem et Circenses di casa Berlusconi, questi pochi magistrati restano soli, quasi isolati, con uno Stato che vuole impedirgli di procurarsi queste benedette prove. Proprio quegli organi che dovrebbero elogiare e incentivare il lavoro della Magistratura, stanno invece tappando la bocca ai magistrati.

     Ma il punto, come sostiene lo stesso Scarpinato, facendo eco alle parole di Borsellino, è proprio questo: che la Magistratura non è e non dev’essere la sola a condurre la lotta alla mafia, poiché, fino a quando la gente accetterà questo fenomeno senza desiderare di espellerlo, come un cancro, allora per i giudici sarà difficili fare indagini, sarà difficile scoprire la verità, sarà difficile interrogare i mafiosi e scoprire i loro nascondigli: ci vorranno anni, ammesso che la cosa riesca. È necessario che la gente sappia cosa succede nel suo paese, è necessario che i cittadini aiutino e sostengano la lotta alla mafia, poiché è una cosa che riguarda tutti noi, soprattutto ora che sappiamo che la mafia estende i suoi tentacoli perfino in politica, e la politica si occupa, appunto, della vita dei cittadini stessi.

     Da qui prende senso la raccolta firme indetta da Il fatto quotidiano per dimostrare pubblicamente l’adesione dei singoli cittadini ai magistrati che stanno compiendo queste indagini. Mi unisco al grido di Noi stiamo con i magistrati lanciato da questa lodevole testata giornalistica e invito tutti a lasciare un segno della propria approvazione firmando on line usando il link lasciato di seguito. Se appartenete a quel genere di cittadino che ritiene che “tanto ci deve pensare lo Stato”, allora sappiate che questo non accadrà: i politici tutt’ora al potere o presenti sulla scena politica italiana non prenderanno provvedimenti per eliminare questa piaga dal nostro paese, poiché essi stessi sono in tutto e per tutto complici dei mafiosi. Occorre che noi cittadini facciamo qualcosa per collaborare con la Magistratura e questa raccolta firme è, appunto, un primo passo. In democrazia il popolo partecipa alla vita del paese perché sa che si tratta della sua stessa vita: firmare costituisce appunto il nostro adempimento al dovere di cittadino, oltre a essere la manifestazione della nostra maturità civica.

---> FIRMA QUI <---



    Oltre al link della lettura della lettera scritta dal giudice Scarpinato (vedi sopra), mi piace lasciare anche un video in cui l’ottimo Marco Travaglio riassume in poche e chiare parole tutta la ricostruzione di questa vicenda, con un focus particolare sul ruolo che il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (sì, c’è di mezzo anche lui!) ha in alcune intercettazioni non proprio felici.




martedì 14 agosto 2012

L’appello di Alessandra, invalida totale: «Lo Stato mi ha abbandonata»


     Alessandra è affetta da amiotrofia spinale, una malattia che danneggia una parte del sistema nervoso (il midollo spinale anteriore) che è responsabile del controllo volontario di una grandissima parte di muscoli del corpo. Alessandra è costretta a vivere in un corpo di cui non può controllare e decidere i movimenti, poiché i suoi muscoli non si attivano, è invalida al 100% e la sua esistenza è fortemente compromessa. Il suo disturbo non le permette di svolgere un lavoro, di allacciarsi le scarpe e di compiere i più banali movimenti della vita quotidiana, nemmeno di respirare in modo normale. Il marito di Alessandra è cassintegrato e percepisce solo 540 euro mensili: troppo pochi per il mutuo (500 euro solo quello) e le altre spese, tra cui quelle mediche per Alessandra, che è destinata a morire poiché la sua malattia è progressiva.
     Già, a morire… Dev’essere questo che hanno pensato gli addetti a questi “tagli” che lasciano sotto un ponte persone malate, che sono una categoria debole e che dovrebbero avere la precedenza nell’essere tutelati. “Tanto deve morire”. E se non l’hanno detto, è come se lo avessero fatto, perché il risultato è comunque sempre quello: che Alessandra e suo marito vivono completamente dimenticati dallo Stato italiano, che non tiene minimamente conto della loro condizione, tutto impegnato nella sua politica di tagli a spese dei cittadini per continuare a garantire i super-stipendi ai parlamentari, nella totale e spudorata indifferenza della gente che non riesce nemmeno a fare un pasto decente durante la giornata. Che mangino brioches!, pare sentir dire!

     Alessandra lancia un appello al blog di Luca Faccio, che scrive per Il fatto quotidiano, dove chiede ai politici di intervenire per lei e per coloro che condividono la sua stessa inconcepibile condizione.

     Quello che ci dovrebbe venire spontaneo fare è aiutare queste persone. Si dà il caso che lo si possa fare, effettuando un versamento a piacere sul loro conto corrente, in modo da non permettere a questo stato di mafiosi (e lo intendo letteralmente) di schiacciare la dignità dei cittadini per i quali dovrebbe lavorare.
Chiunque fosse intenzionato a un atto non dico di solidarietà, ma di giustizia, ecco le coordinate bancarie con cui effettuare il versamento:

IBAN: IT34 A061 3039 4101 0000 0000 404

Alessandra Incoronato e Giovanni Edoardo Rame
CASSA DI RISPARMIO DI CIVITAVECCHIA


     E questo è l’appello di Alessandra.